Game of Thrones, una questione di famiglia

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sansa and brand game of thrones il trono di spadeCosa hanno in comune Il Trono di Spade e Il Padrino? A parte l’efferatezza e la facilità con cui vengono compiuti alcuni omicidi, in entrambe le storie il valore cardine è quello della famiglia. Non si tratta della semplice appartenenza ad un casato, ma di un sentimento forte che lega, nel bene e nel male, coloro che portano lo stesso cognome.

Lo sanno bene gli Stark, che dopo sette stagioni, nell’episodio The Spoils of war, sono finalmente riusciti a ricongiungersi. Certo, a Grande Inverno sono però tornati solo i sopravvissuti: Sansa, Arya e Brandon. C’è da dire che quest’ultimo, nonostante abbia i poteri, ha la stessa sensibilità di un cucchiaino da tè: la prima cosa che ha detto a Sansa quando l’ha vista è stato ricordarle la violenza subita durante la prima notte di nozze. A quanto pare nei Sette Regni il “ciao, mi sei mancata” non va di moda.

Seppure con storie diverse, è evidente come i tre fratelli siano uniti da un sentire comune, da un insieme di valori positivi (lealtà, onore, integrità) che li rende i “valorosi protettori del Nord”.

I legami di sangue contano ed infatti, nonostante Jon Snow e Theon Greyjoy siano cresciuti a Grande Inverno, non hanno ereditato queste caratteristiche.

Jon Snow, sempre più coinvolto da Daenerys (forse anche troppo coinvolto), pur non sapendo ancora di essere un Targaryen, è spinto a dare fiducia alla Khaleesi, nonostante che le scelte della bionda siano assai discutibili: Daenerys, infatti, decide di comportarsi esattamente come i suoi predecessori e di usare i draghi in guerra, distruggendo l’esercito dei Lannister e dei loro alleati (primi fra tutti i Tarly), che trasportavano il bottino recuperato dopo la presa di Alto Giardino.

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La follia è una caratteristica nota tra i Targaryen (i maestri della Cittadella sostengono che derivi dal fatto che si sposavano fra consanguinei) ed è evidente che l’unica cosa che ferma Daenerys dal perdere la testa è Tyrion, che però non sempre riesce a farsi ascoltare.

E proprio nella battaglia contro i Lannister, Tyrion si ricorda di non essere un Targaryen, ma un leone di Castel Granito. Nel momento in cui le sorti della battaglia (e forse della guerra) potrebbero essere decise, invece di temere per la vita della Khaleesi, si preoccupa che Jaime non venga bruciato da Drogon. Si può odiare il proprio padre (come nel caso di Twyn Lannister), ma nessuno in Game of Thrones, riuscirà a rinnegare fino in fondo la propria famiglia.

Finanche Sam e Dickon Tarly, due che sembrano essere diventati fratelli per sbaglio, in realtà hanno ereditato i valori del padre Randly. Così come Sam, seppure con riluttanza, rompe il giuramento dei Guardiani della Notte per mettersi in salvo, allo stesso modo Lord Tarly, fedele ai Tyrell, è refrattario a sostenere i Lannister, ma, vista la forza dell’esercito della Regina, capisce che non può fare altrimenti. Sam e Dickon condividono il sentimento di lealtà nei confronti del proprio comandante, a tal punto da essere pronti a salvare la vita rispettivamente a Jon Snow e a Jaime Lannister.

A salire sul trono di spade non è mai una sola persona, ma una famiglia e chi riuscirà a conquistare definitivamente lo scomodo scranno non solo porterà gloria al proprio casato, ma renderà i valori che caratterizzano la propria famiglia le linee guida per governare, così come in passato è stato per la follia dei Targaryen e, ad oggi, lo è per l’astuzia dei Lannister.

Chi siederà sul trono di spade? George Martin e Don Vito Corleone sembrano pensarla allo stesso modo: “un uomo che sta troppo poco con la famiglia non sarà mai un vero uomo”.

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