30 anni di Afterhours, Manuel Agnelli e quello che non c’è

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C’è da scommettere che qualcuno l’abbia sicuramente pensato e detto che gli Afterhours, prima o poi, sarebbero implosi. Crollati su loro stessi sotto i colpi dell’ego di Manuel Agnelli. Eppure dopo tre decenni ci sono ancora, con Manuel sempre presente dal quel lontano 1987, arrivati a oggi con un cambio di lingua nel cantato (dall’inglese all’italiano), una reale opportunità non sfruttata di diventare futuri compagni di etichetta dei Nirvana nella Geffen records, tanti cambiamenti e assestamenti di line up e, infine, il recentissimo incendio del loro studio/sala prove che ha messo a repentaglio il vecchio materiale.

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Lo scatto sulla copertina dell’Antologia 1987-2017: Foto di pura gioia – che raccoglie brani popolari e inediti, da My Bit Boy (1987) fino a Folfiri o Folfox (2016), ha una storia legata alla famiglia di Manuel: “Questa foto me l’ha fatta mio padre quando è tornato da un viaggio in Africa. Una parte della mia famiglia ha vissuto in Africa per un sacco di tempo nell’allora Zaire o Congo Belga. Mio padre andava spesso a trovare suo padre e suo fratello, e al ritorno mi ha portato un cinturone con pistola”. E qui torna in mente la citazione del brano Quello che non c’è: “Ho questa foto di pura gioia / è di un bambino con la sua pistola / che spara dritto davanti a sé / a quello che non c’è“.

Per Manuel Agnelli le radici sono importanti, tanto che spesso nei momenti di crisi prendeva l’auto e tornava a vedere la sua casa dove era vissuto da bambino nella sua infanzia felice alla periferia di Milano. Tra la fine degli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90, con Germi (1995), inizia un momento di cambiamento in concomitanza con fatti storici importanti a livello nazionale e internazionale: i processi di Mani Pulite, il crollo del Muro di Berlino avvenuto qualche anni prima, lo sgretolamento dell’Unione Sovietica, la caduta di Ceaușescu in Romania, i Nirvana in classifica in Italia. “Sembrava veramente che il mondo stesse cambiando, e per qualche anno è cambiato”.

Forse lo spartiacque che avrebbe cambiato la vita agli Afterhours arriva troppo presto: “Nme e Alternative Press ci recensirono molto bene i primi Ep. Ci chiamarono per suonare al New Music Seminar di Ny, e Gary Gersh che era l’a&r della Geffen Records che aveva appena messo sotto contratto i Nirvana, ci scrisse perché in quel momento gli interessavamo. Gli Usa non si affrontano dall’Italia e avremmo dovuto andare a vivere là e non l’abbiamo fatto. Col senno di poi forse un gruppo come il nostro ha significato più qui che là”.

Un cambio importante con Germi fu l’abbandono dell’inglese: “C’era la percezione di un cambiamento vero. Non avevo mai sentito la necessità artistica di cantare in italiano prima di averlo fatto. C’era anche poca roba in italiano che mi stimolasse: ad esempio i Litfiba non mi sono mai piaciuti tantissimo anche se gli ho sempre riconosciuto i meriti e la grandezza, però non erano un esempio per me, soprattutto musicalmente”. L’ascolto dei Ritmo Tribale fu sicuramente un incentivo al cantato in italiano: “Loro scrivevano in italiano in maniera molto convincente. Edda – Stefano Ranpoldi – , il cantante, è stato il primo che ho sentito cantare in italiano e mi ha fatto pensare che qualcuno ci stesse riuscendo. Non erano gli unici, c’erano anche gli Ifix Tcen Tcen, una band hardcore che rifacevano in modo provocatorio spot pubblicitari e jingle televisivi”.

E inevitabilmente si arriva a parlare di tv e della percezione dopo l’inizio della sua esperienza a X Factor: “Andando in televisione mi sono accorto che per la maggior parte del pubblico del programma io non ero nessuno e non avevo un passato. Rimettersi in gioco è stato utile. Se sei in televisione esisti, se non sei in televisione non esisti, e questa è una distorsione molto pesante. Siamo riusciti a vivere 30 anni senza televisione e volevamo comunicarlo”.

Il 10 aprile 2018 ci sarà in concerto al Forum di Assago per celebrare le tre decadi: “Il live durerà sicuramente tre ore per poter rappresentare tutto il nostro percorso. Ci piacerebbe fare una scaletta ragionata, avremo molti ospiti e alcuni dei quali saranno ex Afterhours. Sarà più un concerto che uno spettacolo. Naturalmente non siamo Nick Cave ma il concerto suo è quello che vorrei, senza aver per forza una produzione galattica ma al contrario volutamente antica con un contatto fisico che non si vede più”.

L’antologia è composta di quattro cd e un libro corredato da foto d’epoca e scritto dal giornalista Federico Fiume: “Per chi già ci conosce ci sono dei pezzi già editi che si fa fatica a reperire e rimasterizzata dignitosamente. In più alcuni demo tape originali che avevo registrato proprio quando li avevo composti” La versione acustica di Pelle registrata negli Usa a Tulsa brilla sicuramente tra i tanti inediti : “La ripresa del suono è diventata centrale dopo anni di post produzione. La nuova ondata è tornare ad un certo tipo di analogico, ma in registrazione ancora di più”.

Se gli Afterhours hanno fatto parte di un momento culturale molto importante e quasi musicalmente rivoluzionario per l’Italia. Il cantante non lesina pareri anche sulla musica più contemporanea e recente: “La nuova scena non è rivoluzionaria. Ma se devo dirlo, preferisco la trap all’indie di oggi. Per me quello è un fenomeno che all’inizio se ne è fottuto di tutto, persino dei risultati da un certo punto di vista. Ed era da un sacco di tempo che non c’era qualcosa del genere”.

Negli Afterhours e in Manuel Agnelli è rimasta intatta la voglia di cercare un punto di incontro col pubblico. Un codice comunicativo che già negli esordi era oltre la media e che prosegue oggi con la stessa convinzione. Era arrivato il momento di razionalizzare quanto fatto dall’inizio e metterlo in un mattone antologico vero, ma questo è solo un nuovo punto di partenza.

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