5 motivi per rimpiangere la serie animata di Batman

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È davvero bizzarro il destino che in questi anni sta vivendo uno dei supereroi più longevi della storia dei media, popolare anche quando i titoli supereroistici non erano così in voga: Batman, dopo aver perso quest’anno uno dei suoi primi volti, Adam West, vede il proprio futuro al cinema in una fase di stallo e incertezze. Questo nonostante i capolavori di Tim Burton all’inizio degli anni Novanta (poi vanificati dai due sequel di Joel Schumacher) e la rinascita distopica a opera di Christopher Nolan degli anni Duemila.

Eppure una delle versioni che più rese grande l’immaginario dell’Uomo pipistrello e permise al suo personaggio di fissarsi in modo indelebile nell’immaginazione di generazioni diverse è stato un cartone animato: venticinque anni fa, in concomitanza con il secondo film di Burton, Batman: The Animated Series faceva il suo debutto nel pomeriggio di Fox Kids. In onda per tre stagioni dal 1992 al 1995, e poi l’anno successivo anche con la continuazione The New Batman Adventures,  la serie animata fu fondamentale per fissare il canone del Cavaliere oscuro anche negli adattamenti successivi in qualsiasi formato

1. Un’estetica matura
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Pur essendo un cartone animato che andava in onda nella fascia pomeridiana, Batman non fu mai pensato dai creatori Bruce Timm e Eric Radomski come esclusivamente un prodotto per bambini. Accanto a tecniche di animazione piuttosto avanzate, i due costruirono un’estetica piuttosto matura, ispirata anche dalla Gotham visionaria e a tinte fosche che era stata già veicolata dai film di Burton.

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La città e le ambientazioni assunsero dunque una dimensione quasi atemporale, dove i grattacieli art deco coesistevano con i dirigibili futuristici della polizia e dove le atmosfere fumettistiche si fondevano con una più generale patina hard boiled, ispirata ai film noir e perfino alle pellicole mute di inizio secolo.

2. Un Batman bilanciato
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In questo contesto non proprio infantile, il personaggio stesso di Batman poteva essere tratteggiato in modo più completo e complesso. Senza arrivare ai dissidi interiori che saranno il fulcro delle storie di Nolan, questo Uomo pipistrello è un eroe a tutto tondo e innanzitutto un detective, che risolve i casi per tenere a freno i drammi della propria infanzia e per un innato senso di giustizia. Non rinuncia a entrare in azione anche se la sua regola fondamentale è quella di non uccidere.

Nei vari episodi c’è modo anche di esplorare il suo alter ego Bruce Wayne, presentato in maniera leggermente più goffa che in altre versioni. E fondamentale è il rapporto di entrambe le identità con Catwoman/Selina Kyle: la loro ambivalente relazione, soprattutto quando la gatta scopre la vera identità dell’eroe, è interessante proprio perché sospesa fra attrazione e rivalità.

3. Nemici perfetti
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Sono proprio i villain, più ancora che l’eroe stesso, ad essere uno dei piatti forti della serie animata di Batman. Non solo perché attori eccellenti come Mark Hamill o Ron Perlman doppiavano nemici storici come Joker o l’Uomo d’argilla. In generale tutti gli antagonisti subirono un restyling piuttosto convincente e ad ognuno fu data una storia che aggiungeva profondità a una condizione che in precedenza era stata più da macchietta: l’Enigmista era frustrato dal fatto che la sua intelligenza non lo portasse al successo; Mr. Freeze era un dottore disperato dal non poter salvare l’amata moglie Nora; Harley Quinn era intrappolata in un rapporto di abuso e manipolazione con il Joker.

Harley Quinn, fra l’altro, è proprio una creazione originale della serie che ebbe talmente successo presso i fan da essere poi introdotta nel canone ufficiale di Batman, a partire dai fumetti. Ma il cartone lavorò anche su villain minori, fra cui Ra’as al Ghul, lo Spaventapasseri (entrambi poi introdotti nei film di Nolan), il Cappellaio matto e il Re degli orologi, dandogli rinnovata popolarità.

4. Comprimari essenziali
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Non solo Batman contro i cattivi, in ogni caso. Un altro merito della serie animata, anche grazie all’agio di poter sviluppare le storie su diversi episodi, è quello di circondare l’eroe di comprimari credibili e articolati. A differenza di altri adattamenti, ad esempio, il Cavaliere oscuro ha rapporti piuttosto amichevoli con il commissario Gordon e con la polizia di Gotham.

Ma convincenti sono anche Robin, un Dick Grayson a cui viene dato un aspetto e una personalità più mature del solito, e Batgirl, ovvero Barbara Gordon, la figlia del commissario, spigliata e ironica (entrambe queste figure al cinema hanno avuto una versione sfortunatissima mentre questo loro adattamento animato rende loro molta più giustizia). In The New Batman Adventures Grayson cresce e si allontana da Gotham, salvo poi tornare nei panni di Nightwing.

5. Un po’ di ironia
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Pur mostrando una certa dose di violenza e trame di appeal anche per gli adulti, la forza di Batman The Animated Series è sta sempre quella di non eccedere né sul versante dark né in quello camp. Così le storie risultavano essere complesse ed efficaci senza per forza essere del tutto deprimenti o surreali. E ad aiutare in questo è anche la buona dose d’ironia, spesso anche sottile e su diversi piani di lettura.

Più volte sia gli eroi che i villain si trovano in situazioni di disagio o vengono messi in imbarazzo. Nei dialoghi ci sono perfino dei ben celati riferimenti sessuali e ogniqualvolta i personaggi si trovino in situazioni d’intimità e di affetto le loro espressioni facciali sono impagabili. Un mix perfetto fra tensione e distensione che ha reso credibile non solo un cartone animato ma anche un personaggio a tutto tondo, permettendogli di resistere nei decenni. Sperando che un po’ di ironia sia quello che serve per salvare le prossime incarnazioni di Batman.

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