Matteo Garrone su Dogman e il successo: “Mi avevano offerto di fare film d’azione in America”

0
90
Questo post è stato pubblicato da this site

C’è stato un momento in cui Matteo Garrone era pronto per attraversare l’oceano. O almeno in cui il cinema americano era pronto per accoglierlo se lui avesse voluto. Ma non ha voluto. Ora è a Cannes con Dogman, film al 100% italiano che ha riscosso un ottimo successo con tutta la critica internazionale, e sembra di rivivere quel che accade dieci anni esatti fa, proprio qui, con Gomorra. Vinse il Gran premio della giuria, il film arrivò trionfalmente in America, ebbe la fortissima sponsorizzazione di Martin Scorsese (che non servì però per gli Oscar) e riscosse un successo pazzesco nell’industria, tra produttori e registi. Garrone piaceva, piaceva il suo approccio al crimine, al noir e ai personaggi. In una parola lo volevano.

Ti erano proprio arrivate delle proposte concrete?

“Sì molte. Tutte simili a Gomorra, film d’azione americani come per esempio la storia della vita di Al Capone”.

Un po’ come è accaduto ora a Stefano Sollima, lanciato sempre da Gomorra (ma la serie)?

“Immagino che lui abbia una passione maggiore della mia per quel cinema e soprattutto caratteristiche diverse dalle mie come regista. Per me l’azione è funzionale ai personaggi”.

Perché dicesti di no?

“Non era il mio mondo e poi volevo stare con mio figlio che all’epoca era appena nato”.

Matteo Garrone_(c)Stefano Baroni

Ti è costato?

“No, perché quando poi ho voluto fare un film con attori importanti, americani e non, li ho portati qui. Da Vincent Cassel, a Salma Hayek a John C. Reilly. Ho tenuto le mie radici e ci tengo, questo non vuole dire che un domani quando mio figlio sarà un po’ più grande e mi arriverà un progetto che mi emozioni o che giustifichi il fatto di andare fuori, non lo farò”.

In generale vuoi rifare film girati in inglese come Il racconto dei racconti?

“Non necessariamente. Ho imparato che un film è internazionale quando funziona e ha qualcosa di originale nel linguaggio. Le star non rendono un film internazionale, anche io lo credevo ma ho capito che non è così. Guarda Gomorra, ha avuto un impatto internazionale che non è paragonabile a quello di Il racconto dei racconti, ha girato sicuramente di più eppure è parlato in un dialetto difficile pure per noi!”.

Pensavamo tutti che Dogman fosse la storia del Canaro della Magliana e invece salta fuori che non lo è, come mai?

“Nel 2006, quindi prima ancora di Gomorra, avevo avuto quest’idea che girava intorno a quel fatto, mi piaceva l’immagine di un uomo in gabbia con dei cani, anch’essi in gabbia, che lo guardano. In più di dieci anni il film è cambiato molto nella mia testa, l’ho sempre rimandato perché non trovavo come farlo. La storia mi attraeva per certi versi e per altri mi allontanava, in particolare la parte cruenta del fatto di cronaca, non mi ispirava proprio. Mi è sempre sembrata qualcosa di già visto al cinema, il buono che diventa mostro come Cane di paglia o Un borghese piccolo piccolo”.

434349-thumb-full-720-dogman_2018_di_matteo_garrone_tr

E ora è diventato un film di tenerezza e di violenza psicologica…

“La strada che abbiamo trovato è molto meno battuta e meno vista, mi pare più interessante, il protagonista non si trasforma mai in un mostro, nonostante quello che gli accade, così rimani fino alla fine con lui. Ci sono riuscito perché ho trovato Marcello [Fonte, il protagonista, ndr], grazie alla sua innocenza quasi infantile”.

Detto ciò lo spunto rimane quello del Canaro...

“Sì ma proprio solo l’idea di partenza, non c’è nemmeno l’efferatezza. C’è questo legame tra un piccolo e un grosso, in cui il primo teme il secondo, lo subisce ma ne è anche affascinato perché ha qualcosa che a lui manca, il loro rapporto segue una direzione che non è lineare. Marcello è contraddittorio, fatto di luci e ombre, e compie sempre delle azioni che sfuggono ad una logica razionale. In questo senso è modernissimo, un personaggio dalla personalità frammentata e scisso. Infatti uno dei punti di partenza, anni fa, erano state anche le memorie del sottosuolo di Dostoevskij, il cui protagonista mi ricordava Marcello”.

Senza fare spoiler, è vero che sul set hai cambiato il finale allontanandolo ancora di più dalla cronaca perché avevi visto come stava recitando Marcello?

“Sì, tutta la parte finale, quella in cui prende uno spessore vero (la prima è importante per creare le premesse) è nata da un percorso con Marcello che ci ha portato naturalmente in una certa direzione, diversa dalla sceneggiatura, il cui finale ancora manteneva dei residui di alcuni aspetti del fatto di cronaca”.

tC8znY0eYDVGhYCSomr5whAsqVF

Da quando hai annunciato questo film tutti hanno drizzato le orecchie, c’è stato subito un interesse fortissimo…

“Se hai fatto un film come Gomorra, che ha incassato 40 milioni nel mondo, e ritorni con un progetto di genere che si avvicina a certi argomenti di criminalità e lotta per la sopravvivenza in un certo mondo di malavita, si crea inevitabilmente questo interesse. Credo che chi ha amato Gomorra ma anche L’imbalsamatore sicuramente avrà voglia di vederlo”.

Hai iniziato a fare Dogman perché sì è interrotta la preproduzione di Pinocchio, quindi ti è uscito del tempo libero, ora lo devi riprende. Che tipo di film vuoi fare?

“Il mio Pinocchio nasce con lo spirito di andare alle origini del romanzo di Collodi, quindi vorrei farlo mantenendo il più possibile una certa autenticità rispetto a luoghi, facce e lingua”.

Pinocchio è un po’ un progetto maledetto al cinema. Tanti hanno tentato, molti non ci sono riusciti e chi ce l’ha fatta ha realizzato film riusciti male, tutti tranne Disney. Perché ci insisti?

“Credo sia una forma di masochismo. In fondo stai sempre parlando con uno che è andato a girare Gomorra a Scampia…”.

Anche Guillermo Del Toro sta pianificando il suo Pinocchio.

“Sì lo so ma dovrebbe essere tratto da una graphic novel, sarebbe molto diverso dal mio. Non mi crea problemi”.

E invece ti spaventa la Disney? Nel 2020 uscirà la loro versione in live action del cartone.

“Eh lo so… Non me lo dire va…”.

The post Matteo Garrone su Dogman e il successo: “Mi avevano offerto di fare film d’azione in America” appeared first on Wired.