Musement, la startup culturale italiana finanaziata con 10 milioni di dollari

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Fabio Zecchini, Alessandro Petazzi, Claudio Bellinzona e Paolo Giulini. Gli ideatori del programma Musement.Sfoglia gallery4 immagini

Fonte: Musement Fabio Zecchini, Alessandro Petazzi, Claudio Bellinzona e Paolo Giulini. Gli ideatori del programma Musement.

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Fonte: Musement Fabio Zecchini, Alessandro Petazzi, Claudio Bellinzona e Paolo Giulini. Gli ideatori del programma Musement.Foto: Musement.
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Girare tra le strade di una città sconosciuta e sapere, con un click su un’app, tutto ciò che si desidera scoprire oppure scovare, nel luogo natio, i biglietti per uno spettacolo teatrale o un concerto musicale senza fare la fila. Musement, la startup con sede a Milano, nasce con l’intento di facilitare la vita ai più curiosi e ai meno pazienti. A marzo 2015 l’azienda ottiene un finanziamento da cinque milioni di euro. Oggi la startup annuncia la raccolta di 10 milioni di dollari nel suo secondo round di investimento (c.d. series B funding).

Il finanziamento servirà per sostenere la crescita operativa della società, compresa l’apertura di nuovi uffici dove il suo team internazionale, composto da persone provenienti da 13 diversi paesi tra Europa, America e Asia, è cresciuto da 10 a 70 persone negli ultimi due anni, nonché della sede spagnola recentemente aperta a Barcellona.

Alessandro Petazzi, co-fondatore e Ceo di Musement, ci racconta la nascita e lo sviluppo dell’azienda.

Come nasce l’idea di creare Musement?
Il progetto nasce nel 2013 per rispondere a un’esigenza personale: una situazione abbastanza comune nel mondo delle startup. Io e gli altri co-founder di Musement – Fabio Zecchini, Claudio Bellinzona e Paolo Giulini – siamo viaggiatori, appassionati di mostre d’arte e ci siamo sempre resi conto di quanto fosse difficile prenotare e comprare biglietti, soprattutto viaggiando fuori dall’Italia, tra infinite ricerche sul web e fonti di informazioni o canali di vendita non sempre affidabili.

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Inizialmente ci siamo lanciati sul progetto nel tempo libero, creando una versione beta, con un investimento di partenza di 40 mila euro. A quel punto avevamo bisogno di “numeri” per presentarci agli investitori e, per aumentare il nostro network di affiliati e utenti, abbiamo preso i primi accordi con musei e mostre d’arte: questo ci ha permesso di raggiungere la credibilità necessaria ad ottenere un primo finanziamento da 600mila euro.

Quali sono le richieste più frequenti?
Dipende molto dal tipo di utente. Se un turista visita una città per la prima volta, cerca le attrazioni turistiche classiche. Dalla seconda volta in poi, vuole conoscere le curiosità, gli eventi temporanei, per esempio manifestazioni sportive o mostre d’arte. C’è anche un mondo legato all’enogastronomia: cantine e produttori artigianali hanno un seguito sempre più diffuso.

Quanti utenti usufruiscono del servizio?
Attualmente sono mezzo milione. Contiamo di arrivare entro il prossimo anno alla cifra tonda, un milione.

Il finanziamento è arrivato. In che modo investirete i dieci milioni di euro?
Siamo contenti ma l’obiettivo è costruire un’azienda solida entro il 2019. Il finanziamento non è un fine ma un mezzo. Dobbiamo raccogliere capitali sul mercato, sicuramente, ma il vero successo lo fa la crescita industriale. Dobbiamo migliorare sul versante tecnologico, ampliare le città disponibili e le attrazioni presenti in quest’ultime. In generale c’è poca tecnologia sul versante degli accessi ai luoghi turistici: la comodità di un’app che avverte istantaneamente è importante. A parte la nostra sede centrale a Milano, abbiamo aperto un ufficio a Barcellona. Essere fisicamente lì è un valore aggiunto. Vogliamo inoltre investire in marketing: l’obiettivo è diventare un brand di riferimento.

Qual è il vostro attuale fatturato? Quanto è cresciuto dall’inizio del vostro progetto?
Abbiamo iniziato nel 2013 e il primo fatturato è arrivato nel 2014. Nel 2015 è aumentato di cinque volte rispetto all’anno precedente. Quest’anno è tre volte superiore rispetto al 2015: un giro d’affari a due zeri.

Passiamo al tema assunzioni. Contate di ampliare l’organico? Se sì, quali figure professionali cercate?
Nel 2013 eravamo solo in quattro, i fondatori. Adesso siamo in settanta. L’ampliamento dell’organico ci sarà, ma a ritmo più contenuto. Contiamo di diventare un centinaio e cerchiamo soprattutto su Milano. Le figure? Sviluppatori, commerciali e business development.

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