Sapere quanto tempo passiamo sulle app ce le farà usare meno?

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Scopri quanto tempo trascorri sui social network, fallo responsabilmente. Le grandi piattaforme fanno a gara a chi prima introduce strumenti di monitoraggio dell’attività online in termini di minuti e ore. Prima Facebook con al fianco l’immancabile Instagram, poi anche YouTube: tutti offrono agli utenti la possibilità di quantificare la propria attività online e di essere avvisati al superamento di un limite stabilito. Ancora prima di loro, a promettere una centrale di controllo del “quanto usi cosa” è stata Apple, con l’iOS12, in arrivo in autunno.

Quella che i social network stanno intraprendendo ha l’aria di essere un’altra delle iniziative nate dalla baraonda dell’ultimo anno. Il rischio che finisca per essere buona a generare screenshot di statistiche da pubblicare sui social – perdendo così ancora più tempo – è altissimo. Si intravede il potenziale di una di quelle funzioni che tutti consultano appena arrivate – vedi la classifica di WhatsApp dei contatti con cui si chatta di più – per poi restare lì, nel dimenticatoio dei tentativi. Un po’ come le diete che si iniziano sempre il lunedì successivo, per tutti quelli a venire.

Se un paio di anni fa Chris Cox, Chief Product Officer di Facebook, definì in un’intervista a Wired Italia “interessante” l’idea di integrare un timer interno all’app, nel contempo Menlo Park e compagnia hanno dovuto affrontare da un lato la stagione di scandali, dall’altro un sempre maggior sovraffollamento – di notizie, di notifiche, di immagini – che hanno fatto alzare il vento dello scetticismo.

Il canto degli evangelist della tecnologia e della connessione sempre, ovunque e più veloce possibile, si è fatto più flebile, mentre a destra e a manca gli ex guru dell’industria hanno promosso una nuova dieta digitale. Prima il Center for Humane Technology, messo su da ex dirigenti della Silicon Valley. Poi, ci si è messo persino Tim Cook a dire che per il nipote andava bene tutto, ma i social media proprio no: vietati.

In aggiunta, i dati già da tempo parlano di un’ingozzata poco salubre: secondo uno studio condotto da Kantar TNS, intitolato Connected Life (dati sono stati raccolti in 50 paesi, su un campione di oltre 60mila utenti, nel 2015) i millennial usano 3,2 ore al giorno per consultare gli smartphone: circa 22 ore a settimana, ovvero 49 giorni all’anno con la faccia sullo schermo del telefono. Il reportDigital in 2017” di We Are Social, in rifermento al pubblico italiano, parlava di 2 ore e otto minuti al giorno di connessione da smartphone e 4 ore da desktop.

La tabellina del detox sembra dunque un’introduzione necessaria da fare. A differenza però della maggiore chiarezza sulla privacy per gli utenti, questo conta calorie digitali sembra più utile alla forma, che alla sostanza. Google ha chiamato il pacchetto con il quale introduce monitoraggi e timer “Digital Wellbeing”: benessere digitale, come in una spa, ma online.

(Immagine: YouTube blog)
(Immagine: YouTube blog)

E ora, una mano sulla coscienza: davvero sapere quante ore si trascorrono sui social può aiutare a smettere? Sul serio chi deve avere la percezione di aver esagerato con troppi scroll inutili – quelli che tolgono tempo alla produttività, per intendersi – passa da un bel grafico? Sul serio la truppa del “buongiornissimo, caffè?” e dei commenti a rotta di collo, si inginocchierà in un “mea culpa” dopo aver constatato che sì, ha speso troppo tempo online inondando l’internet di contenuti inutili? Abbiamo delle perplessità.

Quando Facebook, l’1 agosto, a ufficializzato il rilascio globale delle nuove funzioni di monitoraggio, ha spiegato: “Abbiamo sviluppato questi strumenti sulla base della collaborazione e dell’ispirazione di esperti e organizzazioni leader nel campo della salute mentale, di accademici, della nostra ampia ricerca e dei riscontri ricevuti dalla nostra comunità”.  Un altro tassello nella riabilitazione post Russiagate e Cambridge Analytica, che prova ad attutire gli effetti collaterali – inevitabili – nell’uso degli strumenti (non solo di casa Facebook, s’intende).

Potrebbe tutto risultare utile quanto le foto rivoltanti sui pacchetti di sigarette, perché contare le calorie di un pasto non significa che ci si impegnerà nell’allenamento fisico come da prescrizioni mediche. Meglio cancellare le app perditempo e andare a fare una bella camminata.

Ad ogni modo, questi monitoraggi ufficiali potrebbero essere ulteriormente utili alle piattaforme per capire le abitudini degli utenti, in maniera ancora più definita, cercando di riacchiappare i fuggiaschi, laddove possibile. Dopo tutto, come ha spiegato l’analista Vincenzo Cosenza a RaiNews24, Facebook nell’ultima trimestrale ha annunciato il calo di 3 milioni di utenti giornalieri, solo in Europa.

Smetto quando voglio.

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