Motorola MotoMods, la prova: così Lenovo ha inventato lo smartphone perfetto

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La piattaforma hardware e software messa in piedi dalla casa cinese è forse la prima corretta interpretazione del concetto di telefono modulare

Sto parlando al telefono. È una chiamata lunga, di lavoro. All’improvviso la comunicazione si interrompe. Guardo stupito lo smartphone: è spento. Innervosito, mi domando come sia possibile che la batteria sia già scarica se nemmeno è ora di pranzo. Peccato che mi sbagli, e anche di grosso.

(Foto: Alessio Jacona)(Foto: Alessio Jacona)

Sbaglio perché è venerdì, sono quasi le 13 e l’ultima volta che il mio Moto Z Play aveva visto una presa della corrente era stato il mercoledì precedente, poco prima delle 7 del mattino. La sua generosa batteria da 3510 mAh, sommata a quella aggiuntiva targata Incipio Offgrid (altri 2220 mAh per 79 grammi di peso), erano durate così tanto da farmi letteralmente dimenticare di ricaricare per due giorni di seguito. Facendo due conti, sono 54 ore senza mai spegnerlo.

Questa esperienza forse più di ogni altra descrive appieno un telefono che certo non è fra i più potenti in circolazione, e sicuramente non contiene l’hardware più avanzato disponibile, ma fa bene il suo lavoro e merita attenzione.

Soprattutto perché, grazie all’efficiente Qualcomm Snapdragon 625, supportato da 3 GB di RAM, il Moto Z Play funziona senza intoppi e, nel farlo, compie un vero miracolo: ci libera dalla schiavitù della presa elettrica.

Caratterizzato da un elegante chassis in vetro e alluminio bello da vedere e piacevole al tatto, lo smartphone vanta un pannello super AMOLED HD che lavora a risoluzione 1020 x 1980 con 401 ppi (e che risulta efficiente senza prosciugare la batteria), una fotocamera da 16 megapixel con cui è possibile girare video 4K, una frontale da 5 megapixel, connettività LTE e 32 GB di memoria interna.

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Il tutto, condito da una apprezzabile versione pura di Android 6.0.1 Marshmallow, per un prezzo ufficiale di 499 euro (che diventano facilmente anche meno di 400, se si sa dove cercare le migliori offerte online).

Basterebbe quanto detto finora per rendere il Moto Z Play un telefono più che appetibile, eppure c’è anche molto altro. Lo smartphone prodotto da Lenovo non è solo un telefono, ma anche una piattaforma hardware alla quale collegare accessori che ne usano batteria e risorse hardware per svolgere funzioni specifiche: i MotoMods.

Motorola MotoMods (Foto: Maurizio Pesce / Wired)(Foto: Maurizio Pesce / Wired)

I moduli aggiuntivi si agganciano sulla parte posteriore grazie a dei magneti, e comunicano con il telefono in maniera diretta attraverso un connettore a 16 pin: il risultato è che bastano pochi secondi e sono operativi. Al momento ne sono disponibili 4: la già citata batteria supplementare Incipio Offgrid (69,99 euro), il modulo fotografico Hasselblad TrueZoom (259,99 euro), realizzato da Lenovo su progettazione della casa svedese e presentato lo scorso settembre all’IFA di Berlino, la cassa JBL da 89,99 euro e il proiettore ultraportatile INSTA-SHARE (309,99 euro).

Motorola Insta-Share (Foto: Maurizio Pesce / Wired)(Foto: Maurizio Pesce / Wired)

Presto arriveranno altri MotoMods sul mercato, ma la cosa forse più interessante è “come” il loro numero è destinato ad aumentare: Lenovo ha infatti ha creato un programma di sviluppo per prototipi (c’è anche un kit hardware acquistabile per 25 dollari) grazie al quale chiunque può contribuire alla creazione di nuovi MotoMods sottoponendo il progetto di un nuovo accessorio all’azienda cinese, con quest’ultima che poi si occuperà di produrre quelli giudicati più validi.

Per affermare meglio il principio, recentemente Lenovo ha anche lanciato un contest su Indiegogo e due hackathon da cui sono usciti tre nuovi accessori modulari (su 17 progetti presentati): un sistema audio avanzato, un specie di controller per i videogiochi e, meno scontato, un sistema che analizza la pelle del viso e guida nella scelta del make-up. Nessuno stupore, dunque, se durante l’ultimo CES di Las Vegas, una giuria specializzata ha premiato anche i MotoMods con l’ambito riconoscimento Innovation Awards.

MotoMod Hasselblad TrueZoom (Foto: Maurizio Pesce / Wired)(Foto: Maurizio Pesce / Wired)

Tornando alla pratica, Lenovo mi ha concesso giocare a lungo con ciascuno di questi accessori, tanto che per almeno due mesi il Moto Z Play è stato il mio telefono principale. E sebbene per ognuno di essi ci siano margini di miglioramento, l’impressione è che il sistema messo in piedi dal gigante cinese rappresenti (finalmente) un’interpretazione corretta del concetto di telefono modulare. Collegare ed usare ognuno degli accessori al telefono è un’operazione semplice e rapida, mentre le connessioni metalliche a 16 pin trasmettono i dati con una velocità e una stabilità che nessun collegamento wireless può sognarsi.

In più c’è il vantaggio impagabile di lasciare a bocca aperta chi vi guarda usarli per la prima volta, ad esempio per proiettare un’immagine da 70 pollici sul primo muro bianco disponibile, magari visualizzando l’ultimo episodio di una serie di Netflix o le slide di una presentazione (purché sia abbastanza buio, visto che L’INSTA-SHARE ha una luminosità pari a soli 50 lumen).

MotoMod Insta-Share (Foto: Maurizio Pesce / Wired)(Foto: Maurizio Pesce / Wired)

Personalmente, mi sono concesso di finire l’intera stagione della serie Netflix di “Travellers” proiettandola sul soffitto della mia stanza da letto, ma dubito che i progettisti Lenovo avessero in mente anche questo specifico utilizzo. Peccato solo non poter connettere contemporaneamente la cassa JBL (il telefono prende solo un modulo alla volta) che riproduce suoni e musica più che discretamente.

E poi, in chiusura, due parole sull’Hasselblad Truezoom: intanto, possiamo dire che lo zoom ottico 10x funziona così bene che meriterebbe un sensore di qualità maggiore.

Scattata con MotoMod Hasselblad TrueZoom e zoom 1xScattata con zoom 1x

Il sensore comunque tiene botta, restituendo immagini sufficientemente nitide, a patto che si lavori in contesti non troppo bui.

Scattata con MotoMod Hasselblad TrueZoom e zoom 10xScattata con zoom 10x

Il software ha qualche bug, ma nulla di irrimediabile. La messa a fuoco è un po’ lenta — soprattutto di sera — ma una volta capito come funziona, basta giocare un po’ d’anticipo per fare foto comunque impossibili con uno smartphone normale.

Scattata con MotoMod Hasselblad TrueZoom e zoom 1xScattata con zoom 1x Scattata con MotoMod Hasselblad TrueZoom e zoom 10xScattata con zoom 10x

Insomma, Lenovo sembra aver imbroccato la via giusta con il Moto Z play, che insieme al più costoso e performante Moto Z si propone come telefono espandibile e multi funzione senza mai perdere di vista quella che dovrebbe essere la vera funzione di ogni telefono “intelligente”: garantire connessione, messaggi e chiamate e restare acceso e connesso finché serve.

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