ZONA DISAGIO | GUIDO MAZZONI

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Progetti di resistenza nella condizione contemporanea | 15 giugno 2017, ore 17.30 – Aula Rogers – Scuola AUIC – Politecnico di Milano

Locandina-Mazzoni

Locandina-Mazzoni

Guido Mazzoni
Università degli Studi di Siena

Introduce Ilaria Valente 
Preside della Scuola di Architettura e Società

Conclusioni di Marco Biraghi
GIZMO / Politecnico di Milano

15 giugno 2017, ore 17.30
Aula Rogers – Scuola AUIC
Politecnico di Milano
via Ampère, 2 Milano

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ZONA DISAGIO
Progetti di resistenza nella condizione contemporanea

La crisi economica e sociale che ha dominato la scena europea e mondiale degli ultimi anni (e – almeno in alcuni casi, come in quello italiano – negli ultimi decenni, in modo ciclicamente ricorrente), ha finito col rendere la condizione di disagio qualcosa di normale, di pressoché endemico, tanto da un punto di vista individuale che collettivo. Difficile trovare una via di fuga da essa, e ancora più difficile concepire un’alternativa ai fattori che la determinano. Tuttavia, se questi ultimi non possono essere agevolmente rimossi, è quantomeno possibile analizzarne le cause e cercare di elaborare strategie di attenuazione o di “aggiramento” di tali fattori, capaci di contenere il disagio e di indicare possibili forme di resistenza ai loro effetti.

Guido Mazzoni è un poeta, saggista e critico letterario italiano. Ha studiato alla Scuola Normale Superiore di Pisa, ha lavorato allo University College di Londra, all’American Academy di Roma, alla University of Chicago, all’École Normale Supérieure di Parigi e alla University of California, Berkeley. Fautore di una scrittura critica totalizzante che sonda con acume i nessi tra letteratura, dinamiche socio-economiche e storia della cultura, è tra i fondatori del sito letterario «Le parole e le cose». Insegna all’Università di Siena.

Scarica la locandina in PDF.

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DISCOMFORT ZONE
Projects of Resistance in the Contemporary Condition

The economic and social crisis that has been holding the stage in Europe and worldwide for the past years (or in some instances, as is the case with Italy, cyclically recurring over the last few decades), has caused discomfort to be seen as an ordinary, almost endemic condition, individually as much as collectively. It’s difficult to find ways of escaping it, and it’s even more difficult to envision alternatives to its determining factors. But if the latter cannot be easily removed, it’s at least possible to analyze their root causes and try to conceive strategies that could attenuate those factors or “work around” them, limiting discomfort and suggesting potential forms of resistance to its effects.