Gli autori delle Giornate degli Autori – Venice Days 2017

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La 14esima edizione delle Giornate degli Autori – Venice Days, sezione autonoma all’interno della 74. Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, promossa da Anac e 100autori, si caratterizza anche quest’anno per una ricerca di originalità, di diversità cinematografica, all’insegna della scoperta di nuovi territori di indagine filmica e narrativa. La sua proposta, infatti, si differenzia in maniera sostanziale dal circuito prestabilito di distribuzione, al fine di mostrare voci fuori dal coro di autori che hanno ancora molto da dire. Questo ha voluto precisare il Delegato Generale Giorgio Gosetti, in occasione della conferenza stampa di presentazione tenutasi il 25 luglio a Roma, delineando l’offerta della prossima edizione. “Scommettere su ogni autore e su ogni sua opera come se fosse unica, e proprio per questo specialmente preziosa“, ha spiegato il Delegato, per incontrare un cinema che insegni, mostri, avvicini e, in particolare, emozioni. Stando a Gosetti, lo spettatore deve poter uscire dalla sala con la consapevolezza di aver assaporato una storia e di aver sviluppato l’empatia con il film anche grazie all’incontro con l’autore. È infatti la condivisione, la discussione, il confronto di idee e opinioni l’altro valore su cui si fondano le Giornate degli Autori, come ha sottolineato in conferenza stampa il Presidente Roberto Barzanti. A questo, quindi, serve la Villa degli Autori al Lido, centro nevralgico e cuore fisico ed emotivo della selezione.

La giuria. Le Giornate degli Autori sono, quindi, proposta e anche competizione. Per l’ottavo anno prende corpo il progetto 28 Times Cinema, promosso dalle Giornate, da LUX Film Prize del Parlamento europeo e da Europa Cinemas, con la collaborazione di Cineuropa. L’iniziativa vede ventotto giovani, quindici ragazze e tredici ragazze, di età compresa tra i 18 e i 25 anni, selezionati dai cinema europei appartenenti al circuito Europa Cinemas, che si incontrano per la prima volta a Venezia con il compito di osservare tutti i film del Concorso delle Giornate e attribuire un riconoscimento alla miglior opera. Il premio ha un valore di 20.000 euro che sarà diviso tra il regista e il distributore per aiutare l’uscita internazionale. A capo di questa banda di cinefili quest’anno è stato chiamata Samira Makhmalbaf, regista iraniana già vincitrice a Cannes del Gran Premio della Giuria nel 2000 con Lavagne e nel 2003 con Alle cinque della sera. 

La parola agli autori. Il programma delle Giornate degli Autori si articola in diverse sezioni. C’è il Concorso, ci sono gli Eventi Speciali, le Proiezioni Speciali e il Woman’s Tale (la rassegna di corti sul mondo femminile in collaborazione con Prada’s Miu Miu Label). La selezione ufficiale, in particolare, rispecchia le linee di ricerca delle Giornate associando nomi noti a scommesse e a opere prime, tutti quasi sempre in anteprima mondiale. Tra le sfide sicuramente interessanti da valutare sullo schermo, il film Candelaria di Jhonny Hendrix Hinestroza, produttore sudamericano giunto alla sua terza opera da regista, che racconta di un viaggio nella Cuba più profonda ancora vibrante di fascinazione e magia. Altra scommessa è l’opera prima italiana Dove cadono le ombre di Valentina Pedicini, la quale porta nella finzione il suo stile documentaristico. La storia ruota attorno ad Anna e Hans, vittime del tempo che non passa mai sullo fondo di un istituto per anziani. Quando nel loro presente riappare Gertrud, l’orrore da loro provato nell’orfanotrofio si riannoda per portare a galla ricordi e traumi mai spenti. Da una storia vera. Un documentarista approdato al lungometraggio è anche Ruth Mader: Life Guidance, titolo del suo nuovo film, racconta di un futuro in cui il capitalismo ha preso la strada più estrema e in cui una parola fuori posto può provocare danni concreti. Il contagio di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini è l’opera seconda di questa coppia consolidata soprattutto nell’universo del corto, già noti alle Giornate per il passaggio di Et in terra Pax nel 2010. Il film di quest’anno racconta di un’umanità multiforme che sente la necessità di una svolta, per slegarsi da una vita clandestina e a tratti criminale. Altro autore noto al concorso veneziano è Pengfei, vincitore del Premio Fedeora con Underground Fragrance nel 2015. Il regista cinese quest’anno propone The Taste of Rice Flower che ruota attorno al rapporto madre-figlia, condito con drammi e tradizioni religiose in grado, forse, di appianare i rapporti. C’è poi il ritorno di Vincenzo Marra, documentarista italiano con all’attivo anche sconfinamenti nella finzione, premiati soprattutto alla Mostra. Ai Venice Days di quest’anno il regista sarà presente con L’equilibrio, storia di Giuseppe, sacerdote campano in crisi di fede che tornando a casa da Roma, si scontra con la dura realtà del suo quartiere, nel tentativo di trovare un equilibrio sociale e di vita, non sempre, però, possibile.
Anche Shirin Neshat è un volto noto del Lido per aver vinto il Leone d’argento per la miglior regia nel 2009 con Donne senza uomini. Alle Giornate presenta Looking for Oum Kulthum in cui Mitra, artista e madre, si tuffa in un progetto artistico ambizioso, raccontando di Oum Kulthum, cantante araba e regina in un mondo maschilista. Il racconto porta Mitra fuori del suo mondo, fino all’arrivo di una folgorazione. Le Giornate, proseguendo nella composizione del programma, presentano per la prima volta a Venezia un nome noto ai festival, ovvero Kim Nguyen con Eye on Juliet, una storia d’amore vista dagli occhi di un drone. Stesso discorso vale anche per il regista thailandese Pen-ek Ratanaruang che, dopo aver girato i festival di mezzo mondo, tra cui Berlino, Cannes, Rotterdam, Tallin, arriva in laguna con Samui Song. Qui Viyada, cantante affermata bella e affascinate, si deve districare dai dettami di una setta, a cui è devoto il marito, per riconquistare la sua libertà. Ha già vinto a Venezia con un cortometraggio Faouzi Bensaïdi, che alle Giornate presenta Volubilis, storia d’amore triste e senza scampo all’interno di una società marocchina ingiusta e divisa. A completare la selezione l’opera prima di Sara Forestier, M, narrazione sull’attrazione degli opposti e sui segreti ingombranti e Savi Gabizon che con Longing racconta un viaggio tra un padre benestante e un figlio a sorpresa che cambierà le vite di entrambi. 

Il resto della selezione. Gli eventi speciali si focalizzano su aspetti e punti di analisi specifici del passato, dell’Italia, del Mondo, del cinema e della sua storia tra documentario e finzione. Agnelli di Nick Hoover, prodotto da HBO, è un documentario sulla famiglia omonima torinese; Getting Naked: A Burlesque Story di James Lester è anch’esso un documentario che svela i retroscena della miseria del mondo luccicante e colorato del burlesque. La legge del numero uno di Alessandro D’Alatri, invece, è un film di finzione sulla voglia di libertà di tre carcerati. Di storia e di cinema parla Il risoluto di Giovanni Donfrancesco, che pone a confronto un italiano di 87 anni con un passato nella flottiglia Decima MAS e un cineasta a cui si confida perché l’unico in grado di raccontare la sua storia. In collaborazione con il Tribeca Film Festival giunge ai Venice Days Thirst Street di Nathan Silver, tra i maggiori successi del festival newyorkese. Il film è una storia d’amore in volo tra l’Oceano e la Francia. Il tentato suicidio nell’adolescenza del 1968 di Ermanno Olmi completa la proposta degli eventi speciali con un documentario sui primi anni di attività del reparto psichiatrico del Policlinico di Milano, mai stato proiettato in pubblico e che addirittura non risulta citato in tante filmografie del grande regista.
Il programma delle proiezioni speciali annovera: I’m (Endless Like the Space) di Anne-Riitta Ciccone, regista finlandese che racconta di un’Italia polverosa e di provincia, speranzosa in un futuro migliore; il primo corto da regista dell’attore Claudio Santamaria, The Millionairs, storia di omicidi perpetrati da alcuni personaggi alla ricerca di una misteriosa valigetta; il documentario Raccontare Venezia di Wilma Labate, che ripercorre la storia cinematografica di Venezia.
I corti, infine, selezionati per il Woman’s Tale sono Carmen di Chloë Sevigny e (The [End) of History Illusion) di Celia Rowlson-Hall. Il primo racconta la storia della nota cabarettista Carmen Lynch, la quale in dialogo con la regista spiega cosa vuol dire essere donna all’interno di un circuito di celebrità, arte e performance a ripetizione. Il secondo corto invece è un focus su una lussuosa casa di Las Vegas nel cui scantinato si celano drammi e fughe dalla realtà attraverso il racconto di vita di due gemelli che fanno il tip tap e di una ballerina fornaia.

Di seguito il programma completo della 14esima edizione delle Giornate degli Autori – Venice Days:

CONCORSO:
Candelaria, di Jhonny Hendrix Hinestroza (Colombia, Germany, Norway, Argentina)
Il contagio, di Matteo Botrugno, Daniele Coluccini (Italy)
Dove cadono le ombre, di Valentina Pedicini (Italy)
L’equilibrio, di Vincenzo Marra (Italy)
Eye on Juliet, di Kim Nguyen (Canada)
Longing, di Savi Gabizon (Israel)
Life Guidance, di Ruth Mader (Austria)
Looking For Oum Kulthum, di Shirin Neshat (Germany, Austria, Italy)
M, di Sara Forestier (France)
Samui Song, di Pen-ek Ratanaruang (Thailand, Germany, Norway)
The Taste of Rice Flower, di Pengfei (China)
Volubilis, di Faouzi Bensaidi (Morocco, France)

SPECIAL EVENTS:
Agnelli, di Nick Hooker (U.S.)
Getting Naked: A Burlesque Story, di James Lester (U.S.)
La Legge del numero uno, di Alessandro D’Alatri (Italy)
Il risoluto, di Giovanni Donfrancesco (Italy, France)
Thirst Street, di Nathan Silver (U.S.)
Il tentato suicidio nell’ adolescenza, di Ermanno Olmi (Italy)

SPECIAL SCREENINGS:
I’M (endless like the space), di Anne-Riitta Ciccone (Italy)
The Millionairs, di Claudio Santamaria (Italy)
Raccontare Venezia, di Wilma Labate (Italy, France)

WOMEN’S TALES PROJECT (shorts), in collaboration with Prada’s Miu Miu Label:
Carmen, di Chloe Sevigny (Italy, U.S.)
#14 (The [End of History Illusion], di Celia Rowlson-Hall (Italy, U.S.)