I problemi del libro di Giulia Innocenzi sui vaccini

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71YooHeRXLLL’autrice è Giulia Innocenzi, il titolo VacciNazione, la casa editrice Baldini-Castoldi. Si tratta dell’ultimo libro della giornalista, dedicato a uno dei temi caldi del dibattito politico, e non solo, di questi mesi. Un testo nel quale l’autrice afferma di non essere contraria ai vaccini, definiti come una “fra le più grandi scoperte della medicina”. Eppure, tra aperture di credito ad alcune delle bufale più diffuse e concessioni ai sentimentalismi, alla fine nel lettore qualche dubbio rimane. Ma vediamo, nel dettaglio, cosa non funziona nel testo. E proviamo a spiegare, punto per punto, come stiano davvero le cose.

I vaccini monocomponente
Sono finiti anche all’interno del decreto Lorenzin. I vaccini monocomponente, utili per quanti avessero già contratto una delle patologie dalle quali proteggono i pluricomponente. “Mettiamo”, scrive la direttrice di Giornalettismo, “che mio figlio abbia già avuto gli orecchioni, devo fargli lo stesso la quadrivalente, vaccinandolo così una seconda volta per la malattia che ha superato?”. Su questo punto non c’è da preoccuparsi: vaccinarsi contro una malattia per la quale si è già immuni non ha alcun effetto collaterale.

Giulia Innocenzi - Foto Stefano Colarieti / LaPresse
Giulia Innocenzi – Foto Stefano Colarieti / LaPresse

C’è poi un ulteriore problema. Le case farmaceutiche, per ragioni di convenienza economica, non producono vaccini per l’età pediatrica in formulazione monocomponente. La soluzione? Lo Stabilimento chimico farmaceutico militare. “Per un istituto pubblico di questo calibro, cosa vuoi che sia la produzione di vaccini monocomponenti? Essendo vaccini molto vecchi sono anche molto facili da produrre, e a costi molto ridotti, perché non presentano particolari barriere di tipo tecnologico o brevettuale”. Detto che, per quanto ridotto, si tratterebbe comunque di un costo, oltretutto inutile da sostenere visto che si possono tranquillamente usare i pluricomponente, non basta schioccare le dita per ottenere un vaccino. Intanto i tempi di produzione vanno dai 24 ai 36 mesi. E poi ci sono i trial clinici. Già, perché un vaccino non è un motore che basta assemblare e poi accendere. Oppure, visto che piacciono ai NoVax, i monocomponente si mettono in commercio senza tutte quelle verifiche di qualità e sicurezza alle quali sono sottoposti tutti i vaccini?

Morbillo, vaccinare gli adulti
“Durante l’epidemia del 2007, l’età media di chi ha contratto il morbillo era 17 anni”, scrive Innocenzi. “Nell’epidemia occorsa 10 anni dopo, l’età media si è alzata fino a 27 anni. Questo perché vaccinando sempre di più i bambini piccoli, a rimanere scoperti sono proprio gli adulti. E più tardi si contrae il morbillo, più questo diventa pericoloso. Perché allora non vaccinare gli adulti, o almeno alcuni adulti, che fanno parte di categorie più esposte alla possibilità di contrarre il morbillo?”.

Ecco, la risposta a questa domanda chiama in causa la statistica. Lo ha spiegato molto bene, la scorsa estate sul proprio blog, Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene e medicina preventiva all’università di Pisa. Proviamo a riassumere: non conta la quantità di persone di una determinata classe di età che si ammala, quanto l’incidenza della malattia nella suddetta classe di età.
L’ultimo bollettino sul morbillo dell’Istituto superiore di sanità parla di 4.854 casi dall’inizio dell’anno. Di questi il 57% ha colpito persone tra i 15 ed i 39 anni, mentre solo il 6% ha riguardato bambini con meno di 1 anno. Beninteso: bimbi ancora troppo piccoli per il vaccino contro il morbillo, la cui prima dose viene somministrata tra i 12 ed i 15 mesi. E per i quali l’immunità di gregge è fondamentale.

Ora, facendo due conti, possiamo parlare di 2.767 casi tra i giovani adulti e 291 tra gli infanti. Verrebbe, insomma, da dar ragione a Innocenzi. La questione, però, riguarda il tasso di incidenza della malattia. Istat ci dice che, al 1° gennaio di quest’anno, vivevano in Italia 16.538.781 persone tra i 15 ed i 39 anni ed appena 952.940 con meno di un anno. Detto altrimenti: il morbillo ha colpito 16,73 persone ogni 100mila giovani adulti e 30,53 bambini ogni 100mila. In altre parole, questa patologia ha avuto un’incidenza doppia tra i neonati.

Un’ultima considerazione: giustamente Innocenzi scrive che nel decreto Lorenzin manca l’obbligo di vaccinazione per gli operatori sanitari. E, ci permettiamo di aggiungere, anche per insegnanti e bidelli delle scuole italiane. “I maliziosi” scrive l’autrice, “invece, hanno ipotizzato che costringere gli adulti a vaccinarsi sarebbe stato molto più problematico, anche in termini elettorali”.

Al netto delle dietrologie, la motivazione addotta riguarda la mancanza di coperture economiche per l’acquisto dei vaccini da somministrare a chi fa parte di queste categorie professionali. Ci permettiamo di suggerire che questo potrebbe essere un uso ben più saggio dei soldi che saranno spesi nella produzione di vaccini monocomponente.

L’effetto gregge
“Il tetano […] è proprio la malattia che non ha alcun effetto gregge, perché non è contagiosa. Per le altre la soglia della protezione indiretta grazie all’immunità di gregge si stima intorno all’80-85%, e solo per la pertosse e il morbillo, malattie altamente contagiose, l’effetto gregge sale al 95%”.
È vero, il tetano non è contagioso. Al netto delle sofferenze e dei rischi di complicanze, e di morte, legati a questa malattia, c’è però da fare una considerazione economica. Suonerà cinico, ma il prezzo di una fiala di vaccino è nell’ordine delle decine di euro. Il costo delle settimane di ricovero in una terapia intensiva, a carico della collettività, si calcola invece con le migliaia, se non le decine di migliaia di euro.

Ed è altrettanto vero che per alcune malattie l’effetto gregge si innesca tra l’80 e l’85%. Raccomandare il raggiungimento del 95%, però, non è un favore a Big Pharma. Intanto, già con l’obiettivo del 95% ci sono zone d’Italia in cui la copertura si attesta tra l’80 e l’85%. Anche su vaccinazioni obbligatorie già da decenni, come quella contro la poliomielite. Abbassare l’asticella, ridurrebbe la copertura ben al di sotto dell’effetto gregge. Non solo. Tra i vaccinati ci sono i non respondent, ovvero coloro sui quali il vaccino non ha effetto o ne ha uno più lieve. È per questo, e non per il tornaconto delle case farmaceutiche, che si tiene l’obiettivo puntato verso il 95%.

Feti abortiti e reni di scimmia
Si tratta di uno degli argomenti preferiti dai NoVax: agitare le coscienze affermando che nei vaccini si trovino cellule di feti abortiti. Peccato che, anche in questo caso, si tratti di una bufala. O meglio, di un travisamento della realtà dei fatti.

La questione si lega alle modalità di produzione dei vaccini. Che prevedono che i virus, prima di essere inattivati e inoculati, debbano essere coltivati. Il terreno di coltura più comune è rappresentato dalle uova di gallina. Le stesse, per capire, che si usano in cucina. Con la differenza che in questo caso si tratta di uova fecondate. Per alcuni virus specifici dell’uomo questa soluzione si è rivelata però inefficace (oltre che in certi casi poco utile). E allora è stato necessario ricorrere a quelle che vengono definite linee cellulari umane. Innocenzi ne cita un paio nel libro, la WI38 e MRC-5, entrambe isolate negli anni ’60 del secolo scorso. Intanto, sia chiaro: questi embrioni non sono stati abortiti per cederne le cellule alla ricerca. La gravidanza è stata interrotta per altre ragioni. Ed alcune linee cellulari provenienti dall’embrione sono state utilizzate per diversi scopi scientifici, che vanno dallo studio delle cause dell’invecchiamento cellulare all’analisi dei meccanismi di sviluppo del cancro, sino appunto alla coltivazione di virus per la produzione di vaccini.

Quindi no, nei vaccini non ci sono cellule fetali. Piuttosto, sono state utilizzate per coltivare i virus impiegati poi per produrre le fiale contenenti le vaccinazioni. E lo stesso vale per i reni delle scimmie verdi africane, di coniglio o di embrioni di quaglie. Tutti episodi citati da Innocenzi per porre una semplice domanda: “E i vegani?”.

Il punto, in altre parole, non è scientifico ma etico. Non a caso nel libro si cita un documento elaborato nel 2005 dalla Pontificia accademia Pro vita. Ora, detto che il vaccino contro la rosolia, sviluppato a partire da linee cellulari umane, ha contribuito a prevenire un numero innumerevole di aborti, resta un dubbio: ci si pongono problemi etici per le scimmie ed i feti abortiti. Ma non si spende una parola per tutte le vite salvate dai vaccini. Né per quei bambini, tre solo quest’anno in Italia, uccisi dal morbillo perché nel nostro Paese le coperture vaccinali non raggiungono l’effetto gregge. Allora, volendo pensare alle estreme conseguenze, chi lo dice ai genitori di questi bimbi che la loro vita conta meno di quella di una quaglia?

Il vaccino antinfluenzale
Innocenzi dedica diverse pagine a raccontare le difficoltà che vengono incontrate dal vaccino antinfluenzale. Nessuno le nega. Quello che sfugge, però, è un elemento fondamentale. Il decreto Lorenzin, la legge che ha dato lo spunto per la scrittura di questo libro, non parla di vaccini antinfluenzali. Bensì di quelle che sono definite vaccinazioni dell’età pediatrica.

Non è solo una questione lessicale. Si tratta di due farmaci diversi proprio nella sostanza. La produzione di quelli somministrati ai bambini è, di fatto, cristallizzata da anni. Quella dell’antinfluenzale, invece, cambia di anno in anno. Proviamo, semplificando al massimo, a capire perché.

Sono quattro i tipi di virus dell’influenza, suddivisi in due ceppi, l’A ed il B. Nel primo rientrano l’H1N1 e l’H3N2, nel secondo il Victoria e lo Yamagata. Ogni anno, intorno a febbraio, l’Organizzazione mondiale della sanità indica alle case farmaceutiche una previsione su quello che potrà essere il virus che colpirà nella prossima stagione. Ovvero 12 mesi più tardi. Le aziende hanno tempo fino a giugno per produrre i vaccini, che vengono poi sottoposti a test di qualità che terminano entro agosto, quando ha inizio la distribuzione delle fiale. Inoculate, poi, tra ottobre e dicembre.

Può anche succedere che la previsione dell’Oms risulti non corretta. È capitato, per esempio, tra il 2015 e il 2016. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomandò una protezione contro il ceppo B-Yamagata, ma a circolare fu il B-Victoria. Risultato: molte delle persone vaccinate contrassero l’influenza, seppur in forma più lieve di coloro che non erano protetti. Circostanza che, con i vaccini dell’età pediatrica, non può verificarsi.

Il mercurio, l’alluminio e l’Asia
Si tratta di altri cavalli di battaglia della propaganda NoVax. Innocenzi spiega bene come, anche qualora siano presenti nei vaccini con funzione di adiuvanti, mercurio e sali di alluminio non lo sono in una concentrazione tale da risultare nocivi. Sul finire del capitolo dedicato al tema, c’è però lo spazio per parlare dell’Asia.

Non del continente, ma della cosiddetta Sindrome autoimmune indotta dagli adiuvanti. Ovvero una patologia che sarebbe stata scoperta da Yehuda Shoenfeld. Peccato che le cose non stiano esattamente così. Lo ha spiegato per bene Andrea Cossarizza, ordinario di Patologia generale all’università di Modena e Reggio Emilia, sulla pagina Facebook che gestisce insieme a Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta. Riassumendone le conclusioni, innanzitutto l’Asia non ha un’eziopatogenesi chiara. O, detto più chiaramente, non si capisce cosa sia a causarla. E anche per quanto riguarda i sintomi, l’elenco è talmente vasto che diventa impossibile identificare con certezza questa patologia. La stessa Innocenzi cita le critiche che vengono rivolte a questa scoperta. Intanto, però, nelle sue pagine trova spazio uno dei nuovi argomenti della propaganda NoVax.

I conflitti di interesse
“[…] il confine fra l’agenzia regolatoria e l’industria non è sempre così marcato. Le agenzie del farmaco non escludono persone con conflitti d’interesse, cioè persone che lavorino o abbiano lavorato per le case farmaceutiche, ma si limitano a chiedere a questi esperti di rendere noti i conflitti”, scrive Innocenzi. “Succede anche che dirigenti escono dalle aziende ed entrano nelle agenzie del farmaco, e viceversa: in gergo si chiama porta girevole. E non sono mancati purtroppo alcuni casi spiacevoli”.

In questo caso la chiave sta nelle parole “alcuni casi spiacevoli”. Nessuno nega che ci siano stati dei casi di medici corrotti o di atteggiamenti poco chiari. Ma un medico che sbaglia non implica che lo faccia tutta la categoria. Così come non è vero che tutti i politici siano ladri, tutti i ciclisti dopati e così via. A meno che, certo, non si voglia credere al complotto, argomento buono per tutte le discussioni.

Il sentimentalismo
Quello della Innocenzi, ovviamente, non è un testo scientifico. Ci sta, quindi, che l’autrice conceda spazio anche ai sentimenti. Lo fa per esempio nella prefazione, in cui confessa di essersi lasciata andare al pianto in più di un’occasione. Lacrime versate dopo aver incontrato persone danneggiate da un vaccino. Il punto è che questa è proprio una delle strategie preferite dai NoVax. Giocare sui sentimenti, magari utilizzare la foto di un bambino a cui il vaccino non ha fatto bene. Per tutelare questi soggetti, è bene ricordarlo, esiste una legge che riconosce un indennizzo alle persone danneggiate dai vaccini.

Tanto lo scienziato, quanto il legislatore, però, non devono lasciare spazio ai sentimenti. Altrimenti, ancora una volta: perché le lacrime versate di fronte a una persona cui la vaccinazione ha provocato un danno valgono meno di quelle piante pensando a chi di morbillo ci è morto? Le lacrime, e il rispetto dovuto a queste persone, è il medesimo. Giocare sui sentimenti è un atteggiamento che non fa altro che inquinare il dibattito.

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