Chi è davvero Satoshi Nakamoto, l’inventore dei bitcoin?

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Secondo il Premio Nobel Robert Shiller, uno dei motivi del successo del bitcoin è il mistero che aleggia sulla figura del suo creatore, l’inafferrabile Satoshi Nakamoto: fu lui (lei? loro?) a inviare il primo bitcoin e a lui si deve la stesura del libro bianco del bitcoin, testo “sacro” della cryptovaluta. Sulla sua identità negli anni sono state fatte diverse congetture, qualche giornale ha anche tentato lo scoop, per poi ritrattare. C’è chi si è auto-nominato Satoshi e chi, sospettato di esserlo, ha smentito e continua a farlo. Dunque l’interrogativo resta attuale: chi è Satoshi Nakamoto?

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A oggi le ipotesi più probabili sono 3 o 4. Nel bel documentario di Netflix Banking on Bitcoin, gli autori, dati alla mano, teorizzano che Satoshi dovesse far parte dei Cypherpunk (Nick Szabo, Hal Finney, Adam Back, Wei Dai), il cui lavoro degli anni 90 ispirò la nascita del Bitcoin e della Blockchain.  Satoshi potrebbe essere il nom de plume, dietro il quale si sarebbe nascosto l’intero gruppo o alcuni dei suoi componenti. Il geniale Hal Finney, crittografo scomparso nel 2014, fu uno dei primi a lavorare con Satoshi e partecipò alla prima transazione bitcoin di sempre. Ma a farne il sospettato numero 1 è il fatto che quando si ammalò drammaticamente di SLA, nel 2011 Satoshi sparì dai radar. Non solo: Dorian Nakamoto (nella foto sopra), l’informatico che i media per un attimo hanno creduto essere Satoshi, salvo poi scoprire che qualcuno aveva preso a prestito il suo nome, viveva in un sobborgo di Los Angeles a soli 3 km da Finney. Coincidenze? Forse.

Il secondo grande sospettato è Nick Szabo, già inventore del Bit Gold, la cryptovaluta che ha ispirato il Bitcoin. Eppure stranamente il libro bianco di Bitcon fa riferimento a vari progetti, ma non al Bit Gold di szabo, che è il precedente più simile. Inoltre un esame sullo stile di scrittura ha trovato molte affinità tra gli scritti di Szabo e l’autore del libro bianco, compresa l’abitudine peculiare di pubblicare due spazi all’inizio di una frase. Last but not least, Szabo prima del lancio del bitcoin aveva chiesto su un forum ad alcuni programmatori aiuto per il lancio di una “nuova idea” e per mesi dopo il lancio del Bitcoin se ne stette in religioso silenzio. Un po’ strano, ammettiamolo.

L’ipotesi è che se non proprio tutto il gruppo dei cypherpunk, almeno Szabo e il compianto Finney abbiano interpretato a turno il copione del deus ex machina. Mistero risolto, dunque? Eh no.

Qualche anno fa l’imprenditore australiano Craig Steven Wright si è autodenunciato: “Satoshi sono io”. Ha prodotto alcune prove e convinto media importanti di essere lui il padre dei Bitcoin. Fino a un certo punto, questa ipotesi è apparsa credibile anche ai nostri cugini di Wired Us, ma i giornalisti hanno presto scoperto una serie di incongruenze nelle affermazioni di Wright che avrebbero potuto indicare “una elaborata bufala a lungo pianificata”. E l’ipotesi Wright è tramontata. I retroscena del coming out di Wright, con relativo dietro front, sono il cuore del libro La vita segreta di Andrew O’Hagan (Adelphi), già biografo di Julian Assange, che racconta di quando fu chiamato da Robert MacGregor, Ceo della nTrust, per scrivere la biografia di Wright/Satoshi, fino alla scoperta che poteva trattarsi di un bluff. “Tutti i protagonisti di questa storia – scrive Scrive O’Hagan – volevano che raccontassi la loro storia, poi che non la raccontassi, poi che la nascondessi nel caveau da cui era uscita. Sembrava una storia nuova di zecca ma, in realtà, era antichissima, una storia di metamorfosi, e di Prometeo liberato. Craig Wright aveva dimostrato crittograficamente di avere le chiavi di Satoshi, le sue mail sembravano attestare il suo coinvolgimento, i suoi articoli scientifici erano basati sulla tecnologia blockchain, e lui stesso ha preso parte per un anno intero a un piano industriale per rivelare tutto questo. Ma, al momento di farlo, ha agito come un impostore, ha mutato forma, si è liquefatto”.

Finney, Szabo, Wright: uno solo di loro o tutti e tre. Oggi possiamo dire con un certo margine di certezza che il cerchio attorno a Satoshi si stringa attorno a questi tre nomi. E non è solo questione di svelare uno pseudonimo, come per la scrittrice Elena Ferrante o lo street artist Banksy. C’è chi è convinto che il mistero di chi ha creato il Bitcoin sia legato anche alla scomparsa di svariati milioni di bitcoin, che immessi sul mercato potrebbero dare un bello scossone al settore delle cryptovalute. Ma questa è tutta un’altra storia.

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