Stoya al Wired Next Fest: “Incolpare il porno per le molestie non serve a trovare una soluzione”

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Come si sta evolvendo il mondo della pornografia, quali sono gli input che raccoglie dall’esterno per plasmarsi e rinnovarsi e come viene percepito dal resto del mondo? Sono domande alle quali non è facile trovare risposte soddisfacenti, ed è per questo che a tentare di rispondervi sul palco del Wired Next Fest è salita Stoya, attrice pornografica ma anche attrice e scrittrice.

“In realtà la pornografia si contamina con gli input dal resto del mondo quando è il mondo a chiederglielo”, risponde Stoya. I performer amatoriali per esempio vengono volentieri incontro alle richieste di un pubblico inizialmente ristretto (quando non sono loro i primi a farsi delle proprie preferenze o desideri), esponendo online il risultato di queste interazioni. Sono i distributori poi che, accorgendosi che determinati tipi di video sono più apprezzati di altri, capiscono che c’è una tendenza emergente e iniziano a puntarci; è così che nuovi attori o attrici, nuove pratiche, stili di ripresa e modalità di rappresentazione si fanno strada nel mainstream della pornografia. Una sorta di evoluzione darwiniana che fa emergere nuovi contenuti e tendenze in continuazione.

Un quadro armonico e in equilibrio, ma solo in apparenza; sulla percezione della pornografia ai giorni nostri in effetti, Stoya non ha prospettive rosee. “Non siamo sicuramente più nell’era nell’era porno chic dove la gente, incluse personalità conosciute, faceva la fila a vedere film hard al cinema senza preoccuparsi di essere vista o fotografata. Temo piuttosto che stiamo tornando indietro da questo punto di vista. Prendi il movimento #metoo, che recentemente sta tentando di alla pornografia la colpa per i comportamenti maschili scorretti che condanna. Non si tratta esattamente di un atteggiamento utile a trovare una soluzione sana per prevenire questo tipo di comportamenti”.

stoja

Anche perché quello della pornografia non è un settore semplice, come dimostrano i casi di ben cinque attrici del settore venute amancare nei primi mesi dell’anno. “È un bene che questa volta le persone se ne siano interessate. Del resto fare sesso di fronte a una videocamera è la parte meno difficile del lavoro; il difficile è mantenere i rapporti con il proprio pubblico, soddisfare le aspettative sui social media per promuovere le produzioni sulle quali sei al lavoro, far quadrare tutto il resto che richiede di interagire con il resto del mondo”. E a differenza di chi all’apice del suo settore che può permettersi agenti, segretari e un vero e proprio team, una pornostar è tendenzialmente sola in questo. “Credo sia questa la differenza: la maggioranza dei performer non si può permettere questi chiamiamoli strati protettivi, ed è così che rischiano di capitare queste tragedie: uno sconosciuto su Twitter che si prende la libertà di sfogare le proprie frustrazioni su una persona che sta solo facendo il suo lavoro, e che quel giorno magari non ne può semplicemente più”.

Non esistono soluzioni semplici a un cortocircuito del genere se non quella di aiutare finalmente il settore a liberarsi della percezione negativa che ancora ne ha il mondo esterno, e da questo punto di vista Stoya ha due progetti freschi di lancio. Il primo è un film di fantascienza, Ederlezi Rising, uscito nei mesi scorsi e che contiene riflessioni interessanti su temi come la condizione delle donne sotto patriarcato e l’intelligenza artificiale. Il secondo è un sito web fresco di lancio, ZeroSpaces: “un approccio alla sessualità a 360 gradi, dove si trova porno hardcore, ma anche contenuti di tipo più artistico ed atti a esplorare aspetti più specifici; racconti di fiction e articoli che parlano della categoria dei sex worker in termini più generali”.

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