Vin Diesel imita se stesso 15 anni dopo nel nuovo xXx , il confronto è impietoso

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Xander Cage 15 anni dopo xXx è un uomo di 50 anni e non un ragazzo di 35, uno che ancora vive come se avesse quell’età e così anche il nuovo film, xXx: il Ritorno di Xander Cage, è un film che sogna di essere una versione migliorata del suo predecessore, imitandolo in tutto e rilanciando quanto a grandezza. Ma non basta.

Mentre Stallone è invecchiato assieme a Rocky o Rambo, aumentando l’età dei suoi personaggi assieme alla propria, non rinunciando all’azione ma partendo sempre dall’anagrafe, Vin Diesel non si arrende e il suo ritorno nei panni di Xander Cage sembra pretendere che non sia passato un giorno da quando rimorchiava Asia Argento e provocava una valanga per farsi una sciata. Così accade che nel nuovo xXx le stesse identiche idee d’azione e intrattenimento, pompate a dismisura e allargate per farci entrare un cast più ampio, impressionino e intrattengano molto di meno. Aumenta l’esagerazione, diminuiscono l’impegno e le possibilità del protagonista.

Nonostante Vin Diesel dimostri di avere ancora da insegnare a chiunque quanto a senso del coatto (un fiuto invidiabile il suo, che non teme rivali) e gioia nell’esagerare, troppo di questo ritorno di Xander Cage è preso dal precedente e senza lo stesso dinamismo. Questo è dovuto soprattutto al fatto che Vin Diesel non è più in grado di muoversi come una volta, non è più in grado di fare molto in prima persona e di mettere il movimento del fisico al centro di tutto. Che poi fu il segreto del suo successo, un nuovo corpo d’azione, da periferia se non proprio ghetto, spaccone e capace di “fare”. Ora invece c’è la potenza immobile del suo fisico al centro, ugualmente grosso ma più pesante e meno mobile, non si muove come prima e quando lo fa spesso è contornato da un irreale digitale.

Più che un vero nuovo film questo xXx pensato per lanciare un possibile franchise, ripropone tanti elementi del primo, dalla scena di “reclutamento”, con Xander che capisce di essere al centro di una truffa da piccoli dettagli, fino alla sequenza d’azione con le motocross (stavolta le usa anche per menarci la gente). Tornano oggetti di culto come il cappotto con il pellicciotto o la macchina tutta modificata, ma anche gag come il paracadutarsi a sorpresa dal retro di un aereo cargo o battute tipo “Io vivo per queste cose” o “Guarda che mi tocca fare per il mio paese” davanti all’obbligo di passare una notte di sesso spietato. Certo l’impressione è che in tutto questo ci sia un filo di ironia e consapevolezza in più ma è molto più forte la sensazione che il meglio sia lasciato agli altri attori in grado di muoversi di più (Tony Jaa e Donnie Yen).

xXx-Return-of-Xander-Cage-Trailer-5

La cosa più triste però, a fronte di moto che vanno sott’acqua, discese in sci nella foresta o sequenze d’azione in assenza di gravità, è che questo secondo xXx con Vin Diesel decide di mollare la presa sull’idea più forte del primo. Xander Cage era una specie di youtuber antelitteram, che compie imprese assurde filmandosi e distribuendo clandestinamente i video delle proprie imprese fino ad essere conosciuto e rispettato anche dagli sgherri dei suoi nemici. Là dove tutti i film usavano e continuano ad usare la stupidissima locuzione “Questa è la vita vera! Non è un videogioco!” per spiegare quanto non si possa scherzare, Xander dichiarava di aver imparato a fare quel che fa proprio con i videogiochi, e quando qualcuno non teneva il suo passo gli rimproverava di non pensare “da Playstation!”, cioè in grande, senza la fobia di farsi male e i limiti del mondo reale.

In un certo senso xXx, con tutti i suoi limiti e i vincoli ad un’idea di spettacolo derivativa che pompava con sane iniezioni di tamarraggine la struttura dei film degli agenti segreti internazionali, rimetteva al centro di tutto il puro divertimento e fare stunt, mostrare qualcosa di assurdo e divertente senza prendersi sul serio. Invece questo ritorno, per quanto dotato di un ritmo invidiabile e montato alla grande (se non altro D. J. Caruso non è un improvvisato o un prestanome) si bea di un sentimentalismo familiare che già costituisce il cuore di Fast & Furious, l’unione di fuorilegge che creano un sistema parallelo alla giustizia, con ragazze, membri giovani, altri più anziani ed esperti. Tutto finalizzato ad un’idea di sequel che Vin Diesel, da produttore, ha ben capito essere imbattibile.

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