Riportare Dune al cinema, un’impresa non facile

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La prima volta che lessi Dune, di Frank Herbert, lo mollai dopo nemmeno un centinaio di pagine. Ero molto giovane. La fantascienza sulla pagina scritta, per me, doveva esaudire le stesse aspettative di quella in tv, quindi astronavi, alieni bizzarri, armi super tecnologiche eccetera.
Dune non è niente di ciò. Dune è una saga scritta anzitutto con uno stile che poco ha a che fare con la prosa immediata di un Asimov, di un Dick o di un Farmer. È una prosa che sembra provenire da lontano, che ha qualcosa di sacro e remoto. Toni biblici si mescolano a nozioni che l’autore sembra dare per scontato il lettore conosca.

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La tecnologia dispiegata da Herbert parla di tute distillanti pensate per convertire l’urina in acqua e sopravvivere ai deserti del pianeta Arrakis. Sempre riguardo al problema dell’aridità, nel romanzo viene spiegato come i Fremen, la popolazione nativa del pianeta, sia attrezzata per ottenere acqua addirittura dai cadaveri. All’inizio del primo libro una reverenda madre Bene Gesserit, una rappresentante religiosa, testa il giovane Paul Atreides chiudendogli la mano in una scatola che suggerisce un’idea di dolore. C’era poi il condizionamento mentale attraverso la voce, lo stesso che ritroviamo tra i poteri degli jedi, ma descritto in modo molto più criptico.

Più che pistole, nel romanzo, vengono utilizzati pugnali, lame avvelenate. Gli attacchi da una parte all’altra sono la conseguenza di lunghi e cavillosi intrighi di corte. Com’è giusto che sia, le guerre sono motivate dall’avidità e non da una generica sete di potere o di conquista dell’universo, avidità nel caso di Dune tutta concentrata su una spezia, il Melange, che ha il potere di estendere la vita umana. I cattivi lo sono in un modo molto più oscuro di un Darth Vader. Prendiamo il barone Vladimir Harkonnen: così grasso che deve usare speciali sospensori anti-gravità per muoversi, la sua è una malvagità asfissiante, che trasmette un senso di malattia. E poi i vermi giganti di Arrakis. Le tecniche per muoversi nel deserto in modo non lineare per disorientarli ed evitare che ti mangino. Arrakis, con le sue tradizioni, le sue tribù, ricorda in modo vago il mondo arabo, l’Impero ha qualcosa di sovietico.

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Tutto in Dune è oscuro e affascinante. Per niente immediato e a effetto come può esserlo il guizzo verde di una spada laser. Per portare un simile romanzo al cinema, Dino De Laurentis aveva puntato su un regista originale e visionario come David Lynch e un cast di attori del calibro di Kyle MacLachlan, Max von Sydow, Silvana Mangano e Kenneth McMillan. L’idea aveva generato un film interessante per certi versi, ma, a mio parere, nel complesso, non riuscito. Il problema era che in Dune c’è troppo di Lynch e in Lynch c’è troppo Dune. Il romanzo aveva bisogno di un regista più artigianale, per rendere accessibili al pubblico le sue “stranezze”, e Lynch ha bisogno della realtà piatta per deformarla, rivelandone gli aspetti inquietanti.

Dopo il film del 1984 e una miniserie nel 2000, già dall’anno scorso sappiamo che Dune tornerà nuovamente al cinema in due film diretti da Denis Villeneuve (Sicario, Arrival, Blade Runner 2049), il quale, pur ritenendo Lynch un grande regista, non farà riferimento al suo film perché non rispettava il suo sogno; “mi baserò sul libro e le immagini che mi aveva evocato” ha detto, aggiungendo che il “suo” Dune sarà “uno Star Wars per adulti”.

La scelta di Villeneuve potrebbe essere quella giusta. Il regista canadese è visionario, ma riesce a esserlo mantenendosi entro i confini dell’accessibilità richiesta da una produzione che punta a un pubblico non di nicchia. Villeneuve non strania e fa perdere il suo pubblico, come invece fa Lynch. Inoltre la sceneggiatura sarà seguita da Brian Herbert e Kevin J. Anderson. Il primo è figlio dell’autore di Dune e, insieme al secondo, anch’egli autore di fantascienza, ne ha espanso l’universo fittizio scrivendo a quattro mani le trilogie Preludio a Dune e Le leggende di Dune. Brian Herbert ha fatto sapere pochi giorni fa via Twitter di aver appena ricevuto la quarta sceneggiatura del primo film e di essere eccitato. Lo siamo anche noi e speriamo che questa sia la volta buona.

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