I film e le serie tv da vedere alla Mostra del Cinema di Venezia 2017

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Venezia 74 sta per iniziare. Mercoledì 30 agosto si dischiuderanno le porte di questo importante festival cinematografico che per undici giorni cercherà di definire lo stato del cinema nel 2017. Alberto Barbera e Paolo Baratta, accompagnati dai rispettivi entourage, accoglieranno e seguiranno nel lungo percorso della Mostra giornalisti, critici, addetti al settore, amanti del cinema tra storie e visioni, racconti e suggestioni arricchite e stimolate dalla bellissima cornice che è il Lido di Venezia (vi abbiamo già documentato i lavori di ristrutturazione della zona antistante il Palazzo del Cinema e del Palazzo del Casinò).
In attesa quindi di sedersi in Sala Darsena o in Sala Grande o nell’enorme struttura del PalaBiennale, abbiamo pensato di introdurvi la materia cinematografica della Mostra 2017 con un breve selezione di 5 o più film che potrebbero incuriosire, accattivare, agganciare lo sguardo dello spettatore per motivi differenti.

Ella e John – The Leisure Seeker di Paolo Virzì (In concorso)

Primo film in lingua inglese per uno dei maggiori esponenti della commedia italiana di oggi che tra le risa dei suoi film nasconde piccole e profonde riflessioni sulla nostra Italia. Tratto dal libro omonimo di Michael Zadoorian e riadattato insieme ai fedelissimi collaboratori Stephen Amidon, Francesca Archibugi e Francesco Piccolo, Ella e John racconta di una fuga di due anzianotti su un vecchio camper chiamato appunto Leisure Seeker. Perché attendere di vedere il film di Virzì? Perché sarà interessante osservare come il livornese ha lavorato con una produzione extra italiana; per capire come il cinema italiano di un regista italiano che racconta l’Italia si pone in relazione con una storia apparentemente americana, seppur il tema della fuga e del viaggio siano già nelle corde del regista. E poi Virzì torna in concorso a Venezia a venti anni da quel Gran Premio della Giuria vinto nel 1997 con Ovosodo, film che tanti applausi strappò e ormai fa parte della storia del cinema nostrano. 

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Mektoub, My Love: Canto Uno di Abdellatif Kechiche (In concorso)

Il tunisino è un vecchio combattente. Le motivazioni per cui da Mektoub, My Love: Canto Uno ci si possa attendere una visione a sorpresa sono svariate. Innanzitutto perché il suo stile registico molto poetico e sensibile sorprende e conquista il pubblico immediatamente. Anche per questo motivo i suoi film hanno sempre vinto molto nei festival e sono ancora oggi negli occhi di moltissime persone. Se poi si tiene conto che Kechiche torna alla regia dopo più di quattro anni dalla Palma d’oro a Cannes con La vita di Adele nel 2013 e che nel farlo ha creato davvero un casino assurdo, l’attesa per vedere il suo nuovo film sale di molto. Metkoub, infatti, nasce nella testa di Abdellatif come un film unico. La sua produzione non era d’accordo con lui e per questo ha deciso di tagliare il film in due parti per motivazioni non del tutto chiare se non fosse che il montaggio originale era molto lungo e quindi poco commerciale, creando un piccolo attrito con il regista. Il Direttore Barbera, che è riuscito a vederne una copia forse anche prima dello spezzettamento, anche per questi motivi l’ha voluto alla Mostra e l’ha pure messo in concorso.


Manhunt di John Woo (Fuori Concorso)

Altro atteso ritorno alla Mostra e alla regia è quello di un vecchio maestro del cinema d’azione, John Woo, già Leone d’Oro alla carriera nel 2010. A sorpresa in un assolato agosto è arrivata la notizia della presenza di Manhunt a Venezia 74. Il trailer ufficiale dimostra quanto la pellicola rappresenti un ottimo film di genere: il genere ‘John Woo’. Doppie pistole una contro l’altra, omicidi, stupri, rapine, violenza perpetrata quasi in maniera sadica e il Bene alla ricerca di smarcarsi dal Male, sono alcuni elementi che confermano l’atmosfera dell’action movie tipico di Woo, il quale nel definire questo film ha richiamato una sua vecchia pellicola, The Killer. Si parla di 50 milioni di produzione, targata Media Asia e di un cast davvero notevole. 

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Michael Jackson’s Thriller 3D di John Landis e Making of Michael Jackson’s Thriller di Jerry Kramer (Fuori Concorso – Eventi Speciali) 

Niente di nuovo nel leggere questi titoli perché sul video musicale di Thriller di Michael Jackson diretto da John Landis si è già detto davvero moltissimo. A Venezia 74 arriva una versione in 3D e un breve documentario sul dietro le quinte. Insomma non si attendono grandi attese da questo evento speciale se non fosse che rappresenta l’unico ‘film di mezzanotte’ della Mostra. A Venezia 73 è toccato a Nicolas Winding Refn e Dario Argento occuparsi di questo spazio, presentando il restauro in 4K di Zombie di George A. Romero e la Sala Giardino che ospitava l’evento registrò il sold out. La collocazione oraria e la scelta dell’horror, quindi, per questa speciale sezione rappresentano nella storia della Mostra sempre un momento interessante e curioso, perché la visione di mezzanotte permette di saggiare un genere non sempre inserito nelle programmazioni ufficiali dei festival. Se poi quest’anno c’è da vedere un cortometraggio musicale entrato ormai di diritto nella storia del video e forse del cinema, allora il pubblico accorrerà sicuramente numeroso. 


Angels Wear White di Vivian Qu e Una famiglia di Sebastiano Riso (In concorso) 

Questi due film, queste due anime registiche possono essere accostate seppur, per formazioni e tipo di cinema, sono distanti. Da un lato c’è la regista cinese Vivian Qu che con Trap Street nel 2013, inserito nel programma della Settimana Internazionale della Critica, conquistò il pubblico della Mostra per la bravura nel condurre la macchina da presa all’interno di una società cinese iper controllata e poco libera. Dall’altro lato c’è un regista italiano che partendo dal concorso de La Semaine della Critique al Festival di Cannes del 2014 con Più buio di mezzanotte portò a casa diversi premi e fece ben guardare al cinema nostrano di domani, raccontando il dramma di un ragazzino omosessuale nella società catanese di oggi tra prostituzione e rifiuti. Ora questi due registi, alla seconda opera entrambi, si trovano inseriti nel concorso della Mostra 2017 con due film diversi da cui è lecito attendersi molto. Sarà interessante, infatti, valutare la loro maturazione, la loro crescita linguistica e narrativa per capire se da belle promesse Qu e Riso si sono trasformati in due solide realtà. 

 


Wormwood di Errol Morris (Fuori Concorso) e Suburra: La serie (Cinema nel Giardino)

Lo spazio delle serie tv ai festival cinematografici si sta consolidando sempre più nel corso degli anni. L’anno scorso al Lido sono sbarcati Paolo Sorrentino, Jude Law e Silvio Orlando con The Young Pope, mentre al Festival di Cannes di quest’anno David Lynch ha portato i primi due episodi di Twin Peaks. In questa direzione Barbera ha deciso di raddoppiare la presenza delle serie tv a Venezia 74. Approdano, infatti, nella selezione di Cinema nel Giardino le prime due puntate di Suburra: La serie, il serial tratta dall’omonimo film diretto da Stefano Sollima, prodotto da Netflix, con Alessandro Borghi (padrino della Mostra quest’anno), Filippo Nigro, Claudia Gerini e Francesco Acquaroli. Non si sa molto sulla storia, solo che i primi due episodi sono diretti da Michele Placido. Se Suburra: La serie arriva a Venezia in anteprima mondiale, per quanto riguarda invece Wormwood, la miniserie diretta da Errol Morris, anch’essa di produzione Netflix, sarà presentata in un altro festival qualche giorno prima dell’inizio della Mostra. Nonostante ciò, al Lido arrivano tutte le sei puntate di cui si compone il serial, che tra il documentario e la fiction racconta la storia della misteriosa morte dello scienziato dell’esercito americano Frank Olson, interpretato da Peter Sarsgaard, e degli incessanti sforzi di suo figlio per portare a galla la verità. Perché queste due serie potrebbero essere attese dal pubblico della Mostra? Perché le serie tv richiamano attori noti e quindi pubblico; perché osservare una serie tv sullo schermo di un cinema fa sempre un certo effetto; perché portare questo genere visivo nel tempio del cinema vuol dire aver inteso quali direzioni di crescita può avere la settima arte.

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