Blogo si è fermato: un crowdfunding prova a salvare TvBlog

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In pieno agosto, o prima delle feste natalizie: certe faccende di fallimenti e interruzioni delle attività editoriali spesso arrivano in quei periodi in cui l’attenzione è risucchiata altrove. Magari, così, qualcuno spera che un po’ di polvere finisca sotto al tappeto. Mancano due giorni alla Vigilia quando, tra bacheche di Facebook e tweet, comincia a circolare la notizia: la testata Blogo, network che aggrega oltre 50 magazine verticali, chiude i battenti. Le notizie sono sparse, provengono dagli stessi blogger. Dicono tutte la stessa cosa: è stata presentata istanza di fallimento, l’accesso al sistema editoriale su WordPress è stato bloccato ai collaboratori, la sospensione comunicata con qualche riga via email. E a casa tutti.

“Oggi Blogo ha deciso di sospendere le pubblicazioni di tutti i blog. Una scelta della quale noi blogger non possiamo che prendere atto”, scrivono Fabio Traversa e Giulio Pasqui su Reality Show, la rubrica di talent e reality di Blogo. Il canale Rugby 1823, anch’esso dalla storia decennale, sceglie l’immagine con scritto “Game over” e Duccio Fumero scrive: “Grazie ai colleghi di Blogo, da Alberto Puliafito a Gabriele Capasso, per il sostegno in questi anni. Ah, a chi ha gestito, invece, la casa editrice, di grazie ne ho solo uno. Grazie al…”

Cosa sia successo di preciso si perde tra lo stordimento di chi vede buttato all’aria il proprio lavoro e chi ricorda una mail di poco tempo prima che rimandava ai piani editoriali per il 2018, rassicurando che non ci fosse nessuna crisi.

Secondo quanto ha riportato da il Fatto Quotidiano, il fondo lussemburgherse ICS Securities, che controlla ICS Secuties Italia (“veicolo controllato della ICS Securities S. à r.l”, come spiega LegalCommunity in aprile), ha deciso di non ricapitalizzare. Di conseguenza Edoardo Negri, amministratore delegato nominato a maggio scorso, ha presentato istanza di fallimento al Tribunale di Milano.

Una fonte vicina all’azienda conferma che “tutto è stato gestito in modo da poter pagare i creditori: anche se bisognerà vedere come va avanti la procedura fallimentare, ci sono i soldi per pagare i TFR dei dipendenti e i collaboratori”. Si parla di circa 70 blogger esterni e una ventina di dipendenti.

Andrea Spinelli Barrile — che ha lavorato per Blogo 5 anni fino al fallimento — ha ripercorso la storia per tappe fino al 23 dicembre:

Nessuno della direzione, tanto meno l’editore, ha comunicato ufficialmente alcunché.

Le cose, continua, iniziarono a precipitare circa un anno fa, dopo anni di tensioni tra l’editore e la redazione: tensioni appianate — questa è la sensazione dei collaboratori — con la nomina di Grazia De Sensi (direttore editoriale) e Gianluca Pezzi (direttore responsabile), a dicembre del 2016.

Lo conferma anche Daniele Particelli a Giannielle1.it: “Nell’ultimo anno ci sono stati dei cambiamenti ai vertici e sono stati disposti dei tagli, in alcuni casi anche piuttosto importanti. Queerblog è stato uno dei blog colpiti”, spiega Particelli; che poi aggiunge: “Nell’ultimo periodo ero arrivato ad appena 15 articoli al mese ed, essendo l’unico autore rimasto su Queerblog, ha inevitabilmente portato a un calo fisiologico delle visite”.

Le richieste erano di sempre maggiore tagli agli autori, la più classica delle richieste in ambito editoriale. Eppure, sottolinea Spinelli Barrile, “nel suo organico di lavoratori ha solo una risorsa assunta con contratto giornalistico, non come autore, ed ha sempre sostenuto di non avere intenzione di applicare il CCNL giornalistico”. Vale a dire: “È un giornale online praticamente senza giornalisti, almeno ufficialmente, perché i contenuti sono prodotti da un esercito di collaboratori a partita Iva sottopagati (circa 70 persone al 22 dicembre 2017, erano 120 nel settembre 2013), molti dei quali giornalisti regolarmente iscritti all’Ordine. Spesso 5 o 6 euro lordi a pezzo”.

 

Tornando all’anno della spaccatura, si legge sempre su Senza Bavaglio, “il 30 dicembre 2016 Populis Ireland LTD (in liquidazione dal 2013) cede e vende l’intera quota di capitale della società Blogo.it Srl alla società ICS Securities Italia Srl a poco più di 2 milioni di euro”. 50mila vengono versati subito, e il debito di Populis, che faceva da concessionaria di pubblicità, va alla nuova società. Si opta per un aumento del capitale sociale, e tutti ricevono un nuovo contratto.

Il che dà l’addio definitivo anche a Populis (ex GoAdv, fondata da Luca Ascani e Salvatore Esposito). GoAdv aveva comprato Blogosfere nel 2010 e Populis Blogo, nel 2011, per 6 milioni di euro.

Un post nella sezione “Chi siamo”, ancora online su Blogo parla di “fusione per incorporazione”: “BLOGO.IT S.R.L., società soggetta a direzione e coordinamento di ICS Securities S.àr.l. con sede legale in via Pordenone n. 8, 20132 Milano, codice fiscale e P.IVA n. 04699900967, corrispondente al numero di iscrizione al Registro Imprese di Milano, con capitale sociale di Euro 10.000,00 i.v. rende noto che, in data 21 marzo 2017, è avvenuta la fusione per incorporazione di BLOGO.IT S.R.L. in ICS Securities Italia S.r.l., società di diritto italiano, con sede legale in Milano (Italia), Via Dante n. 4, codice fiscale e iscrizione al Registro delle Imprese di Milano n. 09647880963, capitale sociale Euro 60.000,00”, si legge. ICS Securities S.àr.l, risulta con sede principale in Lussemburgo.

La fonte vicina conferma che fino a tre mesi addietro, i dipendenti stessi fossero “all’oscuro di tutto”. In primavera la notizia del fondo estero, ma poi, a novembre, un’email del direttore editoriale confermava (sostengono di averla ricevuta fonti diverse) che non ci fossero “né crisi, né stalli” e che anzi, era ora di pensare ai piani editoriali del 2018.

Dopotutto, sul sito di Blogo si leggono ancora, ad oggi, gli annunci per tre posizioni professionali aperte: IT Project Manager, Digital Sales Centri Media, Programmatic Specialist.

Nella ricostruzione della storia recente, Spinelli Barrile ricorda che “Il 9 maggio 2016 Salvatore Esposito, CEO di Blogo.it, dava ufficialmente la notizia circa lo stato di salute dell’azienda alla fine del 2015: +20% di ricavi e anno 2015 chiuso con 7 milioni di fatturato”, e che in seguito al passaggio di proprietà il network era pieno di servizi a pagamento (da lui stesso attivati talvolta per sbaglio) e banner invasivi. “Dove sono finiti quei soldi?”, si chiede? Si potrebbe anche aggiungere: che numeri avrebbe il tracollo che ha condotto alla richiesta di fallimento?

In attesa di ulteriori delucidazioni sui futuri passaggi — nomina dei curatori fallimentari, eventuali nuove acquisizioni a basso prezzo — e soprattutto di risposte, i giornalisti di uno dei canali di maggior successo del network, TvBlog, si sono già messi all’opera per un futuro altrove.

Alberto Puliafito, il pomeriggio del 24 dicembre, fa una diretta Facebook: non per parlare della situazione di Blogo (lo ha lasciato da un anno), ma del futuro. Da direttore di Slow News, che propone un “modello di business un po’ differente uscire dalla schiavitù dei clic e banner invasivi”, pensa che il suo Altrospettacolo.it possa, con un po’ d’aiuto, diventare la nuova casa della redazione di professionisti (“agguerrita e interessante”) che hanno dedicato la loro attività al racconto del mondo della televisione e dello spettacolo in questi anni.

Per farlo, lancia una campagna di crowdfunding con una serie di ricompense, alcune rivolte alle aziende: “Siamo un team di giornaliste e giornalisti Alcuni di noi hanno creato Slow News. Fra di noi c’è il fondatore di TvBlog e l’ex caporedattore dell’intrattenimento di Blogo. Tutti abbiamo lavorato in Blogo. Abbiamo chiesto alla redazione che ha fatto crescere TvBlog se vogliamo provare a fare qualcosa insieme. Ci hanno detto “proviamo”. E quindi siamo molti di più. E ora ci proviamo” si legge nell’appello.

Intanto, molti i volti noti del piccolo schermo che hanno manifestato la loro solidarietà e interesse: Fabio Fazio, Amadeus, Tiberio Timperi, Pierliugi Diaco, Salvo Sottile, Eleonora Daniele. “Auguro un 2018 disastroso a quei delinquenti che vi hanno costretto a questo momento”, ha detto nel suo video Claudio Lippi.

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