Il terremoto in Centro Italia ha generato uno scalino di 15 chilometri

0
470
Questo post è stato pubblicato da this site
Vista del versante occidentale del monte Vettore dove si notano due scarpate di faglia cosismiche prodotte dall’evento del 30 ottobre, una più in quota lungo il piano di faglia principale e una più in basso lungo una faglia minore (foto: Ingv)Sfoglia gallery6 immagini

Terremoto Vista del versante occidentale del monte Vettore dove si notano due scarpate di faglia cosismiche prodotte dall’evento del 30 ottobre, una più in quota lungo il piano di faglia principale e una più in basso lungo una faglia minore (foto: Ingv)

Terremoto
Terremoto Vista del versante occidentale del monte Vettore dove si notano due scarpate di faglia cosismiche prodotte dall’evento del 30 ottobre, una più in quota lungo il piano di faglia principale e una più in basso lungo una faglia minore (foto: Ingv)
Terremoto
Terremoto Lo scalino visto da una quota più alta (foto: Ingv)
Terremoto
Terremoto Scarpata di faglia del terremoto dell’Irpinia del 1980 sul monte Carpineta, qui il rigetto verticale ha raggiunto anche 120 cm (foto: Ingv)
Terremoto
Terremoto Scarpata di faglia del terremoto dell’Irpinia del 1980 attraverso la Piana di San Gregorio Magno, alla terminazione sud della rottura dove il rigetto verticale era di 20-40 cm (foto: Ingv)
Terremoto
Terremoto Frattura superficiale con evidenza di spostamento verticale osservata lungo una faglia attiva (foto: Ingv)
Terremoto
Terremoto Schema semplificato del movimento sul piano di faglia in occasione di un terremoto con meccanismo estensionale (in risposta ad una estensione della crosta – vedi frecce arancioni). La deformazione che ha luogo sul piano di faglia alle profondità ipocentrali si propaga fino alla superficie e forma una scarpata di faglia che separa, nel caso di una faglia normale, un settore sollevato [+] da uno ribassato [-] (foto: Ingv)

Il terremoto nel centro Italia del 30 ottobre ha generato uno scalino – o, più tecnicamente, scarpata di faglia – che si snoda come un diabolico serpentone sui pendii del monte Vettore. È quanto rivela l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), che descrive così il fenomeno: “Il terremoto del 30 ottobre in Italia Centrale ha prodotto almeno 15 chilometri di scarpata di faglia tra gli abitati di Arquata del Tronto e Ussita, in corrispondenza della intersezione del piano di faglia responsabile del terremoto e la superficie topografica. Questo spostamento cosismico (causato cioè dal terremoto) è comune per terremoti con magnitudo prossima o superiore a 6 e rappresenta la prosecuzione verso la superficie della rottura e dello scorrimento avvenuto sulla faglia in profondità. Dopo il terremoto del 24 agosto erano già stati osservati degli scalini sul fianco del monte Vettore – continua l’Ingv – ma erano ben più limitaticosì come quelli che si estendono fino a Cupi e causati dal terremoto del 26 ottobre”.

Ma come e perché si sarebbe formato il lunghissimo scalino? Si tratterebbe, per l’appunto, di un fenomeno tutto sommato atteso, vista la violenza del sisma. Il terremoto è il risultato del rapido scorrimento delle masse rocciose che compongono la crosta terrestre lungo zone di rottura dette faglie. I grandi terremoti, con magnitudo generalmente maggiore di 6, producono effetti non solo sulle costruzioni e i palazzi. Generano infatti anche deformazioni permanenti sulla superficie terrestre. E tali deformazioni sono appunto la diretta conseguenza dello spostamento di porzioni di crosta terrestre lungo il cosiddetto piano di faglia, ma possono anche essere causate indirettamente dal passaggio dell’onda sismica.

Lo scalino del monte Vettore è molto evidente perché, storicamente, non è mai stata osservata una scarpata di faglia così estesa dopo un terremoto di magnitudo 6,6”, ci spiega Fabrizio Marra, ricercatore dell’Ingv. “A meno che non ci siano paesi edificati su fratture che ancora non conosciamo e che un domani si potrebbero aprirenon possiamo sapere se queste scarpate di faglia possano formarsi in futuro nei centri abitati. Però è certo che tutta la zona dell’Appennino classificata con massimo rischio sismico è una zona in cui possono sempre avvenire terremoti e in cui sono presenti faglie note e faglie purtroppo meno note. Comunque, per chi si preoccupasse della pericolosità delle scarpate di faglia, sicuramente queste non sono più pericolose del terremoto stesso”. Gli scalini, inoltre, non vanno confusi con le voragini, avverte Marra: queste ultime si verificano quando sono già presenti nel terreno cavità che cedono in occasioni fortuite, non legate ai terremoti.

The post Il terremoto in Centro Italia ha generato uno scalino di 15 chilometri appeared first on Wired.