Grilloleghisti, giù le mani dalla legge sui vaccini

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Il nuovo anno non ha portato l'obbligo vaccinale per gli adulti. L'emendamento della legge è stato cancellato, rimane la bufala.C’è da sperare che il famigerato contratto per l’altrettanto famigerato “governo del cambiamento” lasci perdere i vaccini. Ma non ci sono molti margini: lo stesso Matteo Salvini, nella sua ultima diretta Facebook in cui ormai, come la controparte grillina, dà conto dello stillicidio quotidiano al tavolo del nascente esecutivo grilloleghista, ne ha fatto un argomento preponderante. Nascondendosi dietro al paravento della “libertà”. Concezione ben strana, quella della “libertà” salviniana: “Vaccini sì ma no all’allontanamento dalle scuole”. Praticamente la linea del progetto di legge appena presentato da un senatore della Lega, Paolo Arrigoni, per cancellare il decreto Lorenzin sulla vaccinazione obbligatoria per accedere a scuola.

L’esclusione dai servizi educativi e dalle scuole dell’infanzia dei minori non vaccinati della fascia d’età 0-6 anni quale provvedimento sanzionatorio previsto dal decreto legge Lorenzin è del tutto discriminatorio, irrazionale e ingiustificato in assenza di motivi sanitari – sostiene il provvedimento – questa misura coercitiva è inaccettabile, anche perché crea una disparità di trattamento rispetto ai minori di età compresa tra 6 e 16 ai quali la cacciata da scuola non si applica per il medesimo inadempimento, e rompe il patto di fiducia tra cittadini e istituzioni, creando le premesse per la nascita di conflitti sociali”. Il patto fra cittadini e istituzioni lo rompe semmai un’istituzione che non è in grado di difenderli, non certo una legge che punta a coprire le falle (e le follie) di chi gioca con la salute dei propri figli. E di quelli degli altri.

Probabile che di disegni di questo tenore ne arriveranno altri, vista la virtuosa convergenza sul punto fra M5S e Lega. Una convergenza ancora più velenosa perché non ha alcuna base scientifica ma è sposata solo per intercettare un certo sentimento di popolo, fortemente minoritario ma comunque in grado – negli anni scorsi – di abbassare pericolosamente la soglia di copertura. Livello faticosamente risalito già negli ultimi mesi proprio in virtù di quel sacrosanto provvedimento, convertito con la legge n.117 dello scorso anno.

I dati del 2017, da cui mancano quelli legati agli ultimi mesi (e senza contare la selva di proroghe ed eccezioni che di fatto hanno già abbondantemente spuntato quella legge, come spesso capita in questo Paese), parlano del 95% in 11 regioni su 21 per l’esavalente. Anche se su scala nazionale la copertura era ancora leggermente al di sotto (94,5%) per via di aree particolarmente dure a cedere come Bolzano, Friuli-Venezia Giulia e Sicilia. Anche su morbillo (+4,4%) e antipolio (+1,21%) ma in molte regioni, per specifici vaccini – quelli obbligatori sono 10 – il quadro rimane in bilico.

C’è dunque il rischio che, proprio a partire da questi numeri confortanti, si colga la palla al balzo per cestinare un provvedimento necessario. Sia sotto il profilo strettamente sanitario, per garantire l’immunità di gregge a chi, davvero, non può vaccinarsi che per una questione culturale: a un certo punto la tua libertà di genitore finisce dove inizia quella altrui. Se le tue scelte costituiscono, oltre che per tuo figlio (già basterebbe) anche un rischio generale, non sono scelte accettabili. Da qui la mancata iscrizione a nidi e asili prevista da quella norma. Per quanto ci riguarda, sarebbe stato fondamentale comporre il problema costituzionale anche per gli ordini superiori, dalle elementari in poi.

Secondo il progetto, e c’è da scommettere che molti ricalcheranno questo schema, la documentazione sulla vaccinazione non sarà più requisito di accesso né sarà legata alla decadenza dall’iscrizione al nido e alla scuola dell’infanzia. Si parla di “decreto legge vessatorio e pasticciato, che la Lega si impegna a rivedere successivamente in modo ben più incisivo”. Seguendo quelle linee di “libertà” che il leader del Carroccio continua a ripetere come fosse un filosofo del Settecento. A parte che sotto il profilo costituzionale si sono già espressi positivamente Consiglio di Stato e Corte Costituzionale, la questione contiene in piccolo (ma neanche troppo) l’ispirazione del “programma” che il governo Frankenstein intenderebbe mettere in pratica: uno smantellamento progressivo delle garanzie individuali e una spoliazione delle protezioni, il tutto travestito da furba concessione di libertà individuali. Ognuno per sé e Salvini per tutti.

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