Addio Vine: scarica tutti i tuoi video prima che la piattaforma chiuda per sempre

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Un giorno, non uno di più, per Vine come l’avete conosciuta. Chi deve scaricare i video lo faccia ora, perché da domani (17 gennaio) l’app di Twitter diventerà Vine Camera e le clip dell’archivio potranno solo essere consultate dall’interfaccia web.

Vine, fondata nel 2012 da Dom Hofmann, Rus Yusupov e Colin Kroll, fu quasi subito acquistata da Twitter. Il suo debutto a gennaio del 2013 la consacrò come una delle app di video sharing più diffuse e utilizzate, grazie a una peculiarità: i video dovevano essere di 6 secondi, non di più. Come ci raccontarono gli stessi creatori, quel limite fu un’esigenza, più che un concetto di partenza. Volevano creare un’app per tagliare i video facilmente, ma quando si accorsero che i loro amici tentavano di mandare i video via SMS, capirono che sarebbe servita non solo rapidità di elaborazione (quindi video brevi), ma anche una piattaforma di condivisione. Proprio per consentire quella funzione che adesso sarà esclusivo appannaggio di Twitter, diventando unica protagonista della “componente social”.

Anche il fatto che i video andassero in loop arrivò per caso come conseguenza del limite di tempo: “Non appena abbiamo stabilito la lunghezza massima, i video hanno cominciato a essere un po’ deludenti. Allora abbiamo provato a farli girare a ripetizione e si è capito subito che il loop, insieme al limite di tempo, era una delle caratteristiche principali”, aveva spiegato Hoffman.

Il primo anno fu un trionfo: neanche era ancora finito, che già si contavano 40 milioni di utenti. Vine piaceva ai produttori di più fervida immaginazione quanto ai personaggi in vista per raccontare i dietro le quinte. Kroll, in un’intervista a Wired sul perché del successo, rispose: “Credo che molto dipenda dal fatto che è facile da usare e che prima non c’era nulla di simile”.

Non c’era nulla di simile, fin quando i video non hanno cominciato a ossessionare tutti e le cose sono cambiate. A giugno del 2013, tanto per fare un esempio, i video debuttano anche su Instagram, che impone un limite di 15 secondi (di recente ampliato a 60) e vanta già un’ampia fama per la sua community fotografica.

A Vine dicevano che più che al modello di business, c’era da pensare a come rendere felici gli utenti. E infatti nel 2014 arrivano la chat, il contatore per i loop, le nuove funzioni della videocamera, e un’altra bella cosa: facilità nell’embed dei video.

I segni di una maggiore integrazione con Twitter (prodromi, a quanto pare, dell’ultima decisione) sono arrivati a ottobre di due anni fa, quando le due app cominciarono a parlare apertamente: il profilo Vine si poteva segnalare nella bio di Twitter, e viceversa.

Mentre la versione dell’applicazione per Apple Watch si ispirava alla celeberrima Tinder, l’interfaccia utente aggiungeva dettagli all’esperienza, rendendo personalizzabile l’organizzazione dei contenuti, per esempio. L’ultimo guizzo vitale, dell’aprile scorso, fu quello di inserire il comando “watch”, che consentisse di guardare senza soluzione di continuità i video di un profilo o di una canale.

Poi, la discesa. Twitter non ha passato un 2016 sereno, e nei piani di ristrutturazioni che hanno mietuto uffici e posizioni, evidentemente ha fatto capolino anche l’idea di mandare in soffitta Vine. In realtà, sembra che l’azienda abbia ben pensato di accentrare il suo potere social, lasciando alle app affiliate solo una funzione meccanica (in effetti, dal punto di vista strategico, un’idea utile). Se di Vine infatti resterà solo un’app videocamera, anche Periscope sarà solo al servizio del centro di smistamento principale, Twitter.

Se per Periscope la funzione hardware ha molto senso – la gestione della diretta streaming – per Vine Camera non sarà così semplice essere utile. Servirà a girare i suoi video da 6,5 secondi, e poco più (forse, l’idea di PornHub non era poi così male). Una videocamera con il timer, in pratica.

Cosa bisogna fare, ora?
Prima di tutto, scaricare i propri vecchi video, che resteranno a disposizione solo in modalità lettura sul sito, che resterà in vita come archivio.

I file scaricati conterranno un index.html, con dentro le didascalie, i commenti e le condivisioni dei video. L’app avvisa l’utente su quando spazio rimanente ha nel telefono per scaricare i propri video. Se non ce ne fosse a sufficienza, può richiedere un link ai propri Vine via email, o comunque avviare la procedura dal sito.

La migrazione dei follower da Vine a Twitter era già stata predisposta e ai creatori più in voga solo il tempo dirà se sia stato o meno per loro un buon affare.

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