211 – Rapina in corso ci mette tantissimo ma alla fine inizia a sparare

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Quanto è accettabile attendere, in un film di serie B, per andare al sodo, cioè per andare a quella parte che qualifica il film al genere cui appartiene (le scene di paura in un horror, quelle d’amore in un melò o quelle d’azione in un film d’azione)? 211 – Rapina in corso mette alla prova questa domanda con una parte iniziale infinita in cui getta le basi per tantissime trame e tantissimi personaggi diversi, come se davvero non fosse quello che è, come se fosse un film ad alto budget con tante star, una durata lunga e una storia presa magari da un fatto reale.

Invece il film è pura serie B, tutto funzionale all’azione e alla rapina del suo titolo, pieno di seconde, se non proprio terze linee di Hollywood capitanate dalla star per antonomasia dei B movie dei nostri anni: Nicolas Cage. È tutto perfetto in teoria se non fosse per l’appunto per una lunghissima impostazione di una storia che si poteva raccontare molto più in fretta (un ragazzo vittima di bullismo per una volta risponde, viene accusato lui di violenza e messo per punizione su una volante della polizia, si troverà in mezzo ad uno scontro a fuoco, tipo guerra, a seguito di una rapina).

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E del resto si vede che l’azione era l’unica cosa che interessava a York Alec Shackleton che del film è sceneggiatore e regista, non propriamente un fulmine quando si tratta di impostare dialoghi e unire tra di loro i molti rami e i molti luoghi delle premesse della storia, né abilissimo a dirigere gli attori, ma deciso come serve quando è il momento di fare un po’ d’azione.

A perpetrare la rapina sono infatti dei paramilitari assetati di un bottino maggiore di quello che gli era stato promesso dal loro committente e che, uccidendolo, hanno scoperto dove questo tenesse i suoi soldi, in quale banca. Armati con artiglieria da soldati irrompono e prelevano, fiduciosi che il loro piano parallelo (far esplodere una bomba in un diner per attirare le forze dell’ordine) li lascerà agire indisturbati. Purtroppo non hanno considerato la volante di Nicolas Cage con a bordo suo genero (in attesa della nascita del nipote!) e per l’appunto l’adolescente in punizione.

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Dopo Boston – Caccia all’uomo di Peter Berg la sparatoria urbana è diventata qualcos’altro e 211 – Rapina in corso sembra averlo capito molto bene. In quel film tratto dalla vera storia degli attentati alla maratona di Boston, ad un certo punto il conflitto armato tra attentatori, polizia e residenti locali trasforma il film, facendolo passare in una storia di guerra. Cambia proprio la maniera in cui è fotografato, inquadrato e montato, e così in quelle strade americane sembra di stare in Afghanistan per quel che succede e come è mostrato. Così anche 211 – Rapina in corso, nel suo piccolo vuole fare lo stesso e aumenta drasticamente il numero di pallottole e il caos.

Il risultato, va ammesso, non è male, Shackleton sa quello che fa e come lo fa, nonostante per tutto il resto del film abbiamo visto e vedremo, una rigidità e una fatica nel dirigere dialoghi e scene ordinarie che avrebbe fatto pensare al peggio. E Nicolas Cage fa addirittura meno Nicolas Cage del solito, si modera, non esagera e cerca di essere un onesto e depresso poliziotto prossimo alla pensione ma chiamato ad una grande impresa.

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