Che cosa aspettarsi da The Rain, la serie danese di fantascienza su Netflix

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La Danimarca, semplicemente, non fa “hyped shows”. Lo dice Christian Potalivo, creatore assieme a Jannik Tai Mosholt della serie tv The Rain (in onda su Netflix dal 4 maggio), per spiegare che tipo di novità sia stato per loro e per la Danimarca realizzare una serie televisiva d’impianto internazionale, acquistata da Netflix e quindi distribuita in 190 paesi, come The Rain.

La serie ha infatti il tipo di trama e storia pensate per un pubblico internazionale: la pioggia uccide, un professore lo ha capito (probabilmente perché l’ha causato) e riesce nel primo episodio a nascondere la propria famiglia in tempo, prima dell’arrivo del temporale che decimerà l’umanità. Anni dopo i figli escono dal bunker e si trovano in un pianeta postapocalittico, in cui qualsiasi contatto con l’acqua è mortale ma in cui i pochi sopravvissuti non sono meno letali: “L’acqua, sorgente di vita per eccellenza, diventa sorgente di morte”, riassume bene Jannik Tai MosholtQuesto cambia il mondo in un secondo e per sempre”.

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Sapendo di non trovare terreno fertile presso i propri canali televisivi nazionali i due creatori con quest’idea in tasca si sono rivolti all’unico player che li avrebbe potuti ascoltare, Netflix. E difatti li ha ascoltati. Lo streamer da sempre cerca contenuti molto locali che possano essere interessanti per un pubblico mondiale “e l’idea alla base di Rain è capire come noi scandinavi, così fieri del nostro essere strutturati e organizzati, ci possiamo adattare ad uno scenario selvaggio” spiega Jannik Tai MosholtSiamo così fieri della nostra umanità, ma lo saremmo anche se fosse necessario sopravvivere in uno scenario primitivo?

Secondo la coppia di creatori infatti la natura delle società scandinave è sempre socialistaa prescindere dal tipo di governo che abbiamo, perché siamo sempre e comunque portati ad aiutarci a vicenda. Allora ci siamo chiesti se tutto questo sia un costrutto o se sia connaturato in noi. Praticamente The Rain è una serie che racconta di socialisti messi in un mondo difficile”.

L’acqua porta una specie di male che trasforma gli uomini in zombie, e questi vanno eliminati. Uccidere, prendere decisioni gravi, cambiare e mettere alla prova i propri principi sono poi l’essenza dell’evoluzione sui personaggi: “Alla fine è un coming of age” spiega Potalivotutti i coinvolti, anche se vengono da background diversi, devono perdere l’innocenza e diventare adulti. Sono tutti personaggi che se stessero a scuola insieme nemmeno si parlerebbero mentre qui devono vivere e lavorare insieme”.

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Non sfugge a nessuno chiaramente che la pioggia abbia un senso più grande e “porti la storia in sintonia con il problema del cambiamento climatico” dice Mikkel Boe, uno degli attori della serie “inoltre il problema viene dalla generazione dei padri. Loro hanno creato un casino che si riflette sui figli e a cui loro dovranno rimediare”.

Come del resto non sfugge a nessuno, specie dopo aver visto i primi due episodi, che The Rain abbia più di un punto in comune con The Walking Dead, esseri umani in un mondo allo sfascio che si confrontano tanto con una minaccia mortale, quanto con loro stessi. Nella serie danese infatti i due ragazzi usciti dal bunker sono ancora pieni di idee tolleranti e umane, mentre quelli che incontrano, che hanno vissuto per anni nel mondo devastato, le hanno perdute e sono più cinici. Tuttavia Mikkel Boe sostiene di non aver mai visto The Walking Deadma so che in questa serie se vuoi sopravvivere non puoi comportarti in maniera umana”.

Più vaghi ancora sono stati i creatori al momento di citare le ispirazioni dietro quest’idea: hanno preferito mettere sul piatto Il signore delle mosche (per il rapporto tra ragazzi) e The Road (per come l’umanità tenda a sparire in situazioni di stress) ma anche “tutto il genere young adult che ci piace molto, in particolare Skam [serie scandinava molto popolare, da poco rifatta anche in Italia ndr] e The Hunger Games”.

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