Attacchi alle donne, Amnesty International contro Twitter

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Amnesty International contro Twitter. A detta dell’organizzazione, il social network non sta facendo abbastanza per evitare che la piattaforma sia un luogo tossico per le donne e che non intervenga in maniera decisiva quando gli abusi vengono portati alla sua attenzione, anche se in palese contrasto con le proprie policy.

Secondo un sondaggio condotto su 1.100 cittadine britanniche il 9% pensa che Twitter sia sulla giusta strada per fermare la violenza e gli abusi rivolti alle donne, mentre il 78% non ritiene il social network un luogo in cui si possa condividere la propria opinione senza ricevere in cambio attacchi offensivi.

A luglio dello scorso anno, l’azienda, che pure non aveva fornito numeri grezzi sugli interventi, si era detta soddisfatta delle misure intraprese a contrasto del fenomeno: era riuscita a intervenire 10 volte in più sugli account molesti rispetto al 2016, scoprendo il doppio di account creati da persone precedentemente bannate (l’operazione, in quella direzione, era già iniziata nel 2015, con un database di numeri telefonici).

Twitter sa che tutti gli strumenti introdotti durante l’anno scorso andranno implementati – il Ceo Jack Dorsey ha chiesto aiuto agli utenti che volessero tirar fuori idee per rendere Twitter un ambiente più salubre – ma rifiuta l’accusa ricevuta. Sono state approntata 30 modifiche alla struttura negli ultimi 16 mesi, ha detto al Guardian, aggiungendo di non essere in grado di “cancellare odio e pregiudizi dalla società” (della serie “per i miracoli, rivolgersi altrove”).

Ma Amnesty chiede con forza una maggiore attenzione alla questione femminile: “Da troppo tempo Twitter è uno spazio in cui le donne possono essere facilmente affrontate con minacce di morte o stupri e dove i loro generi, etnie e orientamenti sessuali sono sotto attacco” ha detto Kate Allen, direttrice di Amnesty International UK.

Non è possibile aderire a campagne come #Metoo, che pure grazie ai social riescono ad acquisire rilevanza pubblica, senza dover subire il contraccolpo: “I troll stanno continuando a vincere, perché nonostante le ripetute promesse, Twitter non sta facendo abbastanza per fermarli – ha continuato Allen – Deve prendere misure concrete per affrontare e prevenire la violenza e gli abusi, altrimenti la sua pretesa di essere dalla parte delle donne non ha senso”.

Il rapporto includeva interviste con oltre 80 donne, tra cui politici, giornalisti e utenti regolari nel Regno Unito e negli Stati Uniti e ha documentato come l’appartenenza a minoranze etniche o religiose, alla comunità LGBTI, o la disabilità, siano state ragioni di insulti mirati di carattere identitario. Questo, ha sottolineato l’organizzazione, rischia di tenere le voci già emarginate ancor più lontane dalla conversazione pubblica. 

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