Ju Anqi apre il Chinese Visual Festival 2017: uno sguardo al programma

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Quest’anno il programma comprende un’eclettica varietà di proposte: da solidi film già in possesso di allori, come Crosscurrent e The Road to Mandalay, a nuovi e inediti documentari, un interessante workshop sul futuro del cinema indipendente cinese, una selezione di corti di animazione e il consueto appuntamento con la Fresh Wave che dà spazio ai cortometraggi dei giovani registi hongkonghesi e che ha dato prova di essere un importante trampolino per molti (tra questi Jevons Au di Ten Years e Trivisa e Wong Chun del premiatissimo Mad World). Una nuova sezione presente ques’anno è la Cinema Comrade, che proporrà il meglio del cinema LGBT di lingua cinese.
La cerimonia di apertura si è svolta al British Film Institute (BFI) e contrariamente al solito è iniziata con una estesa chiacchierata con il regista Ju Anqi, moderata dal critico cinematografico Tony Rayns e dal docente del Kings College e membro dell’organizzazione del CVF Victor Fan. Ju Anqi è nato in Urumqi, Xinjiang, una multietnica regione cinese confinante con il Kazakistan, dove vivevano i genitori, intellettuali esiliati durante la Rivoluzione Culturale, ma si è diplomato alla Film Academy di Pechino e si è subito distinto come uno dei più interessanti registi sperimentali con il suo provocatorio There is a Strong Wind in Beijing.
Il regista con i suoi caratteristici occhiali alla Wertmüller ha parlato del suo originale processo creativo per cui dopo aver girato si concede un lungo periodo di esplorazione del mondo e di realtà molto diverse dalla sua. Viaggia, lavora in settori tra i più disparati, dalla finanza al piccolo commercio e poi dopo vari anni ritorna sul girato per effettuare l’editing.
Una voglia di esplorare che si riscontra anche, condita di un surreale senso dell’umorismo, nel cortometraggio Drill Man che ha seguito la chiacchierata. Nel film, un uomo enigmatico e silenzioso viaggia in lungo e in largo con un trapano, determinato testardamente a trapanare ogni superficie e materiale in cui si imbatta. Nulla sfugge al suo trapano penetratore: panchine, muri di case in costruzione, cocomeri di venditori di strada, bagni di hotel di lusso, persino la Grande Muraglia.
Di Ju Anqi verranno mostrati anche dei lavori precedenti durante il festival, Poet on a Business Trip, There is a Strong Wind in Beijing e Big Characters.
Dopo la proiezione di Drill Man, il regista si è unito alla folla allegra del rinfresco e ha continuato a rispondere alle domande dei molti studenti di filmografia cinese del King’s College che organizza il CVF.
Saranno ospiti durante lo svolgimento del festival, che si concluderà l’11 maggio, anche il regista Wen Hai, che presenterà il suo documentario We the Workers, testimonianza di sei anni di esplorazione dei diritti del lavoro, e i registi della Fresh Wave.

Insomma, il Chinese Visual Festival sarà scandito da un programma appetitoso che bilancia film sperimentali e importanti temi sociali con tocchi più leggeri e coloriti. Potete trovare il programma completo qui.