Incidente mortale con auto autonoma, la conducente guardava la tv

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A poco più di tre mesi dal 18 marzo 2018, giorno in cui Elaine Herzberg ha perso la vita dopo essere stata investita da un veicolo Uber a guida autonoma, il rapporto della polizia di Tempe (Arizona) scagiona la tecnologia; non scagiona del tutto Uber e inchioda l’autista Rafaela Vasquez alle sue responsabilità. La Vasquez non ha tenuto gli occhi sulla strada per più di 6 minuti dei 22 minuti passati alla guida prima dell’impatto.

Viene così confermato un dubbio che già aleggiava nei momenti immediatamente successivi l’incidente, quando è stato ricostruito che la vettura viaggiava alla velocità di 65 km/h in condizioni di visibilità buone e non apparivano segni di frenata tali da confermare che la conducente del veicolo avesse la situazione sotto controllo. Il rapporto cita testualmente che “L’incidente non si sarebbe verificato se la Vasquez avesse monitorato le condizioni del veicolo e della strada”.

La polizia di Tempe ha acquisito i dati di Hulu (servizio internet di video su richiesta) e ha stabilito che la donna stava guardano The Voice (talent trasmesso dalla Nbc). Le dashcam di cui il veicolo Uber era dotato hanno permesso agli investigatori di ricostruire il comportamento della Vasquez che ha distolto lo sguardo dalla strada, talvolta sorridendo, per 166 volte durante il tragitto, così ha fatto anche nei secondi precedenti l’impatto, osservando nuovamente la strada circa un secondo prima, quando ormai era tardi per intervenire.

Relativamente importante che la Vasquez, così come ricostruito da Ars Technica, abbia reso alle autorità una versione edulcorata dell’accaduto, sostenendo di avere sempre tenuto sotto controllo gli strumenti di guida, è decisamente più importante che il National Transportation Safety Board non abbia risparmiato neppure Uber, ritenendo perfettibile l’ingegnerizzazione dei sistemi di guida autonoma. Il veicolo non è stato infatti programmato per eseguire frenate di emergenza né, stando a quanto è stato ricostruito, non prevedeva neppure un metodo appropriato per richiamare l’attenzione della conducente.

Ora il caso è stato trasmesso al procuratore della contea di Yavapai, che dovrà decidere se rimandare a giudizio la Vasquez. Quello che resta, ed è inconfutabile, è il primo decesso causato da una vettura a guida completamente autonoma.

In seguito all’incidente Uber aveva interrotto i test con i veicoli a guida autonoma, l’Arizona aveva deciso di sospendere ogni tipo di prova su strada.

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