Festival di Cannes 2017, prime indiscrezioni: Michael Haneke sì, Terrence Malick no

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ScreenDaily fa il punto della situazione sui titoli e i registi che hanno maggiori opportunità di essere intercettati dai radar del comitato di selezione con a capo Thierry Frémaux, delegato generale della kermesse cannense.

Michael HanekeFrancia. Partiamo dai titoli francesi, che quasi sempre occupano tre-quattro caselle del Concorso. Si dice che la scelta definitiva delle pellicole nazionali, come consuetudine, avverrà dopo che il comitato avrà valutato i film provenienti fuori dai confini francesi. In prima fila ci sarebbe Michael Haneke con il suo Happy End, una produzione francese che tocca il tema dei rifugiati a Calais.
Buone chance anche per Abdellatif Kechiche con il coming of age Mektoub Is Mektoub, Bruno Dumont con il musical Jeannette, Michel Hazanavicius con il tributo a Jean-Luc Godard Redoubtable, Arnaud Desplechin con Ismael’s Ghosts e Laurent Cantet con L’Atelier, incentrato su un seminario di sceneggiatura nel Sud della Francia.
Non dovrebbero farcela invece L’Amant Double di François Ozon (più facile che il regista di Frantz porti il film alla Mostra di Venezia), The Apparition di Xavier Giannoli (ancora in fase di riprese), Image et Parole di Jean-Luc Godard, Annette di Leos Carax e il nuovo thriller di Roman Polanski D’après une histoire vraie.

The Killing of a Sacred Deer di Yorgos LanthimosEuropa e Russia. C’è da scommettere che, come da tradizione del Festival di Cannes, il Vecchio Continente sarà molto ben rappresentato. In rotta verso la Croisette ci sarebbero, tra gli altri, il thriller psicologico The Killing of a Sacred Deer di Yorgos Lanthimos, Submergence di Wim Wenders, la dark comedy Abracadabra di Pablo Berger (il regista spagnolo dell’apprezzato Snow White), il thriller soprannaturale Thelma di Joachim Trier e Virus di Angelos Frantzis, su una coppia greca che si trasferisce in Siberia per fuggire dalla crisi economica.
Dall’Italia potrebbe arrivare The Leisure Seeker (film che segna il debutto in lingua inglese di Paolo Virzì, interpretato da Helen Mirren e Donald Sutherland). Altri candidati del Bel Paese sono La tenerezza, dramma famigliare di Gianni Amelio, ambientato a Napoli nel secondo dopoguerra, e Una questione privata dei fratelli Taviani, che parlerà della Resistenza adattando l’omonimo libro di Beppe Fenoglio.
La Romania, secondo i ben informati, potrebbe vantare una presenza forte con tre titoli: Touch Me Not di Adina Pintilie, Charleston di Andrei Cretulescu e Dog di Florin Serban. Sempre per l’Est Europa si fanno i nomi dell’ucraino Sergei Loznitsa con A Gentle Creature (tratto da Dostoevskij), del georgiano George Ovashvili con Khibula e dell’ungherese Balint Kenyeres con Yesterday. Il regista russo Andrey Zvyagintsev, già a Cannes in tre occasioni, potrebbe ripresentarsi sulla Croisette con Loveless, dramma che racconta la storia di un divorzio sofferto.

The BeguiledUSA. A contendersi un posto nel cartellone ufficiale tra i film a stelle e strisce ci sarebbero Wonderstruck di Todd Haynes, The Beguiled di Sofia Coppola (che ritornerebbe a Cannes con un dramma al femminile a tinte gotiche sullo sfondo della Guerra Civile Americana), How To Talk To Girls At Parties di John Cameron Mitchell (forse per la sezione Midnight Screenings) e Ashes in the Snow di Marius Markevicius. Ci sono poi buone possibilità per Netflix di debuttare a Cannes con War Machine, di David Michod, con protagonista Brad Pitt.
Il rilancio di due saghe molto popolari potrebbe portare un po’ di quel glamour di cui il festival francese non è mai sazio: stiamo parlando del nuovo capitolo della serie di Alien (Alien: New Covenant, diretto da Ridley Scott) e della nuova avventura del franchise di Pirati dei Caraibi, Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar, entrambi verrebbero eventualmente presentati nel Fuori Concorso. La Pixar, presenza costante a Cannes, dovrebbe nuovamente ritagliarsi uno spazio con Cars 3.
Pochissime possibilità di una trasferta cannense per Terrence Malick (secondo fonti vicine alla produzione del suo ultimo lavoro, Radegund, è improbabile che il regista riesca a ultimare il film entro maggio), Woody Allen (difficile rivederlo di nuovo a Cannes con Wonder Wheel dopo essere stato protagonista lo scorso anno dell’apertura del festival), Christopher Nolan (la Warner Bros. non vorrebbe rischiare di presentare il suo nuovo lavoro Dunkirk due mesi prima l’uscita nelle sale americane) e David Lynch (atteso a maggio con la nuova serie di Twin Peaks, ma Cannes, come ha sempre sottolineato Frémaux, non prende in considerazione – almeno per il momento – i prodotti pensati per il piccolo schermo).

Kim Min-hee e Hong Sang-sooAsia. Sul fronte asiatico, la rassegna d’Oltralpe potrebbe riaccogliere Naomi Kawase e Kiyoshi Kurosawa, due habitué della kermesse: la prima con Radiance, storia di una relazione tra un fotografo che sta perdendo la vista e una donna molto più giovane di lui; il secondo con Before We Vanish, che racconta la vicenda di tre alieni che si impossessano di corpi umani per preparare un’invasione extraterrestre. Occhio al prolifico Hong Sang-soo, che ha già terminato un nuovo film, in lingua francese, La caméra de Claire, con Isabelle Huppert diretta per la seconda volta dopo In Another Country del 2012: sembra quasi scontata una partecipazione del regista sudcoreano al festival, magari nella sezione Un Certain Regard. In lizza anche il suo connazionale Bong Joon-ho con Battleship Island, prodotto da Netflix. Per l’India si scommette su Anup Singh con The Song Of Scorpions. Nessun rumour invece sui film dalla Cina, segno che Cannes conferma una certa difficoltà negli ultimi anni nel fare scounting nell’Ex Impero Celeste per trovare titoli reputati appetibili per il suo palcoscenico.

Abbas KiarostamiResto del mondo. Ricordate Lebanon, il film che vinse il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2009? Ebbene il regista di quel film, l’israeliano Samuel Maoz, sarebbe finalmente pronto a tornare sul grande schermo con Foxtrot, la sua opera seconda, su cui Cannes avrebbe messo gli occhi.
Tra le altre ipotesi più attendibili quella secondo cui Frémaux starebbe pensando ad un omaggio a una vecchia conoscenza del festival, Abbas Kiarostami, con la proiezione speciale di 24 Frames, il film che il regista iraniano stava completando al momento della sua morte.
Infine tre nomi importanti dal Sud America: Lucrecia Martel con il dramma storico Zama, Alfonso Cuaron con Roma (affresco di una famiglia nella Città del Messico degli anni Settanta) e Carlos Reygadas con Where Life Is Born.