The Brave, militari e banalità nella nuova serie della Nbc

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The BraveUna serie tv sui militari che compiono azioni sotto copertura nelle zone “calde”? Avanguardia pura! Eppure, sorprendentemente, The Brave, prodotta dalla NBC ed in onda in Italia su Premium Stories, non è così male come invece farebbero pensare i presupposti.
Ci vuole coraggio per riuscire a portare sul piccolo schermo una serie così piena di stereotipi e luoghi comuni, ma Dean Georgaris armonizza con grande maestria i vari elementi riuscendo a far dimenticare, almeno in parte, le tante banalità della sceneggiatura.

La storia si svolge su due fronti: da un lato troviamo la mente delle azioni, Patricia Campbell (Anne Heche), vicedirettore della DIA che, insieme al suo team di analisti, dirige le operazioni, e dall’altro Adam Dalton (Mike Vogel) che guida la squadra degli Special Ops nei territori ostili.

The Brave - Special Ops
La squadra degli Special Ops guidata da Adam Dalton (Mike Vogel)

I membri degli Special Ops sembrano essere stati reclutati tra gli scarti e i casi umani delle squadre di specialisti dei migliori military drama e così, in un tripudio di stereotipi di razza e di genere, non potevano mancare il “musulmano buono” (Hadi Tabbal), il “nero religioso” (Demetrius Grosse), la “donna forte” (Natacha Karam) e l’immancabile “bel ragazzo che non ha mai una camicia da indossare” (Noah Mills).
Il team degli analisti non vanta certo personaggi più originali, tra il cervellone rigorosamente con gli occhiali (Tate Ellington) e la bella latinoamericana (Sofia Pernas).

The Brave_ team analisti
Il team degli analisti con al comando il vicedirettore della DIA Patricia Campbell (Anne Heche)

Quando si parla di azioni sotto copertura, il pensiero va subito ad Homeland, capostipite e capolavoro del genere. È indubbio che The Brave non riesce a reggere il paragone con la serie di Claire Danes: sin dai primi episodi è evidente che quello che manca è una sceneggiatura di qualità. È chiaro che la serie voglia strizzare l’occhio ai tanti americani fan dei military drama, ma per farlo, invece di rischiare con qualcosa di originale, ricalca pedissequamente quanto già visto nelle serie tv dello stesso genere, creando un effetto “minestrone”: un insieme di tante cose, troppe cose, e tutte già viste.

Nonostante le performance degli attori siano discrete, la regia interessante e i setting, soprattutto quelli in cui si muovono gli Special Ops, accattivanti, la storia non riesce mai a decollare.
Manca il pathos e soprattutto quell’irrefrenabile desiderio di binge watching, che, invece, sta alla base di tutte le serie tv in cui si dà la caccia al terrorista o alla spia. Nonostante le indagini risultino meno scontate del previsto, non c’è nulla che stimoli la curiosità e, dopo un paio di episodi, per evitare la noia, si può solo iniziare a tifare per “i cattivi” sperando in un sorprendente colpo di scena (che però non arriverà mai).

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