Design circolare, Ikea è pronta a dare in affitto e rivendere mobili usati

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Ikea

Älmhult, Svezia – Dal 2030, tutti i prodotti dovranno contenere materiali riciclati o al massimo riciclabili e dal 2019 si dirà addio a tutti gli oggetti di plastica usati una sola volta (per esempio le cannucce). È un obiettivo importante quello che ha annunciato Ikea durante i Democratic Design Days ad Älmhult, dove si trova la sede centrale dell’azienda. Un cambiamento di prospettiva che deve necessariamente spingere verso l’utilizzo di nuovi tipi di plastica non proveniente dal petrolio, come quella vegetale e quella realizzata a partire dall’anidride carbonica, oppure nuovi materiali più amichevoli nei confronti dell’ambiente, come il bambù, legno che cresce molto in fretta e non richiede grandi quantitativi di acqua. All’interno di una maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale, però, rientra anche il concetto di design circolare: progettare sin dall’inizio oggetti e mobili che possano essere riutilizzati, riparati e riciclati, secondo nove principi che prevedono anche una vita più lunga per il prodotto e l’eventuale modifica della sua funzione.

Malin Nordin, IkeaDobbiamo dare ascolto al cambiamento che sta avvenendo nella società, perché nessuno vuole sprecare e a tutti piacerebbe valorizzare quello che abbiamo a casa”, ci racconta Malin Nordin, Development Leader for Circular Ikea. “Questo significa che dobbiamo rapportarci ai nostri clienti in modi nuovi, dobbiamo andare oltre alla vendita di nuovi prodotti“.

Ma che cosa significa la circolarità per Ikea?

“Riguarda il come progettiamo i nostri prodotti fin dall’inizio, per fare in modo che possano far parte di un modello di business compatibile con un’economia circolare. È per questo che abbiamo messo già nove principi di design circolare [tra cui il progettare per una durata maggiore, il riutilizzo e la produzione più sostenibile, ndr]. Si tratta inoltre di gestire le risorse in modo intelligente, ed è per questo che abbiamo preso l’impegno per utilizzare esclusivamente materiali rinnovabili o riciclati entro il 2030″.

È un altro passo verso la responsabilità sociale d’impresa per Ikea…

“Ci siamo resi conto che, per continuare a crescere e realizzare la nostra ambizione di permettere a più di un miliardo di persone di vivere vite migliori nel rispetto dei limiti del nostro pianeta, avremmo dovuto iniziare a pensare in modo diverso. Passare a un modello di economia circolare ci è sembrata la soluzione. Per farlo dobbiamo essere più attenti alle risorse che sfruttiamo e allo stesso tempo trovare un modo per crescere. La nostra fortuna dipende molto dall’essere rilevanti per il pubblico e i loro comportamenti, e trovare soluzioni per loro: nel momento in cui non tutti fossero entusiasti all’idea di comprare nuovi prodotti, perderemmo rilevanza se non offrissimo alcuna alternative”.

Quali sarebbero queste alternative?

“Vediamo chiaramente un interesse notevole, in più mercati, per evitare di possedere le cose che si hanno a casa, magari perché si ha un contratto di lavoro molto breve o perché il proprio appartamento è molto piccolo. Abbiamo un progetto pilota in Giappone che prevede di noleggiare e prendere in leasing i mobili, per esempio, ma abbiamo come obiettivo anche al Regno Unito e nello specifico Londra. Stiamo ancora cercando di capire a che prezzo farlo, l’estetica dei prodotti e altre questioni pratiche”.

In che modo questo ha un impatto sul design?

“I prodotti che abbiamo oggi non sono veramente pensati e realizzati a questo scopo: dovrebbero essere ancora più facili da montare e smontare, esserci un’ampia disponibilità di parti, sembrare sempre in ottime condizioni. Dobbiamo inoltre trovare modi per rimetterli a noleggio una volta terminato un contratto, mettere al centro la durevolezza dei materiali e capire che tipo di servizi abbiamo bisogno di fornire. Insomma stiamo ancora imparando da questo punto di vista, ma abbiamo già attivato un centinaio di iniziative relative a ritiro, vendita dell’usato e via dicendo”.

La sedia Odger è fatta del 30% legno e almeno il 55% del restante materiale è costituito da plastica riciclata
La sedia Odger è fatta del 30% legno e almeno il 55% del restante materiale è costituito da plastica riciclata

Vendere prodotti per poi ricomprarli: come fa a essere un modello economicamente sostenibile?

“Il punto è che ogni prodotto ha un suo valore, che si tratti del prodotto in se o del materiale di cui è composto. In Giappone abbiamo già un servizio di buy-back tramite il quale riusciamo a rivendere circa l’85% di ciò che ricompriamo; inoltre trovando un sistema per riutilizzare materiali considerati privi di valore si riescono a realizzare prodotti a costi più bassi. In questo modo il circolo diventa virtuoso. Non si tratta però solo di ricomprare prodotti Ikea, ma ogni tipo di oggetto: l’importante è che sia conveniente per il cliente. Certo non è esattamente conveniente riportare la merce fino agli stabilimenti: serve qualcuno che la raccolga, serve un’unità di smantellamento… Ma quel che emerge dai test che stiamo effettuando è promettente, non solo da un punto di vista economico, ma anche come di crescere senza vendere esclusivamente prodotti nuovi. Nella rivendita possiamo al contempo offrire prodotti a fasce di prezzo più basso, raggiungere in questo modo un pubblico più vasto ed essere più rilevanti”.

Plastiche vegetali, realizzate a partire dall’anidride carbonica, bambù… Su quali ambiti ci si concentra di più?

“L’innovazione si sta concentrando molto su plastiche e tessuti. Ci sono molte idee per realizzare materiali di origine organica, ma anche per riutilizzare di più i materiali riciclati. Poi c’è il comfort, con le schiume, un’altra area nella quale ci rendiamo conto di dover trovare nuove soluzioni; come possiamo ottenere comodità senza le schiume classiche, o come possiamo riciclarle o trovare alternative bio.

I sacchetti Istad, composti almeno all'85% di plastica riciclabile
I sacchetti riutillizabili Istad, composti almeno all’85% di plastica riciclabile

Quanto è difficile trovare nuovi modi di realizzare gli stessi prodotti?

“È molto diverso e per molteplici ragioni, per questo abbiamo bisogno di collaborare con l’esterno e con persone fuori da Ikea, che sappiano vedere le cose in un modo diverso. Ecco perché cerchiamo nuovi partner, nuove idee, persone che pertino nuove visioni, per aiutarci a pensare fuori dagli schemi. Allo stesso tempo sono convinta che alle spalle abbiamo noi stessi una storia da imprenditori e innovatori, abbiamo saputo prendere idee vincenti da un settore per trasportarle nel nostro”.

Dal 2019 niente più oggetti di plastica a singolo uso e dal 2030 tutti da materiale riciclato o riciclabile: a quale oggetto le dispiacerà dire addio?

“Ce n’è uno che i miei bambini adorano, e sono le scatole di plastica. Vederli sparire li rattristerà, credo. Ma anche io mi sono resa conto di usare in continuazione i sacchetti di plastica a casa: ci metto il pane, i cetrioli… Li uso spesso ma, facendo questo lavoro, mi sono resa conto di poter agire diversamente. Ho solo bisogno di trovare una soluzione più sostenibile, qualcuno che mi aiuti a farlo in un modo diverso”.

A proposito di fare le cose in modo diverso, vorrei parlare di uno dei vostri prodotti più iconici, la libreria Billy. Anche questa sarà sottoposta a un redesign per essere più sostenibile?

“Una volta ho vambiato la Billy, quando ne ero responsabile. Ma si trattava di piccoli cambiamenti; abbiamo per esempio apportato modifiche al foro di fissaggio, per renderlo più efficace e migliore. A quel tempo avavamo bisogno dell’approvazione da Ingvar [Kamprad, il fondatore di Ikea, ndr] per farlo, e dalla sua famiglia. Si tratta di un prodotto veramente durevole, vedremo se ci sarà ancora bisogno di cambiamenti. Chi lo sa, è un argomento delicato! [ride]”.

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