Una settimana con il Nokia 3310

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Nokia 3310 Foto: Mauro Tacchinardi/Wired

Nokia 3310
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Nokia 3310 (Foto: HMD Global)Nokia 3310
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Nokia 3310 Foto: Mauro Tacchinardi/Wired

Il 3310 arriva a casa in una scatoletta di cartone con il classico design minimal-Nokia del tempo che fu. Dentro c’è il telefono, la batteria, il caricabatteria, auricolare e foglietto con le istruzioni base. Mentre lo guardi tra il divertito e il curioso il primo commento te lo fa la fidanzata, che ti conosce bene: “Finalmente per una settimana non starai sempre con il telefono in mano”.

Foto: Lorenzo Fantoni/WiredFoto: Lorenzo Fantoni/Wired

Nokia 3310

Prima di iniziare, alcune regole di ingaggio per il test. Ti porterai dietro uno smartphone, giusto per le emergenze, e un tablet che usi per leggere e prendere appunti, ma per il resto dovrai fare tutto con il 3310 e gli eventuali wifi gratuiti che potrai sfruttare col tablet. Niente router portatili, niente tethering dagli amici, niente trucchetti.

La prima sfida: aprirlo
Forse non sarà resistente come suo padre, ma per accedere il vano posteriore e inserire la sim rischi di strapparti l’unghia del pollice. Alla fine la plastica cede e finalmente la microsim (meno male che non hai quelle ancora più piccole) e la batteria possono andare al loro posto.

nokia3310

Lo accendi: la scritta Nokia e la musichetta iniziale sono la sberla che aspettavi, quel fiotto di metadone nostalgico dritto nell’aorta che porta impercettibilmente in su l’angolo destro della tua bocca, mentre il cervello ti manda le diapositive del liceo, i tornei di Snake sotto il banco, gli squillini, la Summer Card. Quando al cinema ti ricordi di averlo in tasca mentre vedi il film su Baywatch e ti chiedi in che anno sei finito.

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È la sensazione che spingerà molti a comprarlo, come hanno comprato il Nes Mini, quel millesimo di secondo che nella tua testa dura almeno un minuto.

Finita la botta e ristretta la pupilla configuri la lingua, la data, poi vai nella rubrica e ti ricordi che hai dimenticato di portare i contatti sulla sim. La sincronizzazione con l’account di Google te la puoi scordare e di riaprirlo di nuovo non se ne parla, troppa fatica, quindi importi a mano giusto i contatti fondamentali: la mamma e la fidanzata. Gli altri si dovranno accontentare un “pronto” un po’ più dubbioso del solito.

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Il vecchio Nokia 3310 Foto: Gaia Berruto/Wired

Il vecchio Nokia 3310
Il vecchio Nokia 3310 Foto: Gaia Berruto/WiredIl vecchio Nokia 3310
Il vecchio Nokia 3310 Foto: Gaia Berruto/WiredIl vecchio Nokia 3310
Il vecchio Nokia 3310 Foto: Gaia Berruto/WiredIl vecchio Nokia 3310
Il vecchio Nokia 3310 Foto: Gaia Berruto/WiredIl vecchio Nokia 3310
Il vecchio Nokia 3310 Foto: Gaia Berruto/Wired

La fotocamera sembra un po’ la metafora di una pizzeria modesta ma buona che nel menu ti mette anche la carne e i piatti di pesce surgelato. Inutile, anzi, quasi dannoso. Ok, ci sembra impossibile che un telefono ne sia privo, ma questo solo perché condividiamo immagini con troppa facilità, nessuno condividerà niente con il 3310, se non con molta fatica, quindi perché inserire una camera che oltretutto ha una risoluzione molto bassa e che è quasi inservibile senza la piena luce del giorno?

16991706_10211216043211216_5758726499800088127_oFoto: Lorenzo Fantoni/Wired

L’esperienza di farsi un selfie solo con la fotocamera posteriore ti ricorda come mai nell’era preistorica degli autoscatti la maggior parte delle foto venivano fatte in bagno, di fronte a uno specchio in cui intuire il possibile risultato. L’immagine ti restituisce un’impressione incerta del tipo “ma avrà scattato?” e leggermente sfuocata, con pochi dettagli. C’è chi lavora duramente per ottenere lo stesso effetto con un filtro Instagram.

Che poi alla fine perché hai quest’ansia da disconnessione? Un browser c’è no? Che sarà mai, mica sei così lontano dal mondo, se vuoi leggere una mail o qualche notizia al volo ce la farai di sicuro, anche se il browser di Opera mini trasforma ogni sito in un’esperienza molto simile al web anni ’90. BBC News sembra Geocities, Facebook il blog in html che avevi tentato di fare con Dreamweaver (fallendo miseramente), però riesci persino a caricare il selfie.

Ma come mai la navigazione è così lenta? Ah già, il 3310 va in 2G e tu sei con la Tre, che non ce l’ha, quindi vai in roaming.

Si prospetta una settimana lunga.

Nokia 3310Foto: Lorenzo Fantoni/Wired

Fuori, verso l’ignoto
Finché sei in casa col 3310 è un po’ come nuotare dove si tocca, la vera sfida inizia appena esci fuori e tagli il cordone ombelicale con il wifi casalingo. È a quel punto che ti rendi conto di quante volte la mano vada verso la tasca. Un po’ perché la tua gamba è abituata alla pressione di un telefono molto più grande e ti sembra di averlo perso, un po’ perché ormai la compulsione di controllare le notifiche ad ogni minima pausa fa parte di quel bagaglio di gesti che fai senza pensare.

L’attesa della metro, i bisogni del cane, il momento di tedio, il bagno, l’ascensore, per strada, mentre si aggiorna la console, al semaforo, migliaia di secondi di attesa che una volta non ti pesavano mentre adesso puoi quasi percepire i granelli di sabbia nella clessidra del tempo che grattano l’interno del tuo cervello. E allora con la mano vai alla tasca e poi ti ricordi, fai una smorfia, ti ripeti che sei un drogato e che magari una settimana di pausa ti farà bene.

Dopo cinque minuti rifai tutto da capo.

Però in certi momenti puoi pur sempre appoggiarti al succedaneo di Snake, amico dei giorni più lieti. Anche lui si è rifatto il trucco, adesso è colorato, pieno di modalità differenti, livelli, missioni, addirittura puoi giocare contro un serpente comandato dal computer. La differenza rispetto al passato è un po’ la stessa che c’è tra vecchi e nuovi videogiochi, grafica spartana e difficoltà spesso draconiana contro una curva di apprendimento più gentile e un aspetto più carino. Ci sono addirittura dei power up per accorciare il serpente o raccogliere i frutti passandogli solo vicino. Il tuo animo di giocatore hardcore scuote la testa, ma i riflessi del trentacinquenne ringraziano.

nokia3310Foto: Mauro Tacchinardi/Wired

Ma la sfida più dura non è superare i 500 punti su Snake, ma scrivere un messaggio. Anni e anni di tastiere touch predittive che ti consigliano la parola prima di averla scritta hanno completamente cancellato quella che si potrebbe definire la memoria muscolare delle dita. Quella che ancora oggi ti fa fare l’hadouken perfetto in una partita a Street Fighter II, ma che improvvisamente ha dimenticato come sono posizionate le lettere su una tastiera fisica. La stessa memoria che quindici anni fa ti permetteva di scrivere un messaggio senza neppure guardare lo schermo.

E che dire del T9? All’epoca era la rivoluzione, l’alleato con cui scrivere più velocemente, adesso sembra quasi intralciarti il cammino, suggerendo sempre la parola di cui non hai bisogno.

Che poi a dire la verità, non è che tu scriva molto, perché senza Whatsapp, senza chat di Facebook e solo con gli sms è come avere una radio che funziona con una sola frequenza. Se le persone non sanno che devono chiamarti o mandarti un sms penseranno che tu abbia di meglio da fare che rispondere, gli unici messaggi che arrivano sono promozioni o avvisi della banca quando fai un pagamento. In tutti gli altri casi o la persona sa quale canale utilizzare, altrimenti se ne riparla quando sei a casa.

Nokia 3310

Ecco perché dopo i primi giorni ti rendi conto che fai molte più chiamate del solito, sono più comode e veloci di quella tortura di ermetismi ed errori chiamata sms. Persino tua madre si lamenta che le stai consumando il credito, con tutti quei messaggini mentre lei preferirebbe Whatsapp. Ma com’era possibile che all’epoca tu ne mandassi così tanti?

Il contrappasso di questo digiuno comunicativo lo vivi non appena varchi la soglia di casa. 15 mail (di cui almeno due che ti chiedevano un pezzo mentre eri fuori, quindi ora dovrai sperare che non l’abbiano già dato a qualcun altro) 30 notifiche su Facebook, sei chat che finiscono tutte con chiederti che fine hai fatto, e un’altra manciata di notifiche su Whatsapp. L’impatto è quello di un All you can eat dopo la dieta.

Pianificazione innanzitutto
Superati i primi due giorni la mancanza di notifiche pesa meno. Per la metropolitana eri già abituato a portarti un libro o un fumetto, quindi tutto sommato ti cambia poco. Il vero problema sono tutte le cose che il tuo telefono oggi ti permette di fare che vanno oltre la messaggistica istantanea e i social network e che tu dai per scontate, ma il tuo 3310 no.

Ad esempio il carsharing. O le mail. O le password. O Google Maps. Una volta avresti tirato fuori il fidato e semidistrutto Tuttocittà, adesso invece chiedi informazioni in giro, ti guardi più intorno, tanto non hai certo le notifiche a distrarti.

nokia 3310Foto: Gaia Berruto/Wired

Le persone più felici di questa tua prova sono gli amici che incontri fuori e che ti guardano mentre sudi sette camice per mandare un messaggio. Lo impugnano, guardano la fotocamera, scorrono le voci del menu con un sorriso, partitina a Snake, poi l’effetto nostalgia passa e te lo restituiscono soddisfatti. “Chissà che figata vivere senza notifiche eh?

Boh, sì, insomma.

Il concetto di “digital detox” ti è sempre stato pesantemente sulle scatole, ma dopo una settimana ti rendi conto dei primi effetti che il 3310 sta avendo su di te. In giro sei meno distratto e a piedi ti muovi velocemente, perché non guardi lo schermo, il tempo che ti avanza lo hai usato per pensare e magari ti è venuta l’idea buona che ti serviva, ma alla fine lo hai comunque trascorso cercando qualcosa da fare per non annoiarti (e ti sei comunque annoiato).

Fuori casa sei escluso da qualunque proposta, idea, richiesta, consiglio, aggiornamento. Che magari se fai l’imbianchino o lavori a uno sportello non è un problema, ma se sei un freelance o comunque hai bisogno di poterti connettere quando sei in movimento può diventarlo. In ogni caso prima di uscire devi ricordarti di avvertire le eventuali persone che ti potrebbero cercare che non puoi leggerli. Tu che gli articoli li scrivevi anche sul telefono adesso giri con un blocco pieno di corsivi incomprensibili da decifrare.

Che poi alla fine, nonostante tutto al 3310 gli vuoi bene, anche in questa veste assurda di “companion phone”, come lo definisce la Nokia. Una sorta di telefono secondario da utilizzare quando non vuoi essere disturbato. Un concetto bellissimo che arriva dopo 10 anni in cui abbiamo lasciato aumentare sempre di più il dominio dello smartphone sulle nostre vite, però anche abbastanza inapplicabile finché non potremo duplicare il nostro numero su più sim, anche perché col cavolo che la sposti ogni volta che vuoi cambiare telefono. Dopo due giorni finisci come Clooney in Syriana.

Quando infine arriva il momento di renderlo un po’ ti scoccia, ma è il tuo animo da accumulatore seriale che parla, non quello che non ha ancora smesso di cercare il telefono in tasca. Utilizzare esclusivamente il 3310 è come fare un viaggio usando una vecchia auto storica. Senza dubbio un’esperienza affascinante, se non hai fretta, te ne freghi degli standard di sicurezza, del climatizzatore, della radio Bluetooth collegata a Spotify, del navigatore e dell’assistente di parcheggio. Una cosa che puoi fare ogni tanto, ma che logorerebbe il tuo quotidiano.

E poi è inutile negarlo, le notifiche, le condivisioni, i post su Instagram, scrivere un pezzo al volo, consultare il tuo estratto conto sul telefono, usarlo per acquistare un biglietto della metropolitana, vedere un video su YouTube, ascoltare una canzone, non perdersi mai in città, il gruppo su Whatsapp con i tuoi amici, sbloccare un’auto, proporre un’idea in redazione nel momento in cui ti viene, condividere un momento sono ormai cose che fanno parte della tua realtà. Il fascino della nostalgia sta tutto nella sua lontananza. Una distanza che ci permette di riempire i vuoti con i ricordi più piacevoli, ma la verità è che dopo aver scoperto i lettori Mp3 non torneresti mai al Walkman.

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