Tra raggi cosmici e droni low cost, gli obiettivi della missione PolarQuest 2018

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Nanuq al porto di Isafjordur, in Islanda
Nanuq al porto di Isafjordur, in Islanda

Ísafjörður, Islanda – A guardarlo mentre si allontana dal porto di Ísafjörður, nell’Islanda nord occidentale, il veliero Nanuq sembra il Nautilus del capitano Nemo.

Sarà per lo scafo d’alluminio affusolato, o per i tanti oblò della sua tuga gialla che ricordano gli occhi del mostruoso sottomarino immaginato da Jules Verne, ma tant’è; quando alle 18:36 di domenica 22 luglio, 30 ore in ritardo sul programma a causa di intoppi nelle operazioni di carico e al pilota automatico, l’imbarcazione salpa diretta al Polo Nord, è il Nautilus che viene in mente.

Speriamo ne ricordi solo la forma; se vedessimo pesci dagli oblò dovremmo cominciare a preoccuparci”, ci dice ridendo Peter Gallinelli, che di Nanuq è il progettista e il capitano, e che con l’imbarcazione, un bialbero artico sostenibile al 100%, nel 2015 ha trascorso 10 mesi bloccato fra i ghiacci della Groenlandia, a 47 gradi sottozero, senza mai consumare combustibili fossili, nemmeno per il riscaldamento interno.

La Nanuq nel 2015, imprigionata per dieci mesi nei ghiacci della Groenlandia
La Nanuq nel 2015, imprigionata per dieci mesi nei ghiacci della Groenlandia

In realtà, se esiste un punto in comune fra Nanuq e il sommergibile di Ventimila leghe sotto i mari, è il fatto di rappresentare una sfida: sulle pagine di Verne era la vendetta di Nemo, un personaggio inventato. Nel caso di Nanuq è l’invito tutt’altro che fantasioso a capire quanto tutto, sopra e sotto i mari, sia legato all’Uomo.

In una parola, è PolarQuest2018, la missione che Nanuq, attraverso il mare di Groenlandia, porterà attorno alle isole Svalbard e poi a Tromsø, in Norvegia, entro il 4 settembre (qui timeline e live tracking degli spostamenti).

Durante il viaggio, oltre ad affrontare uno dei mari più temuti al mondo – proprio al largo di Jan Mayen venne girato La tempesta perfettaPolarQuest2018 condurrà ricerche scientifiche mai fatte a quelle latitudini, 82° Nord: studierà i raggi cosmici e la loro influenza sui cambiamenti climatici, raccoglierà campioni d’acqua per rilevare la presenza di microplastiche e misurarne l’impatto sulla catena alimentare, e testerà l’utilizzo di droni “low cost” a scopo scientifico, anche in zone non ancora cartografate.

In più tenterà di portare a termine un’impresa storica: rintracciare i resti perduti del Dirigibile Italia, la missione condotta dal generale Umberto Nobile che il 25 maggio del 1928, alle 10,33, si schiantò sul pack lasciando i superstiti per 49 giorni in attesa di soccorsi. Una ricerca, questa, già tentata nel 2001 da Stefano Poli, guida artica e fondatore del Museo del Dirigibile a Longyearbyen, ma interrotta per i continui attacchi degli orsi polari (ecco come l’equipaggio si è dovuto addestrare).

Il Dirigibile Italia esce dall'aeroporto di Ciampino (19 marzo 1928)
Il Dirigibile Italia esce dall’aeroporto di Ciampino (19 marzo 1928)

È stato il novantesimo anniversario della tragedia dell’Italia a ispirare PolarQuest2018: “Oggi come allora – commenta Paola Catapano, capomissione e comunicatrice scientifica del Cern – è la curiosità a muoverci, e oggi come allora sappiamo di correre dei rischi tentando di conoscere l’ignoto. Ma i tempi sono cambiati e i pericoli che affronteremo sono niente rispetto a quelli fronteggiati da Nobile e dal suo equipaggio, forse paragonabili a quelli delle missioni spaziali Apollo. Anche questo è un risultato accreditabile al progresso degli ultimi decenni, un avanzamento che PolarQuest2018 vuole divulgare insieme con la consapevolezza di quanto l’uomo sia sempre di più la causa di problemi globali, ma anche la loro unica soluzione”.

Finanziata in crowdfunding per 110mila euro sulla piattaforma Global Giving e con sponsorizzazioni tecniche per un valore dieci volte superiore, PolarQuest2018 è una sfida, si diceva, ma anche la sintesi di tante tendenze attuali: “In fondo – continua Catapano – l’aspetto innovativo della missione è quello di promuovere un modello di ricerca dalla maggiore portabilità; si tratta di usare in modo intelligente le tecnologie a basso costo di cui già disponiamo per condurre esperimenti mai tentati prima, come nel caso della cosiddetta citizen science”.

Alcuni studenti al lavoro sul rilevatore di raggi cosmici, oggi a bordo di Nanuq
Alcuni studenti al lavoro sul rivelatore di raggi cosmici, oggi a bordo di Nanuq

Esperimenti riconducibili alle tre ricerche scientifiche principali della spedizione: la prima, PolarquEEEst, dall’acronimo Extreme Energy Events, misurerà i raggi cosmici attraverso un rivelatore sviluppato al Cern dal Centro studi e ricerche Enrico Fermi di Roma, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e con la partecipazione degli studenti di alcuni licei e istituti di Italia, Svizzera e Norvegia. Coordinato dal Museo storico della Fisica e dal centro Fermi, il progetto sfrutta una rete di 50 rivelatori di raggi cosmici connessi per rivelare i muoni, le particelle prodotte dallo scontro delle radiazioni con l’alta atmosfera terrestre.

Sotto la responsabilità scientifica dell’Ismar-Cnr di Lerici, il progetto Nanuq-Mantanet campionerà invece le microplastiche in mare. La loro presenza è uno degli indici di quanto l’inquinamento possa raggiungere zone lontane da qualsiasi insediamento umano, depositarsi nello zoo plancton e, attraverso la catena alimentare, tornare sulle nostre tavole. “Le microplastiche non sono mai state rilevate oltre gli 80 gradi Nord — dice Catapano – e contrariamente a quanto suggerisca il nome, le isole di microplastica sono invisibili a occhio nudo; hanno dimensioni inferiori ai 5 millimetri, cosa che le rende anche più insidiose”.Rifiuti_Plastica_pesce“Un altro inquinante di cui PolarQuest2018 si occuperà sono i bifenili policlorurati, molto usati negli anni Settanta nella produzione di plastica e lubrificanti. Oggi fortemente limitati o vietati, i cosiddetti PCB sono insapori, inodori e cancerogeni; il problema è che il loro decadimento può richiedere da 94 giorni a 2.700 anni. In modo analogo allo studio delle microplastiche, è quindi importante quantificare la presenza di PCB in aree lontane da quelle urbanizzate per comprendere le sue dinamiche di trasferimento e accumulo nell’atmosfera”.

La posa in acqua di Mantanet, per il campionamento delle microplastiche
La posa in acqua di Mantanet, per il campionamento delle microplastiche

Delineata dal Geographic Research and Application Laboratory dell’Università Europea di Roma e dalla Società Geografica Italiana, la terza ricerca scientifica di PolarQuest2018 è Aurora, un programma di osservazione con droni “consumer level” della costa settentrionale di Spitsbergen e dei litorali della Terra del Nord, le due isole maggiori delle Svalbard. “Utilizzeremo l’aerofotogrammetria speditiva con immagini oblique del litorale – ha spiegato Gianluca Casagrande, geografo e responsabile del progetto – il nostro obbiettivo è chiarire alcuni aspetti della geografia degli approdi nella regione della Terra del Nord. Studieremo anche la fauna per validare la possibilità di usare sensori a basso costo nelle indagini scientifiche future”.

Casagrande sarà anche a capo delle ricerche del Dirigibile Italia; dopo il raduno celebrativo con gli eredi dell’equipaggio, il 4 agosto a Longyearbyen, Nanuq scandaglierà fino al 17 il cosiddetto arco di Nobile, dove Casagrande stima l’aeronave sia affondata 90 anni fa. “Useremo un sonar multi beamer per la scansione tridimensionale del fondo marino – spiega il geografo – cercheremo le motrici e la trave di irrigidimento volate via con il pallone aerostatico al momento dello schianto”.

L'equipaggio del Dirigibile Italia
L’equipaggio del Dirigibile Italia

L’arco di Nobile è l’area in cui si concentrò una, per l’epoca, sorprendente gara di solidarietà, che coinvolse sei nazioni, 22 aerei, 18 navi e oltre 1500 uomini nelle operazioni di soccorso e contò a sua volta delle vittime, fra cui il celebre esploratore norvegese Roald Amundsen, sodale di Nobile sul dirigibile Norge nella prima traversata artica, datata 1926, ma poi coinvolto con l’ufficiale italiano in un’aspra polemica sui reciproci meriti, acuita dai nazionalismi imperanti.

Oggi come allora, direbbe la capomissione Catapano, l’Uomo è la causa dei suoi problemi. Ma anche l’unica soluzione. Chissà se accetterebbe la sfida il capitano Nemo, guardando il sosia del suo Nautilus navigare verso il Polo? Wired seguirà PolarQuest2018 fino al 4 settembre.

Buon viaggio Nanuq.

Parte dell'equipaggio di PolarQuest: da sinistra, Safiria Buono (responsabile raccolta microplastiche), Paola Catapano (capomissione), Kai Struik (fotografo) e Mike Struik (coordinatore tecnico e droni)
Parte dell’equipaggio di PolarQuest2018: da sinistra, Safiria Buono (raccolta microplastiche), Paola Catapano (capomissione), Kai Struik (fotografo) e Mike Struik (coordinatore tecnico e droni)

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