A pranzo con Crické, la startup italiana che ti fa mangiare i grilli

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Packs of pre-cocked insect burgers based on protein-rich mealworm are seen on a supermarket shelf on August 21, 2017 in Geneva. Switzerland's first insect-based food aimed at humans goes on sale this week following a revision of the country's food safety laws. Switzerland's second-largest supermarket chain, Coop starting selling insect burger, and insect balls, based on protein-rich mealworm. Swiss food safety laws were changed last May to allow for the sale of food items containing three types of insects: crickets, grasshoppers and mealworms, which are the larval form of the mealworm beetle. / AFP PHOTO / Fabrice COFFRINI (Photo credit should read FABRICE COFFRINI/AFP/Getty Images)
Hamburger di insetti in un supermercato svizzero (Photo credit: FABRICE COFFRINI/AFP/Getty Images)

“Il sapore più simile è quello della nocciola, se è stato tostato. Altrimenti è tipo un gamberetto: anche il profilo genetico è simile, tanto che, se sei allergico ai crostacei, è meglio evitare”.

Francesco Majno sta parlando del grillo e di quello che si prova ad averne uno tra i denti. Tutti potranno presto provare l’esperienza, perché dal primo gennaio è entrato in vigore il nuovo regolamento Ue sui “novel food” (nuovi cibi) che apre alla produzione e alla commercializzazione a scopi alimentare in Italia. I tempi sembrano maturi: secondo una recente ricerca, il 47% degli italiani è favorevole alla liberalizzazione degli insetti in tavola e il 28% interessato a mangiarli.

Francesco Majno è stato tra i primi a fiutare il business e, un anno e mezzo fa, ha fondato Crické con il socio Edoardo Imparato. In Inghilterra, dove gli insetti a tavola non sono più tabù da tempo. “Io ho studiato design a Milano e Edoardo economia, con noi c’è Marco, chef professionista, che ha curato lo sviluppo del prodotto nella prima fase. Il progetto è nato nel 2014, nell’ambito di un contest internazionale della Barilla”, racconta Francesco.

Poco tempo prima la Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, aveva promosso lo studio dell’entomofagia come una possibile soluzione alla fame nel mondo. Dopo un periodo a cercare di capire come e dove fosse possibile lanciarsi in quell’avventura, la scelta di puntare su Londra. “Oggi facciamo avanti e indietro con Torino, abbiamo coinvolto tre persone che collaborano con noi part-time e un consulente”. In mezzo anche l’accelerazione di SocialFare, hub piemontese che ha incubato numerose startup in ambito sociale.

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“La normativa è diversa in Inghilterra, e lo stesso vale per Belgio, Olanda e Svizzera, dove i cibi a base di insetti sono tutelati dalla legge” prosegue il socio Edoardo. “Noi vendiamo direttamente in un negozio nei Paesi Bassi, sul nostro sito e su un’altra piattaforma. Le prime spedizioni sono state effettuate a ottobre. A dicembre c’è stato un piccolo boom, con 300 acquisti dal portale. Chissà, magari erano regali di Natale”.

Le vendite sono state quasi tutte in Italia, dove Crické ha la maggior parte dei suoi contatti. “In teoria, se ci fossero controlli alla dogana, i prodotti avrebbero potuto essere sequestrati. Ma, fortunatamente, in Europa i controlli non ci sono”.

E cosa cambia dopo il via libera dell’Ue? “Chi già produce all’estero, ossia noi, 21bites in Inghilterra e Italbugs del veterano del settore Marco Ceriani in Olanda ha due anni di tempo per mettersi in pari con la nuova legge e poter operare in tutto il continente. Chi invece deve partire da zero deve compilare il dossier previsto dalla normativa e soddisfare tutta una serie di requisiti, con relativi tempi tecnici” dice Francesco.

Il loro prodotto principe si chiama Crickelle, che è stata una delle nuove parole per il 2018 scelte da Vanity Fair. Costano 3 euro e 50 per 100 grammi di prodotto e sono dei cracker a base di grilli. Sono confezionati in Inghilterra, usando farina di grilli essicati che ci arriva dal Vietnam. “Abbiamo scelto di fare dei cracker perché volevamo un prodotto riconoscibile da un punto di vista del marketing, e allo stesso tempo buono in termini nutrizionali: usiamo solo l’olio extravergine di oliva e altri prodotti italiani”.

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Crické vorrebbe ora ampliare la gamma dei suoi prodotti. La ricetta per la pasta è già pronta, “ma in Inghilterra è impossibile trovare un produttore di qualità. Noi vorremmo fare tutto quanto in Italia, e speriamo di poterlo fare quando i problemi legislativi saranno risolti” spiega Edoardo.

Intanto la startup è al lavoro anche sui suoi primi dolci, sempre usando farina di grilli, e vorrebbe aggiungere altri insetti al menù. “A Londra organizziamo eventi molto partecipati in un locale italiano di Brick Lane, che chiamiamo Crické Food Experience, dove abbiamo provati vari abbinamenti: dalla vellutata di zucca con le larve del bambù, ai falafel di grillo con yogurt e cardamomo”.

Oggi circa 2 miliardi di persone mangiano regolarmente insetti in oltre 100 Paesi, ma gli ostacoli psicologici per il mondo occidentale sono ancora grandi. Eppure, sostengono gli ideatori di Crické, è anzitutto una questione di sostenibilità. “Per un chilo di insetti servono dieci litri d’acqua, contro i 22 mila litri che servono per il corrispettivo di carne. In termini di consumo di suolo e emissioni non c’è paragone” dice Edoardo Imparato.

Ma il decollo del business dipende dal “novel food” e da come la direttiva sarà applicata. “Siamo convinti che tra sei, massimo nove mesi, il panorama sarà diverso: la gente avrà recepito il messaggio, e i nostri e altri prodotti saranno sugli scaffali di tutti i supermercati”. 

Nel frattempo, però, almeno a queste latitudini, la dieta vegetariana e quella vegana prendono sempre più piede, rischiando di rendere l’entomofagia antistorica già prima di nascere.

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