Occupazione: più italiani al lavoro in Europa che in patria

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CIRCO1426087020_lavoro1-600x335 (1)Per gli italiani meglio andare a lavorare all’estero. È questo ciò che si evince dalla lettura del report di Eurostat (l’ente statistico comunitario), Eu citizens in other Eu Member States (Cittadini europei negli altri Stati membri dell’Ue).

Se guardiamo i numeri il tasso di occupazione degli italiani negli altri Paesi europei è più alto di quello di chi vive in Italia. Nello specifico, mentre il tasso occupazionale medio nel nostro Paese si attesta al 62,3%, quello relativo agli italiani residenti in un altro paese dell’Ue è al 75,6%.

Quest’ultimo, perfettamente in linea con il trend europeo (76,1%). Se non fosse che, a causa dei problemi occupazionali del nostro Paese, abbiamo una differenza pari al 13%, una delle più alte d’Europa. Basti pensare che lo scarto medio a livello europeo è solo del 4%.

Lo studio, realizzato dall’ufficio statistico dell’Unione europea e relativo al 2017, ha preso in considerazione le persone in età lavorativa, tra i 20 e i 64 anni. Dietro l’Italia c’è soltanto la Grecia, con lo scarto maggiore dell’Ue tra i due livelli occupazionali (19,5%), la Croazia (16,2%) e la Spagna (13,4%).

Al primo posto invece, c’è il Regno Unito, dove il tasso di occupazione interno (78,2%) supera quello dei residenti negli altri Stati Ue (70,9%).

Nessuna buona nuova, dunque, per l’Italia. Del resto, sempre secondo Eurostat, è penultima in Europa (peggio fa solo la Grecia) per la media degli occupati a tre anni dalla laurea. Questo vuol dire che, mentre in Italia nel 2017 risultavano occupate il 58% delle persone under 35 a tre anni dal conseguimento del titolo, la media europea si attestava all’82,7%. Per fare un confronto (impietoso), in Germania entro tre anni dalla laurea lavora il 92,7% delle persone.

Ecco perché continua a crescere il numero degli italiani che si trasferiscono all’estero (in Europa) per lavorare. La percentuale è salita al 3,1%, in aumento dello 0,7% rispetto al 2012. Gli italiani però tra i più mobili, in tal senso. Nel bollettino pubblicato dall’ufficio statistico dell’Unione europea si scopre che la percentuale maggiore di lavoratori residenti all’estero arriva soprattutto dai paesi dell’Est.

In linea generale la tendenza a trasferirsi per lavorare è cresciuta del 2,5% negli ultimi 10 anni. In testa ci sono i rumeni (19,7%, praticamente uno su cinque), con lituani e croati. Al contrario, come evidente dai numeri citati in precedenza, sono pochissimi gli inglesi (1,1%) e gli svedesi (1,3) residenti in un altro stato membro dell’Ue per lavorare. In fondo a questa classifica c’è (buon per lei) la Germania: solo l’1% dei tedeschi ha lasciato il proprio paese per lavorare in un altro stato europeo.

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