Festa del Cinema di Roma 2017: intervista a Kazuya Shiraishi

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Come maestro una leggenda: Koji Wakamatsu, di cui è stato anche assistente alla regia. A Roma per presentare il suo nuovo lungometraggio, Birds Without Names, Kazuya Shiraishi ricorda il suo sensei anticipando di avere un progetto che riguarda da vicino il grande innovatore del cinema indipendente giapponese al quale evidentemente deve molto. Non è però il momento di scendere in dettagli, l’attenzione è rivolta al film portato alla dodicesima Festa del Cinema. Protagonista Yu Aoi nei panni di Towako, una donna problematica che vive con Jinji, interpretato da Sadao Abe, un uomo di quindici anni più grande. Non riesce a dimenticare Kurosaki, il suo ex, con cui ha rotto ormai da tanto tempo e del quale non ha più notizie. Jinji è un uomo goffo, rozzo, per il quale lei non prova nulla. All’uomo, però, non importa. Si impegna a mantenerla, anche se non ha un grande stipendio, le prepara da mangiare e cerca in tutti i modi di starle vicino. Un giorno Towako incontra Mizushima che le ricorda un po’ Kurosaki. Tra i due inizia una relazione, clandestina. Lui è sposato. Questa la sinossi del film, costruito con una narrazione, ricca di svolte che comportano cambi di registro (dal melodramma al thriller), che nasce dalle pagine di un libro. Il soggetto infatti non è originale. La sceneggiatura è tratta da un romanzo di successo di Mahokaru Numata.

Perché proprio questo libro?
Mi ha colpito molto, soprattutto per il finale. All’inizio a dire il vero mi sembrava inverosimile, ma poi riflettendoci ho capito meglio la sua forza. La scelta di un’estrema dimostrazione d’amore. Credo che il fascino di questa storia stia nel racconto di come dalla meschinità possa nascere qualcosa di bello. Così come il fiore di loto spunta da una palude.
 
Non è la prima volta che lavora a un film basato su un romanzo. Quali sono, come regista, le difficoltà di dirigere un adattamento?
Sicuramente ragionare sulla lunghezza e quindi la necessità di comprimere alcuni aspetti per non finire a realizzare un film di cinque ore. Per fare un esempio pratico, nel libro Mizushima si reca due volte nell’appartamento di Towako, in seguito al reclamo che lei fa per l’orologio, e la bacia solo nella seconda occasione. Nel film abbiamo ridotto quel doppio incontro a uno. Comunque, in generale posso dire che la cosa più importante per me era quella di cercare di trasmettere le emozioni che ho provato leggendo il libro.

Parlando del cast. Yu Aoi, che appare perfetta, è stata la prima scelta?
Aveva anche l’età giusta. Ho dovuto convincerla a calarsi in questo personaggio che almeno all’inizio può apparire odioso per il pubblico, poco empatico. Le ho chiesto di fidarsi di me.

E il protagonista maschile, Sadao Abe?
È stato scelto dopo Yu Aoi. Poteva sembrare lontano da un personaggio come quello di Jinji, che è così rozzo e volgare. Invece si è calato perfettamente nella parte contribuendo molto a modulare il personaggio stesso.

Ha pensato a qualche film del passato prima di girare Birds Whitout Names?
A un lungometraggio del regista coreano Lee Chang-dong: Secret Sunshine. È stato d’ispirazione per il tema dell’amore incondizionato che è al centro del mio film e non avevo ancora affrontato.

Nei prossimi cosa racconterà?
Ho già due progetti pronti in fase di post-produzione. Il primo, più sperimentale, è la storia di una idol. Il secondo, più mainstream, riguarda i rapporti tra la yakuza e la polizia.

(Yu Aoi e Sadao Abe)