Pd in affanno, due suggerimenti per chi fa opposizione in politica

0
177
Questo post è stato pubblicato da this site
Maurizio Martina e Graziano Delrio
Maurizio Martina e Graziano Delrio (Foto Fabio Cimaglia / LaPresse)

1. Nella scelta di chi deve compiere l’attacco, è fondamentale che chi sta all’opposizione sia più credibile di chi è oggetto dell’attacco
Una ricerca internazionale pubblicata da Ipsos nel maggio del 2018 dimostra platealmente che il vero “algoritmo” della comunicazione contemporanea è rappresentato dalla reputazione. La ricerca – che analizza le dinamiche del comportamento di consumo ma i cui risultati appaiono così plateali da renderli potenzialmente applicabili a qualsiasi contesto – mostra un rapporto di proporzionalità quasi diretta tra il possesso di un buon livello di reputazione del brand mittente di un atto di comunicazione e la predisposizione da parte dei destinatari dei messaggi commerciali a ricordarsi di uno spot, a considerarlo credibile, a consumare maggiormente il prodotto o il servizio pubblicizzato, a spendere di più per ottenerlo, persino a migliorare il proprio stato d’animo.

grafico

Questo dato porta con sé una conseguenza che potrebbe non piacere a tutti ma che conferma la centralità della leadership come catalizzatore e acceleratore della costruzione del consenso nella comunicazione contemporanea. Molto più del come (di cui si parla davvero troppo. E lo dico da comunicatore) e un po’ di più del cosa, contano le caratteristiche del chi, del mittente. Certo, la reputazione è un concetto dinamico che dipende anche dalle qualità di ciò che si dice e di come lo si dice; allo stesso tempo non si può più ignorare che un mittente privo di credibilità potrà anche dire cose corrette, ma rischia di non essere neanche ascoltato.

Matteo Renzi chiude la Festa dell' Unità di Milano

Di conseguenza bisogna assolutamente evitare l’effetto “da che pulpito viene la predica”: chi attacca dev’essere più credibile di chi è attaccato sull’argomento oggetto dell’attacco. Per questo motivo è consigliabile iperspecializzare i ruoli di chi sta all’opposizione, facendo fare specifiche battaglie a specifici leader e sfruttando così la maggiore difficoltà di chi è maggioranza a fare lo stesso (i ministri o gli assessori sono spesso chiamati a parlare anche di materie lontane dalle proprie competenze).

2. La critica ai contenuti proposti dalla maggioranza basta per fare una buona opposizione? No
Questo punto va diviso in due sotto-elementi:

a. Utilizzare le cornici di senso (frame) offerte dalla maggioranza per orientare il proprio modo di costruire il discorso pubblico è la strategia più sicura per non muovere neanche un voto e per fallire il proprio compito di opposizione politica.

Decenni di lavoro sulla psicologia cognitiva, promossi in particolare da George Lakoff (il suo celeberrimo libro ‘Non pensare all’elefante’ parlava proprio di questo), hanno portato alla conclusione che il cervello umano resta ancorato alla cornice iniziale offerta, soprattutto quando è semplificata e facile da assimilare, e fa molta fatica a introiettare nuovi elementi complessi che smontino o mettano in discussione quella cornice.

Facciamo un esempio: se Salvini favorisce l’emersione dell’equazione migrante = criminale (cornice semplice) non sarà sufficiente portare dati o numeri che confutino quella tesi. Va certamente fatto, ma non basta. Oppure, se il Pd usa frasi come “aiutiamoli a casa loro” (cornice leghista semplificata) non raggiunge l’obiettivo di rassicurare i famosi elettori moderati sul fatto che il partito si farà carico delle preoccupazioni degli elettori sul fronte della sicurezza e dell’immigrazione, ma andrà a risvegliare quella parte di cervello che associa quella frase alla Lega.

Da questa dinamica nasce il detto (mai smentito in politica) secondo cui un elettore preferisce sempre l’originale a una pallida copia, soprattutto su argomenti fortemente polarizzanti. L’unico modo per svincolarsi dalla morsa del framing della maggioranza è costruire una propria narrativa, utilizzando le proprie parole d’ordine e obbligando l’elettore a scegliere tra due o più proposte palesemente alternative tra loro. Esempio: se il governo gialloverde parla solo di immigrazione, l’opposizione dovrebbe parlare solo di lavoro. Se Lega e M5S litigano sulla pace fiscale, si parli di strumenti per inasprire la lotta all’evasione in modo da acuire le divisioni tra i due partiti della maggioranza.

b. Fare l’opposizione non è semplicemente guardare l’orologio per verificare se il programma sarà realizzato, ma è soprattutto esprimere giudizi sulle proposte della maggioranza. La flat tax, il reddito di cittadinanza e in generale tutte le proposte principali promosse dal governo Conte sono giuste o sbagliate? La domanda a cui bisognerebbe rispondere è prima di tutto questa. Indugiare sui ritardi dell’attuazione del programma di governo è prima di tutto inutile proprio in ragione dell’analisi fatta poc’anzi sulla credibilità: quale maggioranza ha mai attuato tutto il programma nei tempi? Si è così in pieno effetto “da che pulpito viene la predica”.

Secondo, e ancora più importante: commentare solo i tempi dell’attuazione invece che il merito delle proposte può lasciar intendere che l’opposizione sia d’accordo con quelle proposte e che, anzi, sia ansiosa di vederle realizzate. Ma così si torna al punto uno: in questo modo l’opposizione resta bloccata nelle cornici di senso proposte dalla maggioranza e rischia di non spostare neanche un voto. Alla flat tax si risponde con una riforma fiscale che abbassi le imposte e che promuova con forza la progressività (chi ha di più paghi di più, chi ha di meno paghi di meno) prevista in Costituzione. Al reddito di cittadinanza si risponde con un piano per la povertà o con proposte per migliorare le condizioni di vita e di lavoro.

The post Pd in affanno, due suggerimenti per chi fa opposizione in politica appeared first on Wired.