Vacci-Nazione, la risposta di Giulia Innocenzi a Wired

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71YooHeRXLLIl 5 dicembre, qui su Wired è stato pubblicato un articolo critico nei confronti dei contenuti del libro Vacci-Nazione, edito da Baldini & Castoldi, scritto dalla direttrice di Giornalettismo Giulia Innocenzi e dedicato al tema dei vaccinazioni. L’autrice ha deciso di inviarci una lettera per rispondere alle critiche.

“Gentile direttore,
Ti scrivo in seguito alla lettura della recensione al mio libro Vacci-nazione dal titolo I problemi del libro di Giulia Innocenzi sui vaccini. Nella recensione, a firma di di Riccardo Saporiti, ci sono frasi fuorvianti che chiedo di rettificare. Ogni critica è legittima, ed ero ben consapevole che ne avrei ricevute quando ho scelto di dedicarmi all’indagine sulla legge sui dieci vaccini obbligatori. Ben venga il dibattito, quindi, che purtroppo durante l’adozione della legge non c’è stato. Ma non posso accettare che si insinui che nel mio libro ci siano ‘cose che non quadrano dal punto di vista scientifico’, come ha scritto il giornalista nel suo tweet, ma che lascia solo intendere nel suo articolo. Così non è, visto che ho utilizzato soltanto documentazioni scientifiche di organismi come l’Organizzazione mondiale della sanità o il ministero della Salute e di riviste scientifiche attendibili, e ho intervistato scienziati del calibro di Silvio Garattini dell’Istituto Mario Negri e Tom Jefferson della Cochrane Vaccines Field.

“Innanzitutto il sottotitolo: ‘La direttrice di Giornalettismo ha dedicato un libro ai vaccini. Nel testo c’è spazio per tante bufale, smentite dalla comunità scientifica, ma care alla propaganda NoVax’. Certo, nel mio libro do spazio anche alle bufale. Come quella rimbalzata in diversi gruppi WhatsApp dei novax sulla povera Sofia, la bimba morta di malaria, che alcuni avevano provato a insinuare fosse morta in seguito a vaccinazione. Lo racconto, vero. Come racconto anche di uno dei testi scientifici cari a molti novax, e cioè lo studio di Montanari e Gatti sulle nanoparticelle di metalli pesanti trovate nei vaccini, che però di scientifico non ha niente, perché pubblicato in una rivista definita dagli esperti “predatoria”, che pubblica cioè qualsiasi cosa. Scrivere che nel mio libro “c’è spazio per tante bufale, smentite dalla comunità scientifica, ma care alla propaganda NoVax”, è fuorviante, perché non spiega al lettore che le bufale vengono raccontate in quanto tali, con tanto di smentita dal punto di vista scientifico. Ho creato un capitolo apposta che si chiama Le paure dei free vax, dove do conto di alcune delle loro ritrosie nei confronti dei vaccini e ne spiego la genesi e scientificità! Dare spazio alle bufale per smentirle come ho fatto io è un conto, dare credito alle bufale è un altro. Per lo stesso motivo chiedo di rettificare la frase ‘tra aperture di credito ad alcune delle bufale più diffuse’.

“Sempre dallo stesso capitolo, il giornalista attinge al racconto di un’altra delle paure dei free vax, questa volta più di matrice cattolica in realtà, che vorrebbe che nei vaccini ci siano ‘feti abortiti’. Nel libro spiego la genesi di questa bufala. Ma il giornalista conclude comunque il paragrafo con la frase: ‘Quindi no, nei vaccini non ci sono cellule fetali’, come a smentire un’affermazione riscontrabile nel mio libro. Così non è, e chiedo quindi una rettifica.

“Forse per un eccesso di zelo, il giornalista a un certo punto rimarca quello che vorrebbe far credere essere un errore dell’autrice: ‘Quello che sfugge, però, è un elemento fondamentale. Il decreto Lorenzin, la legge che ha dato lo spunto per la scrittura di questo libro, non parla di vaccini antinfluenzali‘. Da dove attinge il giornalista per affermare che mi sfuggirebbe che il vaccino antinfluenzale non è presente nel decreto Lorenzin? Forse deve essere sfuggito al giornalista, invece, che racconto del vaccino antinfluenzale nel capitolo intitolato Le case farmaceutiche, con riferimento alla pandemia, che poi tale è risultata non essere, del 2009. Quindi ben otto anni prima del decreto Lorenzin. Per questo chiedo di rettificare la frase.

“Infine, quando il giornalista parla ‘della cosiddetta Sindrome autoimmune indotta dagli adiuvanti’ citata nel mio libro, introduce la critica alla ‘patologia che sarebbe stata scoperta da Yehuda Shoenfeld‘ con la frase: ‘Peccato che le cose non stiano esattamente così’. ‘Così’ come, mi viene da chiedere? È il giornalista stesso a scrivere che ‘la stessa Innocenzi cita le critiche che vengono rivolte a questa scoperta’. Mi permetto di specificare che non solo cito, ma che introduco questa ricerca scrivendo che ‘ha fatto molto discutere‘, e che ‘dalla sua pubblicazione oltre ottanta studi hanno discusso la nuova sindrome proposta da Shoenfeld‘. Mi addentro poi nella lista delle critiche. Il giornalista rimarca che ‘intanto, però, nelle sue pagine trova spazio uno dei nuovi argomenti della propaganda NoVax’. Certo che la ricerca dello scienziato Shoenfeld trova spazio nel mio libro, come in tantissime riviste scientifiche, ma sempre citando le critiche alla stessa e sempre nel capitolo intitolato Le paure dei free vax quando parlo dei metalli pesanti! Chiedo quindi di rettificare la frase sopracitata.

“Peccato inoltre che il giornalista non citi nulla del capitolo sui conflitti di interesse di chi ha adottato il piano vaccinale, a mio sindacabile giudizio il più interessante dal punto di vista giornalistico, ma certo, sono di parte.

“Tutto il resto rientra nel campo delle critiche legittime. Se per il giornalista è di poco conto che la stessa Autorità garante della concorrenza e del mercato a fine 2015 abbia scritto nel suo rapporto che l’indisponibilità dei vaccini monocomponenti, cioè quelli che coprono da una sola malattia, dipende ‘da strategie abusive volte a sfruttare i più alti livelli di prezzi attribuiti a prodotti plurivalenti contenenti un numero maggiore di vaccini’, è una sua personale e lecita opinione, che diverge però dalla mia. Ben venga anche il fatto che voglia far passare come una boutade la proposta di chiedere allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di produrre i vaccini monocomponenti, emersa durante il dibattito in Senato. Qualcuno però dovrà produrli questi vaccini, visto che è previsto per legge, e la proposta cui ho fatto riferimento è stata ritenuta fattibile da scienziati del calibro di Tom Jefferson, della Cochrane Vaccines Field.

“Infine, bollare come sentimentalismo la sofferenza che ho provato conoscendo alcune famiglie di danneggiati da vaccino e proporre una sorta di contabilità dei lutti facendo un confronto con il dolore di chi è stato toccato dalla morte per morbillo, mi pare davvero di cattivo gusto, e soprattutto non appartiene al mio modo di lavorare, e di vivere”.

Visti gli appunti di Giulia Innocenzi, abbiamo deciso di rispondere a nostra volta. Né nel pezzo, né nel tweet citato, infatti, è scritto che il libro sia tutto sbagliato. Ma che ci sono cose che non quadrano da un punto di vista scientifico. Ne citiamo un paio: affermare che occorre vaccinare gli adulti più che i bambini contro il morbillo, perché l’età media di chi si è ammalato nel corso del 2017 è di 27 anni, come viene scritto nel libro, non torna dal punto di vista scientifico. L’epidemiologia tiene in considerazione il tasso di incidenza di una malattia. E, come abbiamo spiegato, da gennaio a oggi l’incidenza del morbillo tra i minori di un anno è stata doppia rispetto a quella registrata nella popolazione tra i 15 ed i 39 anni. Dopodiché, se un adulto vuole vaccinarsi, fa benissimo: protegge sé stesso e gli altri.

Inoltre, affiancare i vaccini antinfluenzali a quelli dell’età pediatrica, come si fa nel libro, non funziona dal punto di vista scientifico. Perché si tratta di due prodotti molto diversi tra loro, destinati a malattie diverse, con modalità di produzione diverse, diretti a pazienti diversi. Ancora, le coperture non sono confrontabili, così come gli eventi avversi. È vero, Giulia Innocenzi introduce i vaccini antinfluenzali per parlare di pandemie, ma non specifica che si tratta di due prodotti completamente differenti e non confrontabili.

Rispetto alla questione delle bufale, nel primo paragrafo del nostro testo si parla, appunto, di “aperture di credito ad alcune delle bufale più diffuse”. Quindi non si afferma che lei creda alle bufale. Ma qual è il problema? Il problema è che i ricercatori Montanari e Gatti stanno raccogliendo fondi per acquistare un microscopio elettronico che servirà a cercare nanoparticelle di metalli pesanti nei vaccini (qui qualche informazione in più). E hanno già raccolto più di 22mila euro. Posto che i NoVax radicali rimangono tali anche di fronte all’evidenza, forse sarebbe stato meglio evitare di dare così tanto spazio a queste persone, per poi smentirle in poche righe. Perché nel momento in cui si discute ampiamente la loro tesi, anche confutandola, si fa un’apertura di credito nei loro confronti. Questo intendevamo recensendo il suo libro.

L’autrice vede poi nelle parole “Quindi no, nei vaccini non ci sono feti abortiti” come una smentita a un’affermazione contenuta nel suo libro, ma per noi era un modo per riassumere le 18 righe precedenti in cui si spiegava perché non ci sono “feti abortiti” nei vaccini. In ogni caso, visto che siamo stati poco chiari, modificheremo l’articolo in questo senso.

Non ci permetteremmo inoltre mai di affermare che Innocenzi non abbia compreso i contenuti del decreto Lorenzin. Il punto, come sopra, è che non ha alcun senso confrontare vaccini dell’età pediatrica con quelli antinfluenzali. Farlo, senza specificare le differenze tra questi due prodotti, non ha senso dal punto di vista scientifico e rischia di creare confusione e diffidenza: ogni volta che le previsioni circa il virus circolante si sono rivelate sbagliate ed il vaccino antinfluenzale è stato meno efficace del dovuto, l’anno successivo le coperture si sono abbassate. Casi del genere, però, non si verificano per i vaccini dell’età pediatrica. Mettere i due prodotti sullo stesso piano rischia inutilmente di far abbassare le coperture per questi ultimi.

Dire poi che la Sindrome autoimmune indotta dagli adiuvanti abbia fatto discutere è diverso dal dire, citando proprio l’articolo di Wired, che “l’Asia non ha un’eziopatogenesi chiara. O, detto più chiaramente, non si capisce cosa sia a causarla. E anche per quanto riguarda i sintomi, l’elenco è talmente vasto che diventa impossibile identificare con certezza questa patologia”.

Sul tema del conflitto di interessi, abbiamo scritto che una persona che si trovi in questa situazione non implica che tutti si trovino nella medesima posizione. Detto che un medico in conflitto di interessi non rende meno efficaci i vaccini, siamo d’accordo nel dire che sia un tema interessante dal punto di vista giornalistico. E se il libro fosse stato centrato solo su questo, il nostro giudizio sarebbe stato diverso.

Entrando poi nel merito del decreto Lorenzin, così come nel libro si critica l’aver imposto l’obbligo vaccinale (che peraltro, come dimostrano i dati dell’Emilia Romagna, sta funzionando), noi critichiamo l’aver imposto la produzione di vaccini monocomponenti. E, dati scientifici alla mano, abbiamo spiegato perché. Ci permettiamo solo di ribadire che Innocenzi cita l’Autorità garante della concorrenza e del mercato: così come non può essere un tribunale a stabilire che i vaccini causano l’autismo, come peraltro purtroppo è successo in Italia, non può essere chi si occupa di concorrenza a stabilire se i vaccini pluricomponenti possano essere dannosi per chi è già immunizzato verso una delle malattie dalle quali questi prodotti proteggono.

Rispetto al sentimentalismo, la questione sta nel non aver speso una parola per le persone morte a causa del morbillo, ma solo per i danneggiati dal vaccino. Non abbiamo intenzione di stilare una classifica di chi ha sofferto di più. Diciamo solo che il dolore della famiglia Tremante, che ha perso due figli e un altro l’ha avuto invalido dopo il vaccino antipolio (che non è quello utilizzato oggi), ha lo stesso valore del dolore delle tre famiglie che, quest’anno in Italia, hanno visto un figlio superare un tumore e poi venire ucciso dal morbillo. E che tutti meritano il medesimo rispetto. La differenza sta nel fatto che il dolore di queste tre famiglie si sarebbe potuto risparmiare se fossimo tutti vaccinati contro il morbillo.

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