Kopel di WikiTribune al Wired Next Fest: “Ecco come aggiustare le fake news”

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Non è un segreto che il livello di fiducia che il grande pubblico nutre nei confronti del mondo delle news come istituzione non sia esattamente alle stelle, da noi come altrove. Troppe le fonti che si contraddicono apertamente ed eccessivo il rumore di fondo dietro al quale le notizie si nascondono: il risultato è un pubblico mai così disinteressato all’idea di informarsi in modo plurale e soprattutto di lasciar mettere in discussione le proprie convinzioni da ciò che gli accade intorno. La soluzione a questo problema però potrebbe avere già un nome: WikiTribune, una un sito di news molto particolare, ideato dal fondatore di Wikipedia Jimmy Wales e da Orit Kopel, Ceo della Jimmy Wales Foundation for Freedom of Expression che oggi è salita sul palco del Wired Next Fest 2018 a parlarne.

“La mancanza di fiducia nei confronti del giornalismo tradizionale ha portato sempre più persone a informarsi sui social network”, osserva Kopel. Il problema di queste piattaforme è che i loro meccanismi premiano pezzi acchiappa-clic, notizie non verificate pur di arrivare primi alla pubblicazione e reportage volutamente parziali quando non fabbricati ad arte, pensati solo per confermare le convinzioni di chi andrà a leggerli: una tipologia di contenuti tossica per la salute del giornalismo e del ruolo che dovrebbe avere. “La macchina delle news insomma si è guastata, ma niente panico: la soluzione è a portata di mano”.

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Come suggeriscono il nome e la provenienza della piattaforma, la ricetta alla base di WikiTribune per combattere questa tendenza è quella di ibridare il processo di stesura delle news con il modello collaborativo alla base di Wikipedia per dare vita a “un giornalismo basato esclusivamente su prove tangibili”, scevro da condizionamenti perché temprato dalle osservazioni e i contributi della comunità. A una squadra di reporter alle dipendenze del sito (sono dodici al momento) si affiancano membri volontari che rendono le notizie a prova di bomba arricchendole effettuando verifiche sulle informazini riportate, oppure semplicemente correggendole. Stipendio a parte, giornalisti e membri della comunità sono trattati in egual modo e la fruizione delle news è gratuita per tutti: non c’è paywall e non ci sono pubblicità a spingere il gruppo a cercare clic a tutti i costi. Il modello di business però non è identico a quello di Wikipedia (“Jimmy dice sempre di aver costruito la sua carriera basandosi su una serie di buone idee e di decisioni di business non troppo brillanti”, scherza Koper”) ed è basato su sottoscrizioni mensili volontarie, mentre i pezzi sono pubblicati sotto licenza Creative Commons.

In questo modo Kopel e Wales sperano di unire il meglio dei due mondi: dai giornalisti alle proprie dipendenze WikiTribune prende l’accesso privilegiato alle fonti, le collaborazioni con figure di alto profilo e l’esperienza professionale; dalla comunità prende invece il numero di persone disposte a supervisionare la stesura di ogni singolo pezzo, la distribuzione geografica che consente loro di coprire con più accuratezza avvenimenti in tutto il mondo, e le competenze a volte molto specifiche di alcuni dei collaboratori che possono dare preziosi insight sui contenuti dagli argomenti più spinosi.

I pezzi non hanno probabilmente la verve degli equivalenti pubblicati dalle grandi organizzazioni, ammette Kopel, ma sono comunque news a tutti gli effetti: arricchite dalla diversità dei membri attivi della piattaforma, neturali, affidabili, originali e trasparenti: “Quando pubblichiamo un’intervista, ad esempio, non vogliamo limitarci a mandare online la semplice trascrizione, ma caricare il materiale registrato. In questo modo i nostri membri possono ascoltare tutta la conversazione ed eventualmente proporre correzioni che riflettano meglio il senso dei virgolettati nel contesto dal quale sono stati estratti”.

Per verificare la bontà di WikiTribune non serve attendere: la piattaforma è già online in una versione preliminare sulla quale è già possibile informarsi e contribuire, sia con interventi di carattere correttivo (in questo caso è necessario registrarsi) sia con un supporto economico.

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