50 Sfumature di Rosso e la consacrazione della donna manipolatrice

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È la serie di film più facile da prendere in giro di questi ultimi anni e in un certo senso quella che lo merita di più. Non perché sia davvero l’epitome del brutto al cinema (c’è decisamente di peggio) ma perché promette qualcosa di scandaloso che in realtà scandaloso non è (il proliferare del porno via internet ha aperto la consapevolezza di tutti riguardo alle pratiche sessuali e niente può realmente scandalizzare) e non ha nemmeno la decenza di mostrare quel minimo di indecenza che, alla fine, tutti si aspettano da una storia del genere. La serie di 50 Sfumature è di fatto una grande foglia di fico apposta su una storia d’amore tradizionale tra una donna inesperta e timida, con poca fiducia in se stessa, e un uomo ricco e potente che l’ha scelta. Una dinamica eterna che tuttavia film come Pretty Woman sapevano raccontare con tutta un’altra verve, consapevolezza di sé e fierezza del proprio romanticismo. Soprattutto con un’altra immagine della donna.

Dopo 3 film che adattano i libri scritti da E. L. James (pseudonimo di Erika Leonard), nati come fan fiction di Twilight, è chiaro quale sia il modello femminile che 50 Sfumature vuole veicolare. Dopo le avvisaglie in 50 Sfumature di Grigio e i campanelli in 50 Sfumature di Nero, adesso 50 Sfumature di Rosso è ufficialmente il “parente non critico” di Mad Men o Marvelous Mrs. Maisel, cioè è un film ambientato in un presente in cui i rapporti tra uomo e donna sono gli stessi degli anni Sessanta privi di qualsiasi critica ma accettati, nelle loro dinamiche di disparità di genere, se non proprio avallati.

50 sfumature di rossoNella trama mr. Grey è così ricco da potere letteralmente tutto, mentre ad Anastasia basta essere bella e piena di sogni. Si innamorano e lui vuole che lei stia in un angolo, in casa, tagliata fuori dalle decisioni che contano, che lasci insomma che lui si occupi di tutto. Tutti i film raccontano la lotta di Anastasia per affermare il proprio diritto invece a una vita indipendente e a un potere decisionale nella coppia. Ma questo avviene nella maniera più blanda possibile, allo stesso modo in cui le donne di una volta manipolavano i mariti. Quello che viene raccontato in realtà è come trovare un marito ricco, evitare di farselo portare via dalle altre donne, accettarne le manie sessuali senza esagerare e non annoiarsi senza che lui smetta di fare i suoi regalini.

Addirittura in un momento straniante e quasi autoironico Anastasia, che ora è ai vertici della casa editrice in cui lavorava come segretaria (e che è di proprietà di mr. Grey, il quale le ha fatto fare una rapida carriera), torna al lavoro dopo la luna di miele e scopre di essere stata promossa. A dirglielo è una collega che specifica: “Sei stata promossa mentre non c’eri!”. E gran parte dei suoi problemi sono il far vedere a tutti che in realtà è molto capace anche se sta lì perché l’ha piazzata il marito proprietario. Ovviamente sarà bravissima e le sue decisioni porteranno a diversi trionfi, ma è evidente che non è quello il punto.

Con un numero e una quantità di scene tratte dalla vita dei due che danno al film un tono da reality di Mtv su una famiglia ricchissima e il suo sfarzo (viaggi in aereo privato con a sorpresa tutti gli amici dentro, case ad Aspen incredibili, spostamenti in auto di lusso e tutta una questione con le guardie private), l’impressione di essere di fronte ad un manuale per arrampicatrici sociali è fortissima: come sposare bene e trarre la massima soddisfazione dal vostro matrimonio senza rinunciare a far credere a tutti di essere una donna moderna.

Non è niente di inedito, solitamente questo tipo di racconto lo facevano le soap opera che con i loro contesti agiatissimi fanno piangere i ricchi per il sollazzo dei poveri che guardano. Che lo faccia un film o una serie di film non è molto diverso, semmai è più ridicolo che questi film lo facciano con una grande disonestà, fingendo di mettere Anastasia in lotta per la sua indipendenza che non arriverà mai (e ne sarà lieta) e spacciandosi per altro, per una storia di conflitto sessuale in anni in cui il cinema non racconta il più grande cambiamento nelle relazioni sentimentali, ovvero l’ingresso di una consapevolezza sessuale completamente diversa e mai esistita per profondità e diffusione.

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