La coda, ultimo rito dell’uomo moderno

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L’immagine della lunga coda per l’inaugurazione del primo supermercato di Amazon, un negozio nato col preciso obiettivo di evitare le code alla cassa, ci riporta per l’ennesima volta di fronte a questo assurdo rito collettivo che gli inglesi hanno perfezionato nel tempo: fare la coda.

Per fare notizia una coda dev’essere composta da tre elementi: qualcosa per cui farla, possibilmente qualcosa di futile, qualcuno che la fa e qualcuno che ride di chi la fa. Perché nessuno dirà mai niente su una coda per il pane o per il pronto soccorso, ma guai a farla per oggetti di pura vanità. Di solito a queste persone rispondo semplicemente che forse non hanno ancora trovato qualcosa che gli faccia voglia di stare in coda e un po’ mi dispiaccio per loro.

Perché alla fine, la coda è passione, anche al di là del riso che provochiamo.

Ma perché lo facciamo? Stare in coda è probabilmente una delle attività più aberranti che l’uomo moderno e civilizzato, lontano dalla paura di morire per un taglietto o per una leggera febbre come i suoi antenati, infligge se stesso. È un gesto che coinvolge pazienza, sopportazione e a volte rasenta i tratti del martirio, perché stare in coda per un telefono, una console, un film che la settimana prossima puoi vedere senza problemi?

Perché il punto di contatto col nostro antenato sta nel fatto che come lui amiamo i riti, è più forte di noi, fanno parte della nostra vita da centinaia di anni. Non mi sto riferendo alla messa o a un pellegrinaggio alla Mecca, ma al gesto umano di partecipare a qualcosa di più grande di noi, sia esso il concerto o un pezzo di silicio.

Le religioni l’hanno capito prima degli altri, visto che ogni giorno migliaia di parroci sollevano un pezzo di pane non lievitato di fronte a milioni di persone. L’oggetto conta relativamente, è il significato che gli attribuisci che conta, è il rito e la condivisione. Siamo tutti qua per la stessa cosa, non è bellissimo? Non dà forse ancora più significato ai soldi che stiamo per spendere?

Foto di @papigfunkSfoglia gallery4 immagini

Fila di fronte all’Apple Store di NY, nel 2014 Foto di @papigfunk

Fila di fronte all'Apple Store di NY, nel 2014
Fila di fronte all’Apple Store di NY, nel 2014 Foto di @papigfunk
Italia, un'altra coda per i prodotti Apple nel 2015
Italia, un’altra coda per i prodotti Apple nel 2015
Apple Store di Montreal, 2015
Apple Store di Montreal, 2015
Accampati di fronte all'Apple Store di NY, 2014
Accampati di fronte all’Apple Store di NY, 2014 Foto di @eliblumenthal

E le aziende, che sono le nostre nuove religioni, questo lo hanno capito ormai da tempo. La coda è un feticcio che Apple conserva con gelosia, perché nella mente dell’uomo coda vuol dire successo. La fila per prendere il nuovo dispositivo Apple è diventato talmente un topos, che il suo principale concorrente ci ha ironizzato in una pubblicità.

Ci sono negozi che magari sono semivuoti, ma fanno in modo che fuori ci sia la coda per entrare. La coda è un attestato di successo, vuol dire che ciò che vendiamo vale abbastanza da attendere nel modo più scomodo possibile,

Ma dato che viviamo in una società che ha superato, almeno a parole, la fase dell’integralismo religioso, i nostri riti oggi parlano di altri oggetti. In un’ottica banalmente nerd essere in coda rovescia la questione morale: non sono pazzo io che sono accampato da due giorni di fronte a un negozio, sei tu che evidentemente non sei abbastanza fan, non provi quella bramosia di metterci le mani il prima possibile, magari prima di tutti.

In due cose l’essere umano è bravissimo: soffrire per ciò che ama e ridere di ciò che non apprezza. Ecco perché facciamo le code e ridiamo di chi le fa. Non dimentichiamoci poi che “l’attesa del piacere è essa stessa il piacere”.

(Foto: Twitter/Harvard Zhang)
(Foto: Twitter/Harvard Zhang)

In un mondo di piaceri istantanei e gratificazioni immediate la coda è rimasto uno dei pochi luoghi in cui dobbiamo aspettare per ottenere qualcosa. In fondo farla ogni tanto ci fa anche bene, ci ricorda che a volte le cose non arrivano sempre nel momento in cui vogliamo noi.

Stare in coda è una sorta di piccolo martirio che ci infliggiamo per dimostrare amore per ciò che amiamo e se qualcuno pensa che siamo scemi pazienza, in fondo la nostra opinione non è molto più alta nei riguardi di chi si flagella per fede, almeno la console posso toccarla.

E anche Amazon che da sempre porta avanti un altro grande valore, ovvero fare acquisti senza incontrare altre persone e mescolarsi con la gente, non può che cedere di fronte a questa cerimonia, con buona pace delle sue intenzioni. Che poi io starei attento, se spariscono le code alla cassa dove le compriamo le gomme da masticare?

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