Il lavoro risale, ma più persone emigrano: l’Istat legge l’Italia in 10 numeri

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Sicurezza sul lavoro

Migliora lo stato di salute dell’economia, ma aumentano le famiglie povere. Aumenta l’occupazione, ma diminuisce la popolazione. Cresce il prodotto interno lordo, ma meno che tra i vicini di casa in Europa. La fotografia dell’Italia scattata dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) nel suo rapporto annuale mostra le contraddizioni e le spinte opposte che governano la trasformazione del Belpaese.

1,5%
Il prodotto interno lordo nel 2017 è aumentanto con un tasso maggiore rispetto al 2016 (0,9%). L’Italia però è cresciuta meno delle altre nazioni europee e in un contesto espansivo a livello globale. Il Fondo monetario internazionale stima un +3,8% di crescita mondiale.

5,4%
Accelera l’incremento delle esportazioni italiane nell’ultimo anno. A livello di incasso, le vendite all’estero hanno aumento del 7,3% il proprio valore. Tuttavia sono cresciute in parallelo anche le importazioni (+5,3%). E il valore di queste ultime è aumentato più di quello dell’export: 8,6%. Tanto che il disavanzo commerciale tra import ed export resta sbilanciato a favore del primo e di molto: 47,5 miliardi di euro (sebbene il lieve diminuzione).

+0,8%
Segnali positivi per il comparto delle costruzioni, che dopo dieci anni registra un indice della produzione in positivo. Nel complesso però la spinta in avanti dell’economia italiana è dovuta al traino dei servizi: alloggio e ristorazione (+4,5%), logistica (+3,1%) e commercio (+2,3%). Tanto che in dieci anni è scomparso un milione di posti di lavoro tra operai e artigiani.

Colloquio di lavoro
Colloquio di lavoro

23 milioni
Gli occupati nel 2017. Sono 265mila in più rispetto all’anno prima. In questo modo, scrive spiega il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, “il tasso di occupazione sale al 58%, valore prossimo a quello massimo raggiunto nel 2008 (58,6 per cento)”. Il rialzo si deve al maggiore ingresso delle donne nel mondo del lavoro: +1,7% dal 2008 contro il -3,1% degli uomini.

L’Italia tuttavia resta distante dalla media europea. E la crescita non è un uniforme. Nel Mezzogiorno, se si confronta il numero di occupati del 2008 con quello del 2017, il risultato è ancora negativo: meno 310mila posti, -4,8%. I contratti a termine hanno spinto l’occupazione nel 2017: +12,3%, specie al nord e tra gli under 34. Si riduce il part time e il lavoro autonomo.

153mila
Sono le cancellazioni per l’estero degli italiani nel 2017. Per l’Istat il dato è in flessione del 2,6% rispetto al 2016, ma in aumento sul 2007. Le mete principali sono paesi europei: Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia. Il flusso in uscita è aumentato sia tra le persone più preparate sia tra gli stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana. Sono 25mila gli italiani con alti livelli di istruzione (dalla laurea in su) emigrati all’estero nel 2016. Tre anni prima erano 19mila. Altri 25mila espatri tra 2012 e 2016 sono legati a “nuovi italiani”.

università

30%
È la percentuale di laureati che nel secondo trimestre del 2016 ha risposto all’Istat che, per svolgere il proprio lavoro, sarebbe stato sufficiente un livello di istruzione inferiore a quello conseguito. Tra i diplomati la percentuale sale al 40%. C’è un rischio di sovraistruzione.

È un dato che si riscontra in controluce anche da un altro fenomeno rilevato da Istat. Alleva spiega che “nel confronto con i principali paesi europei si osserva una composizione degli investimenti italiani sbilanciata in favore di quelli materiali rispetto a quelli immateriali”, come ricerca e sviluppo, software e dati. Le imprese italiane sono restie a collaborare per innovare. Mentre crescono le reti per la ricerca universitaria: nel 2017 gli atenei hanno partecipato a 103 progetti internazionali.

464mila
Sono le nascite registrate in Italia nel 2017. L’Istat rileva che calano per il nono anno consecutivo. Dal 2012 diminuiscono anche i nuovi nati di famiglie straniere. Questo calo delle nascite è legato a tre fattori: invecchiamento della popolazione, minore propensione a fare figli e, per i nuclei stranieri, a causa di un cambiamento dei flussi migratori.

Anche la popolazione totale è diminuita, di centomila persone. Il paese quindi è più vecchio e in declino. È una tendenza che prosegue da tre anni, nonostante un saldo migratorio positivo (+184mila persone nel 2017). Nel 2017 l’Istat stima 224mila richieste di cittadinanza italiana da parte di cittadini stranieri.

8,3%
È la percentuale di italiani in povertà assoluta. Dato ancora in stima preliminare, maggiore però rispetto al 7,9% del 2016. Nel complesso riguarda 1,8 milioni di famiglie e 5 milioni di persone.

11,2%
È la percentuale di italiani che usa i mezzi pubblici. Ancora bassa. “Il trasporto pubblico locale appare sottoutilizzato”, osserva l’Istat. Ogni mille abitanti in Italia si registrano 625 automobili. Più che negli altri maggiori paesi europei: in Germania sono 555, in Spagna 492, 479 in Francia e 469 nel Regno Unito.

5,4
Per l’Istat questo è il numero medio di parenti stretti su cui un italiano può contare. L’istituto ha provato a misurare le reti su cui una persona può fare affidamento. Nel 2016 il 7,1% delle famiglia ha bisogno di forme di aiuto e sussidio dallo stato, da cooperative, sanità o mondo sociale. E l’invecchiamento della popolazione aggrava l’isolamento sociale.

 

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