5 cose che abbiamo imparato da questo Sanremo

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Questo 68esimo Festival della canzone italiana di Sanremo verrà sicuramente ricordato per lo strabiliante risultato degli ascolti che pochi si sarebbero aspettati e per la polemica legata al brano – poi consacratosi vincitore – di Ermal Meta e Fabrizio Moro. Sarebbero moltissimi gli spunti, ma abbiamo provato a riassumere cinque cose su cui ragionare a mente fredda dopo l’abbuffata di canzoni, ospiti (principalmente italiani), duetti, grandi risultati sui social network e le polemiche, immancabili per ogni edizione.

1. I giudizi affrettati servono a poco

Il primo pensiero avuto appena sentito nominare il nome di Claudio Baglioni come direttore artistico e presentatore, è stato: “Sarà un bagno di sangue”. Un po’ perché Baglioni non brilla per essere una persona molto empatica, e un po’ perché Carlo Conti – malgrado le precedenti edizioni non avessero fatto impazzire – era riuscito a spremere al massimo il circo sanremese con le sue conduzioni lineari e veloci. E invece, tutti zitti.

Per quanto non sia stato un presentatore eccellente, Baglioni ha saputo prendersi poco sul serio e lasciare che gli altri facessero qualche passo avanti. Unica nota negativa: l’eccessiva autocelebrazione musicale di Claudio Baglioni. Dopo queste cinque puntate è come se tutti noi avessimo visto un grande concerto di Baglioni con in mezzo degli ospiti (i concorrenti in gara). A parte questo, record di share del 52,3% share (media dell’intera edizione): il risultato più alto del Festival dal 2005 (dove ottenne una media del 52,8%). Ripetersi non sarà facile, ma lo si era detto anche lo scorso anno.

2. Hunziker e Favino sono stati i veri conduttori

Claudio Baglioni ha fatto il padrone di casa: entrava, guardava, faceva una battuta che non tutti capivano e poi lasciava a Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino lo spazio dovuto. E da questo punto di vista è stato tutto perfetto, per loro che i tempi li conoscono: Hunziker quelli più televisivi e Favino quelli più teatrali e di improvvisazione. Sono stati la struttura dello spettacolo, capaci di fare praticamente tutto.

Se sulla prima dubbi non ce n’erano, l’impatto per Piefrancesco Favino, come per Gabriel Garko, sarebbe potuto essere negativo, e invece ne è uscito come meglio non poteva: la vera rivelazione accresciuta anche grazie all’hype social tramite i The Jackal.

3. Un regolamento fumoso può creare solo problemi

Se il regolamento di Sanremo è poco chiaro, è inevitabile che si creino dei problemi. Nelle regole per esempio si legge: “Sussiste inoltre la caratteristica di canzone nuova nell’eventualità di utilizzo di stralci ‘campionati’ di canzoni già edite, sempre che questi – nel totale – non superino un terzo della canzone ‘nuova stessa“. Cosa vorrà poi dire stralci campionati? Forse non è nemmeno ben chiaro a chi l’ha scritto. Solitamente, quando si parla di campioni, parliamo di piccole particelle sonore estratte e rimodulate su diverse tonalità tramite campionatori, mentre stralci ha un’accezione ben più ampia, che in questo caso non deve superare il 33% del totale della canzone.

Una modifica sostanziale a tutto il regolamento sarebbe necessaria, per evitare polemiche e rendere tutto più scorrevole, dare meno spazio di manovra all’interno dei limiti e più rigidità.

4. Le classiche canzoni sanremesi soffrono

È un dato di fatto già confermato lo scorso anno: classici brani pomposi e ariosi di stampo sanremese soffrono. Non se ne può più, in effetti e le giurie lo hanno fatto notare. La musica si evolve, ed è normale trovare in alto nella classifica canzoni de Lo Stato sociale o un pop più contemporaneo come quello di Annalisa. Roby Facchinetti e Riccardo Fogli ne sono l’esempio di questo cambio di trend, ma anche i classicismi jazz/soul di Mario Biondi declinati in italiano non hanno avuto grande riscontro. 

5. Il livello dei giovani è cresciuto

A guardare i primi tre posti nella classifica dei giovani si può notare che tutti e tre (Ultimo, Mirkoeilcane e Mudimbi) hanno osato, ognuno con le proprie peculiarità, chi con un’impronta più pop/rap e chi con un’impronta più cantautoriale, ed il risultato è sotto gli occhi di tutti. Il coraggio di stravolgere – in parte – alcuni stereotipi sanremesi ha dato fiato a tre artisti profondamente diversi ma estremamente interessanti. In molti casi ben più interessanti del 50% dei big in gara. Forse di loro ci ricorderemo ancora nei prossimi anni, ed è un bene.

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