Non c’è legame tra vaccini e autismo: la Cassazione nega l’indennizzo a una famiglia

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La Corte suprema di Cassazione ha negato un indennizzo richiesto da un padre, convinto che il figlio fosse diventato autistico dopo la somministrazione del vaccino Cinquerix (contro difterite, haemophilus influenzae b, pertosse, poliomielite e tetano) e del vaccino Engerix B (contro l’epatite di tipo b).

I fatti risalgono al 2001 e l’uomo ha agito contro il ministero della Salute e contro la regione Campania, appellandosi alla legge 210 del 1992, che disciplina i risarcimenti a carico dello Stato in materia di vaccinazioni e trasfusioni.

I giudici di primo e secondo grado di Napoli hanno rigettato la richiesta di risarcimento basandosi su due diverse perizie e la Cassazione non ha trovato elementi sufficienti a contestarle, limitandosi a sostenere che il quadro generale “non consente allo Stato di ritenere superata la soglia della mera possibilità teorica della sussistenza di un nesso di casualità”. In altre parole non ci sono prove scientifiche che tra vaccini e autismo vi sia una qualsiasi rapporto. Le cause dell’autismo sono ancora sconosciute o comunque non identificate dalla scienza con certezza, motivo per il quale è impossibile addebitarle alla somministrazione di coperture vaccinali.

Nel caso specifico la diagnosi del bimbo è giunta due anni dopo l’assunzione dei vaccini, periodo durante il quale il bimbo non è mai stato visitato da un medico né ricoverato per problemi di salute in qualche modo accostabili ai vaccini.

La decisione dei giudici di merito di Napoli e quella della Cassazione hanno dei precedenti. A novembre del 2017 la Procura di Trani aveva archiviato un’indagine simile, il cui oggetto è stato il vaccino pediatrico trivalente Mpr (contro morbillo, parotite e rosolia), sostenendo che non ci fosse correlazione tra questo e l’autismo.

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