Sharp Objects è un thriller oscuro che non lascia scampo

0
15
Questo post è stato pubblicato da this site

Difficilmente nei prossimi mesi vedrete una miniserie così tormentata e al contempo affascinante come Sharp Objects, la produzione Hbo che debutta il 17 settembre su Sky Atlantic. È la storia di Camille Preaker, una reporter alcolizzata dal passato travagliato e dalle cicatrici ancora fresche (interpretata da una Amy Adams la cui recitazione dolente ci porta in terreni oscuri e irrimediabili), inviata nella sua città natale di Wind Gap per investigare sulla morte di una ragazzina e sulla scomparsa di un’altra. Il ritorno a casa riaccenderà però abissi di disperazione oltre al motore di un thriller ben congegnato.

Già i titoli di apertura fanno intendere che questa serie vanta un pedigree non indifferente: è tratta infatti dal romanzo d’esordio di Gillian Flynn, autrice di Gone Girl, già adattato sul grande schermo; a dirigere c’è poi Jean-Marc Vallée, il cui Big Little Lies è stato una delle rivelazioni dell’anno scorso, sempre su Hbo; a scrivere l’adattamento è stato Marti Noxon (Buffy, Unreal, Dietland) e a produrlo Jason Blum, già coinvolto nell’horror premio Oscar Get Out. E poi, davanti alla telecamera, oltre ad Adams c’è un’attrice incommensurabile come Patricia Clarkson, che interpreta Adora, la madre scostante e ossessiva di Camille, con la mania del decoro e del controllo.

sharp-objects-amy-adams-clarkson

Gli episodi si aprono appunto con Camille che torna a Wind Gap e apre il cassetto di ricordi piuttosto dolorosi: la malattia misteriosa e poi la morte della sorella Marian, l’adolescenza gravata dal lutto ma anche dall’asfissia di una cittadina dalla mente chiusa e dalle facili cattiverie. Collocata in Missouri, in effetti la città è una specie di condensato dell’animo statunitense del Midwest: tutti sanno tutto di tutti, tutti sono ossessionati dalle apparenze e dal buon nome eppure tutti sembrano nascondere segreti; in più non ci si fa tanto scrupolo di nascondere misoginie e razzismi vari, innaffiati da un alcolismo diffuso e tollerato. Una realtà soffocante, anche dal punto di vista climatico ed estetico: il montaggio spesso serrato e quasi psicotico è un susseguirsi di ventilatori, macchine che passano su strade assolate, boscaglie paludose, macelli sperduti nella campagna.

Il fatto che due ragazze, Ann Nash e Natalie Keene, siano sparite e poi ritrovate uccise e torturate in modo barbaro (vengono loro asportati i denti), lascia la città sbigottita, ma spesso non per le giuste ragioni: dopo aver preso di mira gli immigrati messicani, sospetti e malelingue si riversano sul padre della prima, troppo zotico per non avere anche la coscienza sporca, e sul fratello della seconda, troppo emotivo (e quindi femmineo, sbagliato) rispetto alla morte che l’ha colpito. Ma Camille, che di dissidi interiori ha grande esperienza, si allea contro la polizia locale, inetta e connivente, con Richard (Chris Messina), detective di Kansas City ostacolato dalla comunità in quanto estraneo (gli uomini, in generale in questa storia, sono o colpevoli o laterali).

sharp-objects-review-read-adams

L’andamento da thriller viene dilatato negli otto episodi di Sharp Objects, in certi momenti fino allo sfinimento, ma è talmente ben architettato da incollare lo spettatore fino all’ultima scena e, letteralmente, anche oltre (non perdete i titoli di coda). Se all’inizio si fatica, forse, ad entrare nell’atmosfera esasperata di una scrittura che freneticamente sovrappone i piani temporali, dopo un po’ ci si tuffa nella storia senza scampo. Soprattutto quando scopriamo, in perfetto stile Southern Gothic, i demoni che abitano Camille, le cicatrici che porta sul corpo e le ragioni che la portano a reiterare i suoi comportamenti autodistruttivi; il rapporto scontroso che ha con la madre ma anche con la sorellastra Amma, adolescente costretta al doppio ruolo di santarellina in casa e ninfa provocatrice all’esterno, costruisce una serie di figure femminili tanto disagiate quanto impenitenti.

Dall’approfondimento psicologico alla costruzione estetica, perfino alla colonna sonora, questa miniserie è un viaggio conturbante in un universo interiore ma anche sociale del tutto respingente eppure talmente familiare che non può fare a meno di attrarci. Gli irrisolti conflitti di famiglia, l’incapacità di mantenersi sulla retta via, le aspettative e le demolizioni che vengono dal milieu sociale, l’impossibilità di essere solo buoni o solo cattivi sono temi universali da cui non si sfugge. Questa è una favola nera e vischiosa in cui anche l’ultima speranza, cioè che ci sia sempre qualcuno che tiene a noi ed è disposto a salvarci, assume inevitabilmente una piega spietata e ambigua. E proprio di questa indissolubile ambiguità Sharp Objects è una visione lucidissima e senza scampo.

The post Sharp Objects è un thriller oscuro che non lascia scampo appeared first on Wired.