Siamo stati alla Shell Eco-marathon, la gara per auto che consumano poco

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Londra – Si consuma poco, si dorme pochissimo. La Shell Eco-marathon è riservata ai giovani dei licei e delle università d’Europa che si confrontano nel progettare e fare mezzi super efficienti su ruote. Una cosa molto seria, 150 team da tutta Europa, 35 anni di storia, 27.000 visitatori, di cui 4.000 studenti delle scuole. Il record di percorrenza nella storia della corsa è impressionate: 2.771 km, come da Londra a Helsinki, con un litro di carburante. Si svolge ogni anno in tre continenti diversi, per questa edizione otre che a Londra anche Singapore e in California.

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Ma non è solo questione di piccoli ingegneri in erba. Di prestazioni e vittorie. Quello londinese è stato anche un raduno di 4.500 studenti la cui maggior parte dorme in un campeggio a 4 km di distanza dal circuito. Dorme o quasi. È anche una grande occasione per stare con una marea di coetanei, di girare il mondo con la tua squadra: “Inizi la prima volta, e poi ogni anno ritorni, difficile staccare. Il team è un grande famiglia”. Cosi ci ha raccontato uno dei ragazzi del team di Faenza.

La Shell Eco-marathon è una palestra di cervelli, ma anche un’intelligente formula di aggregazione. Camminando per i box non è difficile vedere qualcuno che dorme in uno dei tendoni, ignaro dei 30 gradi londinesi, magari abbracciato a un altro concorrente. “Per chi fa il primo turno di lavoro qui al circuito la sveglia è alle sei, si torna indietro verso le otto”.  Ci dice sempre uno dei ragazzi del team di Faenza.

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Le gare, in ogni caso, come dicevamo sono una cosa serissima. Ci sono due categorie, Prototipi e Urban Concept. I primi sono più “tirati”, peso medio 30 kg (ma quest’anno al paddock girava voce di un mezzo da 23), alti 100 cm lunghi 350, e pilota dal peso minimo 50 kg (e non a caso per il 75% dei casi sono ragazze) e sono quasi sempre a tre ruote. Sebben più estremi sono anche più semplici degli Urban Concept (peso medio 80 kg, altezza fino a 130 cm), che di ruote ne hanno quattro e che per regolamento devono essere più vicini ai mezzi che viaggiano normalmente sulle strade.

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Le categorie per la propulsione alla Shell Eco-marathon sono invece tre: combustione interna: benzina, diesel, combustibile liquido derivante dal gas naturale ed etanolo; mobilità elettrica ed idrogeno. Sia per la categoria Prototipi che per quella UrbanConcept la quantità di combustibile utilizzato viene misurata alla linea di arrivo e si calcola anche la distanza che sarebbe stata percorsa con l’equivalente di un litro di combustibile. Per i veicoli della classe E-mobility, si calcola la distanza che avrebbero percorso con 1 kWh di energia. I ragazzi hanno 35 minuti e 4 tentativi per ottenere il risultato migliore. La massima efficienza.

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È un gioco, ma decisamente impegnativo. “In totale qui siamo in 60 – ci raccontano i ragazzi del Politecnico di Torino – trenta per l’Urban Concept, trenta che seguono il prototipo”. Quanto costa realizzare queste vetture: “In termini di ore di progettazione le prime, che sono più grandi e più complesse e con molti più parti meccaniche, richiedono dieci mesi di lavoro per 30 studenti, i prototipi sei mesi per circa 20 studenti”.

Ma quanto costano gli autoveicoli? “Le auto sono le evoluzioni di quelle degli anni precedenti. Durano tre/quattro stagioni. Fatte tutte di pezzi custom, su singoli stampi. Ci vogliono circa 80-90.000 euro, di cui un terzo lo forniscono gli sponsor – che ci cerchiamo noi – e due terzi l’Università”.

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Un briefing pre gara per i ragazzi dell’Istituto tecnico industriale Leonardo da Vinci di Carpi

 

Giovani e agguerritissimi sono i ragazzi dell’ITIS Leonardo da Vinci di Carpi: “Si vince con una meccanica affidabile, un pilota con un buona testa e soprattutto con un buona strategia”.  Questa come la elaborate? “Con un nostro algoritmo. Prima sulla base dei dati che la Shell ci fornisce sul percorso, poi sulla telemetria. Decidiamo le traiettorie, quando dare e toglier gas, come gestire dossi e salite”.

A seconda dei circuiti e delle strategie scelgono anche tra i due piloti, entrambi giovani e leggerissimi, Gioele o Teresia. Lei è uno scricciolo e per arrivare ai 50 kg imposti dalla stazza bisogna appesantire l’auto, e di parecchio. Non ha mai guidato neanche un motorino, ma in pista è bravissima.

L’Italia a Londra era nel complesso ben rappresentata: il FaenzaitiRacing dell’ITIP L. Bucci di Faenza si è presentato con un veicolo a gasolio nella categoria Urban Concept ed uno a batteria elettrica nei prototipi. Due vetture anche per il team H2politO  Politecnico di Torino: una a bioetanolo ed una a idrogeno nella categoria prototipi dove erano presenti anche i “cugini” di Mecc-E, del Politecnico di Milano con un mezzo a batteria elettrica. Infine il Team Zero C dell’ITIS Leonardo da Vinci di Carpi gareggiava con un veicolo a batteria elettrica nella categoria prototipi.

L'Urban Concept del Politecnico di Milano, ibrido elettrico e bioetanolo
L’Urban Concept del Politecnico di Milano, ibrido elettrico e bioetanolo

 

Arrivavano tutti alla Shell Eco-marathon con grandi ambizioni, reduci da un 2017 ad altissimi livelli: proprio questi ultimi avevano vinto nella categoria prototipi a batteria elettrica, i ragazzi del Politecnico di Torino erano arrivati secondi in quella riservata ai veicoli ad idrogeno. Quest’anno è andata un po’ peggio, ma comunque molto bene, con tre equipaggi sul podio: terzi Faenza Racing (sia nei prototipi che negli Urban Concept) e anche l’Istituto Leonardo da Vinci di Carpi (prototipi elettrici). Quinti il Politecnico di Milano (proto elettrici) e quello di Torino (Urban Concept combustione interna).

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