Le leggende metropolitane su Hitler e i nazisti

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(foto: youtube)(foto: youtube)

In documenti della Cia del 1955 si parla di un Adolf Hitler vivo e vegeto in Colombia. Si tratta di dispacci in gran parte declassificati già nel 2000 e on line dal 2013, ma col nuovo rilascio governativo di carte legate all’assassinio di John Fitzgerald Kennedy sono rientrate prepotentemente nella conversazione come se si trattasse di nuove scottanti rivelazioni.

Le carte, in tutto quattro documenti, sono interessanti ma non rivelano affatto che la Cia avesse trovato il dittatore redivivo in quella gigantesca oasi per nazisti che diventò il Sud America alla fine della seconda Guerra Mondiale. Il copione è lo stesso dell’anno scorso, quando i giornali scoprirono documenti dell’Fbi declassificati due anni prima che davano il Führer in Argentina. Come scrisse lo scettico Brian Dunning i documenti raccoglievano qualunque segnalazione (anche la più improbabile) di Hitler sopravvissuto tra il 1945 e il 1947, non erano il risultato di indagini. E non serve impegnarsi troppo per trovare in quegli stessi archivi analoghe incredibili voci di bestiame mutilato da alieni: che qualcosa arrivi alle orecchie di un agente governativo non rende automaticamente il contenuto credibile. Alla fine fu così anche per Hitler, perché alla Cia o all’Fbi serviva ben più di qualche voce o delle foto di un cosplayer per dimenticare le prove disponibili della fine suicida del dittatore nel 1945 a Berlino, che col passare del tempo diventarono sempre più solide e definitivamente confermate da test forensi più approfonditi di quelli dei sovietici.

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E allora perché la possibile fuga di Hitler ci fa ancora sobbalzare sulla sedia? Come ha sottolineato questa settimana Sofia Lincos su Queryonline:

La fine del Reich ebbe un profondo impatto sull’immaginario collettivo, e generò una ridda di leggende e teorie del complotto; era difficile accettare che una dittatura così potente fosse stata spazzata via così, senza appello.

A questo potremmo aggiungere che la storia del nazismo sembra offrire parecchi spunti per la nascita di narrazioni alternative, anche a molti anni di distanza. Per esempio è vero che molti criminali di guerra nazisti e fascisti riuscirono a scappare dall’Europa attraverso le ratline, vie di fuga che portavano principalmente in Sud America. Negli anni e decenni successivi i ratti in fuga furono braccati da cacciatori di nazisti come Simon Wiesenthal.

Una leggenda affascinante a questo proposito ricorda molto il romanzo I ragazzi venuti dal Brasile (1978), in cui si racconta che il dottor Josef Mengele ha continuato i suoi diabolici esperimenti sugli esseri umani e sta per clonare il Führer. Esiste infatti una cittadina brasiliana, Cândido Godói, dove nascerebbero molti più gemelli rispetto al resto del mondo. Mengele scappò davvero attraverso una delle ratline, e visse per decenni in America Latina, Brasile compreso. Secondo lo storico argentino Jorge Camarasa  Mengele negli anni Sessanta visitò Cândido Godói diverse volte, e a questo punto ci sono tutti gli ingredienti al posto giusto per la leggenda: i gemelli erano il segno lasciato dagli esperimenti dell’Angelo della morte, come era chiamato dalle vittime a Auschwitz.

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Mengele era più un macellaio che uno scienziato. Aveva intuito l’importanza di comprendere le leggi dell’ereditarietà ma i suoi cosiddetti esperimenti, spesso con gemelli, erano scientificamente irrilevanti oltre che torture. Solo da questo sembra improbabile che avesse scoperto negli anni ’60 tecniche tali da cambiare permanentemente il tasso di nascite di gemelli di una piccola popolazione. Inoltre che Mengele sia stato da quelle parti non è certo sufficiente a creare un legame causa-effetto, e non c’è nessuna prova che Mengele abbia continuato i suoi esperimenti, in Brasile o altrove.

La realtà è meno romanzesca: come spiega di nuovo Dunning in quella zona del Brasile (quindi non solo entro i confini di Cândido Godói) nascevano più gemelli già decenni prima che arrivasse il criminale. Probabilmente la causa è invece nell’effetto del fondatore, per cui popolazioni fondate da pochi coloni tendono a condividere alcuni tratti a causa della ridotta variabilità genetica di partenza e all’incrocio tra consanguinei.

A differenza del libro, Mengele non fu mai catturato e riuscì a vivere a lungo in Sud America, a volte usando addirittura il suo nome vero. Annegò nel 1979, impenitente.

Un’altro filone di leggende è quello con protagonista la tecnologia nazista. In molti campi il Reich potevano contare su ingegneri e scienziati d’eccezione che dopo la guerra Usa e Urss si sono spartiti. “I loro [scienziati] tedeschi sono meglio dei nostri” diceva una battuta resa celebre da Bob Hope dopo il lancio dello Sputnik. La battuta tornò capovolta dopo la conquista della Luna grazie, tra gli altri, al contributo di Wernher von Braun, inventore dei missili V2. Hitler aveva anche un programma nucleare, anche se irrimediabilmente gambizzato dalla cacciata degli scienziati ebrei. Non stupisce quindi che abbia fatto presa la leggenda di Die Glocke, una delle armi segrete dei nazisti viste fin troppe volte a Voyager.

(foto: David Pickford via Military Modeling)(foto: David Pickford via Military Modeling)

Si tratterebbe di un dispositivo a forma di campana che una volta messo in funzione (non si sa bene come) servirebbe a viaggiare nel tempo, a distruggere i nemici, o addirittura avrebbe effetti anti-gravitazionali. Questa bufala nasce in ambienti giornalistici nei primi nel 2000 e fa subito sensazione, nonostante l’unica prova dell’esistenza di Die Glocke sia nelle carte mostrate da una presunta spia, mai viste da un qualunque esperto. Come tutte le leggende sulla tecnologie fantascientifiche in mano ai nazisti (e misteriosamente non usate per vincere la guerra) quella di Die Glocke si può collegare al mito degli Ufo nazisti reso celebre dal negazionista dell’olocausto Ernst Zundel, morto lo scorso agosto.

A partire dagli anni ’70 Zundel cominciò a riciclare nei suoi libri alcune idee del tomo complottista Il mattino dei maghi (1960), convincendo una minoranza significativa di patiti del mistero che Hitler non solo era scappato, ma aveva riparato al Polo Sud. Qui si trovava un passaggio che portava all’interno della Terra, che come i nazisti ben sapevano è cava. Come ha riassunto Massimo Polidoro su Skeptical Inquirer:

All’interno della Terra gli scienziati nazisti avevano lavoravano per costruire un nuovo esercito con il quale conquistare il mondo. Un esercito che poteva contare su rivoluzionari velivoli rotondi: Ufo.

Le teorie alternative sulla storia e il destino dei nazisti sono inoltre quasi sempre toccate dal legame con l’occulto. Inutile nascondere che questo ci ha regalato ottimo materiale da intrattenimento, da Indiana Jones a Hellboy, ma bisogna fare attenzione a non confondere i nazismo pop con quello reale. Per esempio qualcuno crede davvero che Hitler fosse posseduto dal demonio, o che il Reich usasse la magia.

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Non c’è dubbio che esista un legame storicamente accertato tra nazismo e credenze soprannaturali ma davvero, oltre la propaganda, si trattava di una caratteristica fondamentale del Terzo Reich? Questa è l’idea disseminata da libri e documentari sensazionalistici, ma come ha spiegato a Salon  lo storico Michael H. Kater solo pochi individui, per quanto potenti, era davvero ossessionati dall’occulto. A parte Heinrich Himmler e il suo progetto di caccia alla reliquia Ahnenerbe:

non c’è uno straccio di prova che ‘intellettuali’ o mediatori culturali del Terzo Reich si fossero interessati di tale argomento (o dei morti, degli zombi, o dell’occulto, se è per quello)

Secondo Kater immaginare i nazisti come guidati da forze del male può essere un modo per digerire meglio l’orrore. Qualcosa di simile è successo anche dopo la morte di Kennedy:

Questi avvenimenti sono così clamorosi che dev’esserci qualcosa di soprannaturale dietro. Invece è tutto vero: la storia scrive i migliori, o i più truculenti, romanzi; gira i film migliori.

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