La storia degli eSport in 10 giochi

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Il primo FPS online della storiaSfoglia gallery10 immagini

Quake World Il primo FPS online della storia

Quake World
Quake World Il primo FPS online della storiaStarcraft: Brood War
Starcraft: Brood War Fenomeno paragonabile al calcio in Corea del SudCounter-Strike: Global Offensive
Counter-Strike: Global Offensive Sparatutto a squadre altamente spettacolareFIFA 17
FIFA 17 Il gioco di calcio più famoso al mondoPainkiller
Painkiller Titolo nato e morto con uno dei maggiori tornei mondiali: CPL World TourCall of Duty 2
Call of Duty 2 L’inizio della saga di COD online è con il secondo capitoloStreet Fighter 4
Street Fighter 4 Famosissimo in Giappone il picchiaduro Capcom è sbocciato in occidente col quarto episodioLeague of Legends
League of Legends Il vero punto di svolta degli eSportHearthStone
HearthStone Gioco di carte tipo magic ma online: Heartstone è giocabile anche su mobileOverwatch
Overwatch La novità del 2016 negli eSport è Overwatch

L’esplosione degli eSport come fenomeno di massa è iniziata da tempo. I videogiochi competitivi sono passati da materia per pochi appassionati a fenomeno globale con milioni di spettatori. Il mercato degli sport elettronici vale oggi 500 milioni di dollari e gli analisti prevedono che triplicherà di valore entro il 2020.

Ma quali sono stati i titoli che hanno fatto la storia di questo movimento? Wired ne ha selezionati 10 percorrendo la storia degli eSports dagli albori delle competizioni semi-casalinghe al professonismo.

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10. Quake – 1996
L’inizio di tutto. La prima versione dello sparatutto id Software non aveva nemmeno il netcode giusto per stabilire una connessione con un server: funzionava solo in peer to peer.
Servì un update chiamato QuakeWorld che migliorava tutti gli aspetti del multiplayer online per dare vita agli sport elettronici. Il creatore del gioco, John Carmack, organizzò un mega-torneo nel 1997 mettendo in palio la sua Ferrari, vinta da Dennis “Tresh” Fong, probabilmente il primo pro-gamer della storia.

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9. Starcraft: Brood War – 1999
Se Quake fu la scintilla, Starcraft e la sua espansione Brood War furono l’incendio. Quantomeno nella pioneristica Corea Del Sud, dove il gioco rimane ancora la disciplina più amata e più conosciuta. La scena professionistica e competitiva sviluppatasi a Seoul dal 2001 in poi non ha però paragoni con il resto del mondo che ha dovuto aspettare un decennio per uscire dal guscio. Nonostante la complessità dovuta al genere, uno strategico in tempo reale, Blizzard Entertainment è riuscita a cambiare addirittura la cultura popolare di un paese.

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Ci sarebbero migliaia di aneddoti da raccontare, ma basti sapere che il ministro della difesa coreano Kim Tae-Young nel 2010 si riferì direttamente a Starcraft in un discorso ufficiale. Giocate a Starcraft, non fate la guerra.

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8. Counter-Strike – 1999
Il primo videogioco competitivo di team a diventare realmente un eSport non è nemmeno stato sviluppato da una major, ma è frutto del lavoro di due studenti universitari dai nickname Gooseman e Cliffe. Counter-Strike nasce infatti come mod del famosissimo First Person Shooter Half-Life, ed è forse l’unico eSport ad aver subìto solo rivisitazioni e non stravolgimenti nel corso degli anni. Le mappe giocate nella versione odierna, pubblicata nel 2012 e chiamata Global Offensive, sono ancora le stesse di 13 anni fa. Il gioco ha semplicemente creato uno standard che nessuno è riuscito a imitare ed è attualmente tra le discipline più famose al mondo. Protagonista assoluto della scena dei tornei dal vivo per anni, Counter-Strike regala al pubblico emozioni davvero forti visto l’alto livello di abilità necessario per giocarlo. Il termine headshot nasce qui.

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7. FIFA – Ogni anno
Sebbene bistrattato dai puristi dei videogiochi competitivi e un po’ odiato dagli organizzatori dei tornei, alla simulazione calcistica di Electronic Arts si deve lasciare un posto in questa particolare classifica. Quantomeno per i successi italiani che grazie a giocatori come Mattia “Lonewolf” Guarracino hanno portato la nostra bandiera a sventolare nella posizione più alta del podio. Oppure, piuttosto, per la sua facilità di comprensione immediata: tutti lo sanno giocare, tutti pensano di poter diventare un vero campione. Con l’emergere di giochi più complessi, FIFA negli anni è stato un po’ detronizzato e la presenza ai tornei è molto diminuita: rimane comunque il gioco competitivamente più giocato al mondo in maniera casual. Quattro amici, quattro birre, un bel girone all’italiana, e le ore piccole sono servite.

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6. Painkiller – 2004
La prima generazione degli eSport ha visto culminare l’attenzione mediatica in occidente grazie a un torneo chiamato CPL World Tour. Undici tappe tenute in giro per il mondo, dalla Turchia al Brasile, studiate anche per promuovere l’eSport in stati dove sembrava fantascienza. Montepremi: un milione di dollari. Il protagonista di questo torneo fu lo sparatutto di People Can Fly Painkiller, che diede la possibilità di ritornare agli albori del movimento visto che la modalità scelta per il torneo era il duello uno contro uno tanto caro ai Quaker. Il nostro Alessandro “Stermy”Avallone viaggiò tutto il mondo e si piazzò terzo alla finale di New York, accumulando tra tutte le tappe la cifra record, per un italiano, di circa 100mila dollari. Finito il World Tour si estinse il brand CPL e con esso tutta la community di Painkiller.

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5. Call of Duty 2 – 2005
Call of Duty è lo sparatutto in soggettiva competitivo per antonomasia, almeno nel 2016. Nessun titolo simile vanta i suoi numeri di vendite, nessun gioco è sulla bocca di tutti gli adolescenti possessori di una console più di questo. La carriera come eSport di questa disciplina iniziò però almeno dieci anni prima, quando Infinity Ward diede alle stampe uno degli FPS a squadre più tattici mai realizzato, cioè il secondo capitolo della serie ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale. Il grande merito di COD è sicuramente quello di aver trasportato l’eSport dai mouse ai joypad, cominciando a portarlo all’attenzione di tutti grazie alla diversa dimensione del mercato servito da Xbox o Playstation.

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4. Street Fighter 4 – 2008
La storia dei picchiaduro Capcom è una delle più interessanti da raccontare. In Giappone ci sono eSport dai tempi delle sale giochi ed esistono tornei con grossi premi in denaro da moltissimo tempo. Forse Street Fighter avrebbe dovuto essere il primo gioco ad essere citato per questo motivo, ma solamente con l’uscita del quarto capitolo, il primo a sfruttare la connessione ad internet, la scena dei Fighting Game è veramente sbocciata. L’uscita dai confini geografici orientali e soprattutto l’utilizzo di console per disputare le partite consentendo di abbandonare le sale giochi, ha permesso al genere di essere riconosciuto universalmente. Nel 2016 l’EVO, il più grande torneo di picchiaduro al mondo, è stato trasmesso su ESPN, uno dei più grandi network sportivi americani. Significa che facendo zapping si passa dall’MMA alle palle di fuoco di Ryu e Ken.

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3. League of Legends – 2009
Il vero punto di svolta degli eSport è stata la pubblicazione di League of Legends. Nel periodo di massima crisi del movimento Riot Games ha esaudito i desideri di tutti i netgamer ed ha trasformato gli eSport in un fenomeno di massa. Le motivazioni sono tante: l’intuizione di distribuire gratuitamente il gioco, l’affidarsi alla community per modificarne le regole e il bilanciamento, la semplicità del sistema di controllo, l’aver scelto un gioco a squadre, la quasi contemporanea nascita di Twitch. Ma la più importante differenza tra LOL e tutti i titoli del passato è il completo controllo di RIOT sulla scena competitiva. Sono gli stessi sviluppatori del gioco ad organizzare tornei, pagare i pro-gamer, detenere i diritti sulle trasmissioni, formare i telecronisti ecc. Così facendo hanno trasformato LOL in uno standard, ora copiato da colossi come Activision e Valve. Concludendo, League of Legends è nato come eSport e si è meritato di conquistare il mondo anche per questo.

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2. Hearthstone: Heroes of Warcraft – 2014
Qual è il gioco più seguito su Twitch dopo mostri sacri come League of Legends e Counter-Strike? Si tratta di un gioco di carte collezionabili completamente digitale. Costruito da Blizzard raccogliendo gli insegnamenti di Magic The Gathering, Hearthstone: Heroes of Warcraft è l’eSport meno eSport del gruppo, ma quello con più potenzialità. Giocabile indifferentemente da pc o da smartphone e tablet, immediato, gratuito e soprattutto accessibile a tutti. Non c’è bisogno di essere veloci sulla tastiera, non servono grandi riflessi, non è necessario neanche saper giocare in team visto che si tratta di una disciplina uno contro uno. Certo serve tanta costanza e moltissima esperienza per diventare un campione, ma questa è una costatazione ovvia visto il numero impressionante di giocatori. Grazie alla presenza di un mazzo di carte, la vera novità che Hearthstone ha dato agli eSport è il “fattore C”: la fortuna. La spettacolarità di alcune partite è spesso data dal ribaltamento di una situazione di vantaggio grazie ad una singola giocata. O la va o la spacca!

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1. Overwatch – 2016
Il futuro dell’eSport, almeno nelle speranze di Activision Blizzard, è rappresentato da Overwatch. Si tratta di uno sparatutto a squadre in cui ogni giocatore ha un preciso ruolo definito dalla “classe” del proprio personaggio. La struttura sarebbe quella di un gioco di ruolo ma è applicata ad un FPS. Risultato? Divertimento davvero infinito per chi non ha nemmeno voglia di competere, grazie alla varietà di situazioni e complessità strategica all’ennesima potenza quando si tratta di affrontare un torneo. Al momento Overwatch deve ancora dimostrare tutto: resistere anni nell’arena degli eSport non è impresa facile. Le premesse però sembrano esserci tutte e soprattutto dietro c’è Blizzard Entertainment, nota per non aver mai sbagliato un gioco in carriera. Difficile credere che abbia cominciato con il suo progetto più ambizioso.

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