Da Blade Runner a Electric Dreams, perché Hollywood ama Philip K. Dick

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Electric Dreams debutta il 12 gennaio su Amazon Prime Video con 10 episodi ispirati ad altrettanti racconti che pescano a piene mani dalle inquietudini e dalle ossessioni dello scrittore americano, chiudendo il cerchio narrativo con Black Mirror.

Se da una parte infatti la serie antologico di Charlie Brooker si ispira all’ansia per il futuro e alle ossessioni di Dick per i concetti di memoria, identità e all’uso distorto che l’uomo fa della tecnologia, dall’altra parte è chiaro che una serie come Electric Dreams nasce mettendosi sulla scia della serie inglese e ripercorrendo temi a lei cari.

Philip K. Dick è, dopo Stephen King, uno degli autori più adattati di sempre: Blade Runner, Atto di Forza, Paycheck, Minority Report sono i primi nomi che vengono in mente, ma sono almeno una decina i racconti che Hollywood ha trasformato, anche stravolgendoli, in film (a questo proposito è appena uscita per Fanucci proprio una raccolta dei 10 racconti cui si è ispirata la serie).

Ma come mai? Cosa rendere questo autore così amato dai produttori? Abbiamo cercato alcune possibili risposte.

1. Le idee

electirc-dreams

Non a tutti piace la prosa di Dick, anzi, periodicamente ci si interroga sul suo effettivo valore come scrittore, ma di certo non si può dire che gli siano mancate buone idee, idee che spesso possono anche solo funzionare come spunto per film che poi partono completamente per la tangente.

Raramente gli adattamenti dei suoi libri seguono la trama, ciò che è importante è che il cuore, l’idea di base, la scintilla è sua ed è legata alla sua capacità di guardare oltre la banalità e pensare cose che nessuno aveva pensato prima. Il contributo di Dick alla storia dell’umanità è senza dubbio quello di aver pensato cose che, soprattutto all’epoca, erano difficilmente immaginabili. Si può scrivere bene o male, girare con perizia o sufficienza, la tecnica si può migliorare, ma una buona idea non la trovi tutti i giorni.

2. I temi

RB29 (Performer Malik Ibheis, Voice Christopher Staines)

Il successo di Dick non si basa solo sulla quantità di idee, ma anche sulla loro qualità e capacità di entrare in contatto un pubblico lontano dal periodo storico in cui è vissuto. Nonostante la sua fama di autore di culto, Dick non è mai stato un autore di successo finché le sue opere non sono arrivate al grande pubblico proprio nel periodo in cui gli avrebbero finalmente potuto garantire una stabilità economica.

È morto infatti nel 1982, poco prima dell’uscita di Blade Runner, suo primo adattamento. Da questo momento in poi la massa (e i produttori) si sono resi conto che questo autore visionario e immerso fino al collo nell’amfetamina toccava temi di attualissimi e sempre più interessanti per il pubblico, proprio mentre la fantascienza stava entrando a tutta velocità nel mainstream. Il transumanesimo, il pessimismo divino, il concetto di identità, la realtà virtuale, il potere della mente, i totalitarismi, i futuri alternativi sono tutti concetti che oggi sentiamo fortemente nostri e che partono da lontano, attraversano e influenzano del cyberpunk e diventano attualità.

3. La versatilità

Philip-K-Dicks-Electric-Dreams-Poster

Nonostante la complessità delle sue opere e l’esplorazione di concetti molto alti, Philip K. Dick è stato spesso sfruttato come trampolino per storie che puntavano soprattutto a intrattenere secondo canoni hollywoodiani. Questo perché le sue ottime e copiose idee erano anche molto versatili, affascinanti e differenti da ciò a cui era abituato il pubblico fino a qualche anno prima.

Blade Runner in fondo parla di un tizio che caccia androidi, il resto può essere declinato in molti modi diversi, L’uomo nell’alto castello ci mostra la più classica delle ucronie, Minority Report ha come nocciolo un’idea aperta a ogni tipo di interpretazione. Le storie di Dick sono spesso troppo brevi o troppo complesse per funzionare bene al cinema così come sono, ma sono scintille potentissime che scatenano negli autori un sacco di ottimi sviluppi e permettono di legare concetti complessi a film non necessariamente per un pubblico di nicchia.

Un paio di esempi? Nel 1977 Dick fece un discorso che preconizzava Matrix, sostenendo che forse vivevamo in una realtà fittizia in cui i déjà-vu ci fanno intuire una rielaborazione del codice. Il racconto Tempo fuor di sesto parla di un uomo che improvvisamente si rende conto di vivere una vita costruita a tavolino da qualcun altro, proprio come in Truman Show.

4. Il posto giusto

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Dick è cresciuto in una California di contrasti e trasformazioni che ogni giorno di più modificava la sua immagine di luogo hippy e fricchettone in quella di industria culturale basata sull’apparenza. Questo influenzò per sua stessa ammissione molte delle sue opere e la sua visione sui mondi artificiali, sulle droghe e sul consumismo. Hollywood stessa è un posto in cui finzione e realtà si mescolano e si influenzano a vicenda, è una sorta di implicito scenario della sua visione del mondo.

Forse questo ha portato alcuni produttori e registi a capire in maniera inconscia il suo lavoro, perché vivevano una situazione fatta di mondi artificiali che nascono e muoiono nel giro di pochi mesi, di incredibili ricchezze e rovinose sfortune, di stati allucinatori e corporazioni con la mania del controllo. In fondo non è poi così strano che le idee di questo bizzarro scrittore facessero così tanto rumore nella piana di Los Angeles.

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