Lucarelli, Neri, Soncini: più che la sentenza stupisce il tempo impiegato a emetterla

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Assoltiperché il fatto non sussisteGianluca Neri, Selvaggia Lucarelli e Guia Soncini, tre personalità piuttosto note del web e del giornalismo italiani. Il processo, alla cui sentenza di primo grado si è arrivati solo questa mattina, riguardava la diffusione di immagini e dettagli privati di alcuni vip. In particolare si parlava delle 191 foto scattate durante la festa di compleanno di Elisabetta Canalis nel 2010, sottratte dall’account di posta dell’amica Federica Fontana.

Già nel 2015, quando erano stati resi pubblici i capi d’imputazione (accesso abusivo a sistema informatico, intercettazione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche, violazione di corrispondenza), avevamo ricostruito con qualche perplessità la vicenda. A quanto pare, infatti, Neri aveva sì ottenuto e scambiato le foto incriminate, ma tramite un file pubblicamente accessibile da chiunque su 4chan; Lucarelli ne aveva poi parlato con il giornalista Gabriele Parpiglia che le aveva suggerito di venderle – tramite il fotografo di un’agenzia – al settimanale Chi per cui lavora, diretto da Alfonso Signorini.

A quel punto Lucarelli si sarebbe rifiutata ma, mentre Signorini, Parpiglia e lo stesso intermediario non erano stati coinvolti nel processo perché – a quanto dicono gli atti – ignari della provenienza del materiale, lei è finita sotto processo assieme a Neri e Soncini. Nel frattempo Elisabetta Canalis e altri vip, fra cui l’amica Fontana e il marito di quest’ultima (che aveva materialmente scattato le foto), si erano dichiarati parte civile.

Oggi, però, tutte le accuse sono state riqualificate dal giudice come reato di rivelazione di contenuto di corrispondenza e i tre imputati sono stati assolti perché quello è un reato punibile a querela della persona offesa; le presunte parti offese Canalis e Fontana per procedere avrebbero dovuto all’epoca sporgere querela proprio per quel reato.

Sono passati 7 anni, dunque, da quella festa di compleanno e solo oggi, dopo un processo durato due, ma con indagini, perquisizioni e interrogatori avvenuti anche negli anni precedenti, si è arrivati alla conclusione che il fatto non sussiste, che non c’erano i presupposti per processare per quei reati. Ha poco senso sottolineare l’opportunità o meno della sentenza, che in ogni caso pare sensata, stante la risibilità degli accadimenti. Piuttosto ci si interroga se veramente ci vuole tutto questo tempo per capire che due persone che si scambiano un file comunque libero sul web (o, peggio, un’altra che fa riferimento al fatto in una mail, come capitato a Soncini) non stanno compiendo un reato.

Come sottolinea Neri sul suo sito Macchianera fra casi di diversa entità nella giustizia italiana si può riscontrare una grande discrepanza: “Lunedì verranno emesse due sentenze: la prima riguarda un processo che sto seguendo per realizzare un documentario. È un processo per omicidio, e siamo già all’appello, durato un mese scarso“, ha scritto. “La seconda riguarda invece me come imputato. Questa seconda vicenda dura da 7 anni, ormai, e siamo solo al primo grado“. Una certa sofferta lunghezza l’aveva denunciata anche l’avvocato di Canalis, Marco Tullio Giordano, parlando di “notevole ritardo al termine del primo grado di giudizio, dopo sette anni dall’inizio dell’indagine“.

Anche qui sarebbe inutile e populista iniziare a lamentarsi del sistema giudiziario del nostro Paese e le sue svariate idiosincrasie, lungaggini e contraddizioni. Però viene anche da chiedersi quanto conti, in questo caso specifico, la difficoltà di comprendere come si diffondono le informazioni e i materiali nel mondo digitale odierno. Chiunque può imbattersi, più o meno intenzionalmente, in contenuti di provenienza illecita: fino a che punto diventa a sua volta responsabile, al di là dei responsabili originari dell’illecito? È una questione spinosa, certamente, ma che la giustizia non rincorra questi temi con velocità, individuando reati precisi e tempi certi, è preoccupante quasi quanto una sempre più facile violazione della privacy.

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