Intervista virale con figli, un anno dopo: un video virale ti cambia la vita?

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Potrebbero esserne passati anche dieci, di anni: farebbe ancora ridere come la prima volta. Era l’11 marzo 2017 quando l’analista politico Robert E Kelly aggiungeva al suo curriculum il titolo di “papà Bbc” e fra le sue esperienze l’essere protagonista di un video virale. Mentre era in onda per un commento da esperto sull’impeachment del presidente sudcoreano Park Geun-hye, entrambi i suoi figli fecero irruzione nella stanza dove stava svolgendo l’intervista.

Prima, zompettando, la più grande – che lui cerca di tener buona con la mano – e poi il piccolo, nel girello. Lui cercò di restare impassibile, continuando a parlare, si scusò con pacatezza, mentre lo sfondo si popolava di un’altra ospite: l’eroica madre che riacciuffava i due bimbi, li portava fuori e poi strisciava per chiudere la porta.

Il video fu condiviso centinaia di migliaia di volte (solo su YouTube conta ad oggi 27 milioni di visualizzazioni), generando speculazioni sulla coppia, discussioni sullo smart working e risate generali per la scenetta bizzarra.

A 12 mesi dall’accaduto, Robert E Kelly condividesu The Interpreter le lezioni apprese da questo stato di improvvisa semi-celebrità, premettendo che sono ancora due le leggende metropolitane che circolano sull’accaduto. La prima, è che fosse tutto architettato (come si potrebbe orchestrare una simile scena, con due bimbi così piccoli, risponde). La seconda, è che lui non si sia mai alzato perché vestito solo dalla cintola in su. Non era per quello che non si è alzato, ma perché “the show must go on” (e sperava in un provvidenziale intervento della conduzione del programma, a tagliar corto).

Primo degli insegnamenti appresi è l’uscita, definitiva, dall’anonimato. Le avventure di Robert E Kelly e della sua famiglia hanno ispirato una serie animata e il pubblico, dopo quell’intervista (e le successive, sul tema), sa chi sono. Vengono fermati per i selfie, bloccati per strada, ripresi anche a loro insaputa (una volta l’analista è stato immortalato mentre comprava il latte da Costco). Il che significa non poter uscire in ciabatte o con gli abiti cialtroni della domenica fannullona.

Nessuna lamentela a riguardo ma, dice l’analista, sarebbe più soddisfacente spiegare un successo legato a un merito.

Secondo: ci hanno guadagnato, ma non troppo. Molte delle offerte commerciali ricevute dopo quel giorno non si sono concretizzate e, ad ogni modo, si è trattato di eventi episodici, non di una duratura possibilità di guadagno. La famiglia ha collaborato con Johnson & Johnson ed è stata ospite di un talk show tedesco. L’analista stesso è stato chiamato più regolarmente a tenere presentazioni, ma niente di stravolgente. Insomma, non ha “svoltato”, come pensano in molti.

Terzo: la sua opinione, ora, conta di più. La sua fama lo precede, e per questo è stato invitato più spesso a esprimersi su questioni di sicurezza sulla Corea del Nord e del Nord-est asiatico in generale, visitando luoghi che non avrebbe avuto modo di vedere. Fino alle Filippine e alla Cina, dove è stato introdotto in un incontro come Il papà della Bbc… e anche esperto di politica coreana.

Quarto: gli è andata bene. La viralità del video, ha sortito effetti positivi perché l’episodio era positivo. Non vale per tutti. Spesso, riflette l’esperto, i protagonisti dei video virali diventano famosi per gesti stupidi e folli, che ne segnano la reputazione per lungo tempo.

Quinto: la strumentalizzazione politica non è stata eccessiva, ma c’è stata. Da destra, racconta Robert E Kelly, qualche neo-nazista lo ha definito un “traditore della razza”. Da sinistra invece, si sono sprecate le interpretazioni dell’accaduto, specie in riferimento a un’ipotetica sopraffazione dei maschi bianchi. In molti hanno disquisito infatti di Jung-a Kim infatti, la moglie: prima sospettando che fosse la bambinaia di casa (matrimoni misti, questi sconosciuti) e poi avendo da ridire sul modo in cui la donna sgattaiolava quatta quatta per recuperare i pargoli senza farsi vedere (era questa la missione, non quella di sottomettersi). I due ne hanno riso, ma hanno ritenuto doveroso rilasciare comunicazioni ufficiali in merito, per smentire.

Sesto. L’effetto immedesimazione ha vinto su tutto. La famiglia è stata tempestata da commenti (diecimila, stima), foto e gif di altri genitori che hanno rivisto loro stessi nella rocambolesca intervista. Hanno visto, come allo specchio, la difficoltà di gestire lavoro e vita privata, specie quando si parla di smartworking. “Svolgo molto del mio lavoro dal mio studio casalingo, compresa la maggior parte delle apparizioni in tv. Molti dei commenti che abbiamo ricevuto provenivano da genitori che avevano avuto esperienze simili, come quella di chiudersi in bagno in modo che i loro figli non potessero interrompere un’intervista radiofonica”.

Ringraziando tutti per l’empatia e la partecipazione, Robert E Kelly spiega che, a un anno dal “fattaccio”, il sipario sulla faccenda può chiudersi con serenità, senza altro clamore, e lasciare spazio al prossimo “video del gattino che balla”.
Da queste parti, si continuerà invece a regalare visualizzazioni all’impagabile ménage familiare finito in mondovisione.

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