Cosa ha funzionato e cosa no in Star Trek: Discovery

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Dopo una serie di colpi di scena a ripetizione si è finalmente conclusa su Netflix la prima stagione di Star Trek: Discovery, ennesimo racconto nell’universo creato da Gene Roddenberry che ha cercato di rimescolare un po’ le carte senza allontanarsi troppo da alcuni capisaldi della saga.

Come ogni racconto di Star Trek anche questo ha ricevuto un’accoglienza mista, da una parte i fan più ortodossi delusi dall’ennesimo atti di lesa maestà, dall’altra parte chi invece ha saputo apprezzare le avventure di Michael Burnam e i suoi compari. La verità sta salomonicamente nel mezzo: ci sono alcune cose in Star Trek: Discovery che funzionano bene, che la rendono uno show divertente da vedere e uno dei più interessanti sulla piazza per gli amanti della space opera, altre che invece onestamente ci lasciamo alle spalle volentieri e che hanno attentato alla qualità media del prodotto.

Attenzione, da questo momento state per avventurarvi in un settore inesplorato, pieno di spoiler e di riferimenti anche all’ultima puntata. Se non avete ancora finito la serie vi consigliamo di fuggire alla massima velocità di curvatura e con gli scudi alzati. Siete stati avvertiti.

Cosa ha funzionato:

1. Il cast

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Dal punto di vista recitativo c’è veramente poco da dire, tutti hanno offerto un ottimo contributo, partendo da Sonequa Martin-Green, che mette in scena una personaggi spettacolare, passando per Shazad Latif, Jason Isaac, Anthony Rapp fino all’ultimo dei personaggi coinvolti. Sono quasi sempre personaggi interessanti, ben scritti, vari e anche non convenzionali per la saga. Riconoscibili, ben strutturati e che sembrano vivere al di fuori dallo show, tanto che verrebbe voglia di fare uno spin-off su alcuni di loro.

2. I colpi di scena

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Forse ce ne sono stati fin troppi di voltafaccia, alcuni persino inutili (alla fine scoprire che dentro Ash Tyler c’è la coscienza di Voq non ha cambiato più di tanto il risultato finale, anzi i, personaggio è diventato ingombrante), ma non si può dire gli autori non si siano divertiti a stupire il pubblico. Tutta la storia di Lorca è arrivata totalmente inaspettata fino all’ultimo minuto e rappresenta una delle cortine di fumo più belle mai viste in una serie tv. Certo, ha buttato al vento tutto ciò che di interessante Lorca aveva messo in piedi fino a quel momento, sviluppandosi come uno dei capitani più manipolatori e meno positivi di sempre, ma pazienza. Bell’idea anche il ritorno della Georgiou nelle vesti di imperatrice assetata di sangue. In generale tutto il ribaltamento di prospettiva dell’universo cattivo si è dimostrato interessante e assolutamente coerente con Star Trek. Che dire della chiusura sull’Enterprise? Veramente un colpo basso.

3. Gli effetti speciali

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Per una volta si è visto che Netflix ha aperto il portafoglio è ha speso qualche lira in più. Certo, le scenografie sono quasi sempre quelle, ma in generale l’aspetto visivo e il design di Star Trek: Discovery sono apparsi senza dubbio convincenti, con pochissimi momenti posticci. Uno dei rischi sul piatto era senza dubbio quello di trovarsi di fronte a un prodotto bruttino da vedere, ma per fortuna è stato scongiurato. Merito anche della maglietta con scritto Disco che l’equipaggio della Discovery indossa nei momenti di relax, senza dubbio.

4. È Star Trek

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C’è una Federazione che rappresenta un faro, ma con alcuni difetti, ci sono strane creature, funghi senzienti, missioni pericolosissime in cui vengono mandati primi ufficiali che non dovrebbero mai parteciparvi, alieni, teletrasporto, universi cattivi, dubbi morali, soluzioni pacifiche a problemi violenti, i Bat’leth, soluzioni scientifiche assurde incredibilmente plausibili, storie d’amore e quant’altro. Nonostante gli adattamenti a una narrazione più moderna il cuore è quello di Star Trek.

5. Saru

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Gli ufficiali scientifici di Star Trek hanno la tendenza a essere personaggi interessanti e Saru non è da meno. Preciso, cauto, efficiente, coraggioso, nonostante la sua specie abbia un organo in grado di percepire la morte. Dotato di una punta di umorismo caustico e capace di tenere in piedi tutto mentre il resto della ciurma si diverte in giro per lo spazio. Impossibile non notare anche una certa somiglianza con Mordin Solus, scienziato alieno di Mass Effect con cui ha in comune i modi particolari e un umorismo tutto suo. Per la prossima stagione dateci più Saru!

Cosa non ha funzionato

1. L’ultima puntata

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Escluso il colpo di scena finale, l’ultima puntata di Star Trek: Discovery è un casino scritto male. I protagonisti si ritrovano in un quello che dovrebbe essere il pianeta base dei Klingon, ma sembra una versione bruttina di Tatooine, vanno in giro come umani come se niente fosse, nonostante la guerra tra le due fazioni, poi c’è una scena in un bordello assolutamente inutile, seguita da una trattativa che in teoria dovrebbe porre fine al conflitto, non si sa bene come. In teoria dare a L’Rell il potere deterrente di far saltare il pianeta dovrebbe unire le tribù Klingon, ma non certo portare la pace. Infine, la Georgiou cattiva viene lasciata libera di andare, chiaramente per poter combinare casini nella seconda stagione. Questo è solo il caso peggiore di alcuni momenti in cui la scrittura è apparsa decisamente frettolosa.

2. La rete di spore

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L’idea di per sé non è male ed è molto in linea con la filosofia di Star Trek, ma la rete di spore che permette alla Discovery di apparire dove vuole è spesso usata come un deus ex machina che a volte funziona a volte no, che viene distrutto per poi riapparire al momento giusto, in cui Stamets si perde per ritrovarsi. Appare insomma una soluzione che troppo spesso dev’essere spiegata per funzionare. Questo senza contare il tardigrado, che era senza dubbio simpatico, ma un po’ imbarazzante. Visto che le spore sono un ovvio riferimento a Dune, dispiace un po’ che l’idea sia stata usata così.

3. La voce dei Klingon

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Forse sarà un’impressione di chi scrive, ma il nuovo accento dei Klingon proprio non convince. L’aspetto non è male, li rende ancora più alieni e diversi, ma quella cadenza lenta e nasale spesso li rende ridicoli da ascoltare, mostri con la sinusite e non una terribile stirpe guerriera forgiata da migliaia di anni di scontri e faide sanguinarie. Peccato, perché in il resto, comprea la metafora fondamentalista a metà tra Isis e sostenitori della pura razza ariana non era male.

4. Gli strani, nuovi mondi

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È vero che questa storia si svolge per la maggior parte del tempo durante un conflitto intergalattico, è vero che la Discovery non è in missione di avanscoperta, ma è un vascello di ricerca, è vero che qualche mondo s’è visto, ma ciò che è mancato forse di più in Star Trek: Discovery è un qualche elemento particolarmente bizzarro e assurdo. Se escludiamo il pianeta quasi senziente che cercava la pace e a quasi fatto impazzire Saru, e una puntata in stile Ricomincio da capo, nella maggior parte dei casi non abbiamo visto mondi strani o alieni particolari. Speriamo che la prossima stagione sappia porvi rimedio.

4. L’arco narrativo

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È vero che ormai le serie con una narrativa verticale, ovvero fatte di storie autoconclusive, in cui ogni episodio può essere praticamente visto senza sapere cosa è successo in quello prima, non vanno più tanto di moda e le persone preferiscono archi narrativi orizzontali, lunghi e complessi, ma il bello di Star Trek stava anche nella possibilità di poter entrare in media res e godersi semplicemente una space opera senza troppi fronzoli. Questa struttura viene ripresa in alcuni episodi, ma in generale è sempre la stessa lunghissima storia, ciò limita le puntate “tematiche” e le deviazioni comiche e assurde più forti, che sono da sempre una caratteristica importante. Questo forse è il tradimento più grande alla saga originale.

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