A-X-L, il film su un cane robot che fa un uso scontato dalla tecnologia

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In una discarica che sembra quelle in cui è ambientato l’episodio Metalhead di Black Mirror, in cui un cane robot di una serie che ha distrutto la razza umana dà una caccia mortale senza tregua ad una donna, il protagonista di A-X-L: Un amicizia extraordinaria trova un cane robot, di segno totalmente opposto. A-X-L (è il nome del cane) è scappato dal laboratorio dei suoi creatori, è stato ideato come arma, tuttavia è progettato per agire così tanto in simbiosi con un soldato umano da sviluppare meccanismi d’empatia simili a quelli dei cani veri. Nelle mani della persona giusta, cioè il protagonista, può essere docile e compagnone proprio come un cane vero.

Già solo in questo riassunto della trama ci sono mille elementi discordanti che si prendono a pugni tra di loro: militari e cani amorevoli, metafora del rapporto animale e robotica. Il film completo ci aggiunge una trama giovanile standard, di quelle che si trovano nei moduli precompilati lasciati nelle sale d’attesa delle società di produzione hollywoodiane meno sveglie. A trovare A-X-L infatti è un ragazzo che corre con le motocross, il cui meccanico è il padre. Non hanno soldi ma lui ha talento e vuole sfondare. Si è innamorato della ragazza del campione (sleale e ricco, naturalmente) che ha fatto finta di diventare suo amico per abbandonarlo proprio in mezzo alla discarica dove troverà appunto A-X-L. La ragazza ha capito che lui è un ragazzo puro e s’innamora a sua volta.

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Come in un film prodotto dalla Disney negli anni ‘80, i due ragazzi si uniranno al cane robot per salvarlo sia dai suoi creatori (che lo stanno controllando e lo rivogliono per venderlo come arma), sia dal bullo di cui sopra che, umiliato, ha provato a bruciarlo con un lanciafiamme. Il cane robot ovviamente ha moltissimi accessori, tantissime capacità che 20-30 anni fa sarebbero state magiche e oggi sono tecnologiche, ma non cambiano di molto.

A-X-L infatti, nonostante si presenti come fantascienza, ha un impianto tecnologico risibile e totalmente inverosimile ad ogni livello. Il film è così interessato a costruire un rapporto tra lui e il padrone e a farlo non inventandosi un modo nuovo di relazionarsi, unico (come fanno i migliori film sull’intelligenza artificiale, senza copiare le relazioni umane ma creandone di nuove) che imita senza variazioni ogni dinamica cane-padrone, anche quelle che meno sono trasportabili in quelle umano-robot.

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Tutto è tradotto nel linguaggio robotico. Il padrone è l’admin, la direttiva è protect, quando il cane deve impedire a qualcuno di muoversi l’ordine è contain, invece di riconoscere con l’odorato ha un sistema di riconoscimento facciale e via dicendo. A-X-L alla fine è una specie di sogno nerd di come potrebbe funzionare il rapporto cane-padrone se lo si potesse programmare, che viene portato a termine più con fantasia che con conoscenza. Tutto in un film che per il resto non ha nessuna intenzione di deviare dai binari del già fatto, già visto, già raccontato. Addirittura anche per tutta la parte visiva, per la costruzione del cane robotico e per l’invenzione di come possa parlare o muoversi, il riferimento è già visto, ovvero Transformers. A-X-L sembra uscito da uno dei film di Michael Bay dal punto di vista visivo (solo che non si trasforma) e parla con suoni presi altrove come Bumblebee.

Buono per ragazzi senza troppe pretese, tarato su standard preadolescenziali e in completa adorazione di Michael Bay (anche la ragazza entra in scena con un abbigliamento e una posa che ricordano quella sulla moto con cui entra in scena Megan Fox nel secondo film di Transformers, ma senza la capacità iconica di stamparsi nell’immaginario), A-X-L non ha la medesima capacità dei film di Bay di lavorare su immagini originali e travolgenti, appoggiate su sceneggiature ordinarie e pretestuose. A-X-L al massimo può essere un’introduzione al mondo di Transformers, uno spin-off televisivo o qualcosa di simile. Come film autonomo è solo un digestivo svogliato da assonnato pomeriggio estivo.

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