Un gruppo di hacker si è impossessato di una rete di bot per denunciarne l’utilizzo

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fratelli

“Isaydata siete stati oggetto dell’operazione fake bot’ per aver creato utenti falsi per propaganda politica in Italia. 947 dei vostri 2500 account sono stati hackerati”: la vendetta dei bot contro i bot va in scena su Twitter.

A fine dicembre, succede questo: il blogger (e debunker, come recita la bio) David Puente indica un’azienda come responsabile della creazione di una serie di bot che da anni twitta in merito alla restituzione delle case a L’Aquila (lo stesso tweet, che rimbalza all’infinito). L’azienda, IsayDatarisponde all’Agi che si tratta di un fulmine a ciel sereno e, davanti alla coincidenza dei loro indirizzi aziendali e gli account fasulli, pensa di poter essere finita in un “gioco più grande di lei“.

Il pomeriggio del 10 gennaio, succede questo: una rete di account falsi twitta il post di cui sopra, spiegando di aver attaccato i profili finti. @ItalyFakeBotWar rivendica di essere entrato nei server dell’azienda e aver twittato da quegli account la cui creazione era stata negata.
Ciliegina sulla torta, compare lo stesso tweet direttamente a firma dell’account di IsayData. “hackerati anche loro?” si chiede Scott Brando.

 

Di seguito, una serie di tweet invita i giornalisti a scrivere della faccenda, con tanto di richiamo “Hey #giornalisti, vi conviene scrivere della #FakeBotNet in Italia, per la finta propaganda”.

David Puente, dopo ulteriori verifiche, nota che gli account Fake Bot erano collegati a profili Facebook, ora già irraggiungibili, perché rimossi.

Al momento l’hashtag #OperationFakeBot, sembra aver finito il suo corso, ma si resta in attesa di ulteriori sviluppi.

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